«Figli del Toro», il nuovo romanzo di Nicola Mastronardi

È stato presentato in diretta streaming, sulla pagina dell’associazione «Città Nuova» di Venafro, il romanzo storico «Figli del toro» di Nicola Mastronardi.

Nel presentare il libro, edito da Volturnia edizioni, Ida Di Ianni ha evidenziato la sensibilità, tutta femminile, di opposizione alla guerra, argomento che permea tutta l’opera di Mastronardi. La guerra mette a repentaglio la vita dei cari e allontana gli affetti: le donne, attrici del romanzo, subiscono e patiscono tali orribili conseguenze dei conflitti.

Nicola Mastronardi è l’autore di «Viteliu», romanzo che ha venduto 15.000 copie e che continua a vendere e a interessare il pubblico di ogni dove. È un libro, quello che precede il più fresco di stampa, che però è opera a sé. «Figli del Toro» torna indietro di venti anni e tratta della guerra sociale. Dà inizio, nello stesso tempo, a una trilogia che consentirà di approfondire meglio quanto accaduto in quel periodo così importante per la storia d’Italia.

Partendo dal 91 a.C., anno in cui le popolazioni appenniniche affrontarono Roma per il riconoscimento dei loro diritti, l’autore ci permette di osservare la storia da un altro punto di vista, non più solo dalla parte di Roma.

E lo fa disponendo sugli elementi storici, spesso nuovi e sorprendenti, i fili della sua felice narrazione, immaginando storie, dialoghi e personaggi che si confondono, con arte, con la storia vera e con i personaggi reali.

Nel corso della presentazione è stato evidenziato che la storia dei Sanniti non è storia locale ma nucleo importantissimo della storia della nazione. Una storia che non inizia con Romolo e Remo. Dal IX secolo all 350 a.C. la storia d’Italia è storia di Roma, certo, ma anche, sullo stesso piano, di Celti, Etruschi, Liguri, Veneti, Magna Grecia e Italici.

Nicola Mastronardi tiene a rilevare che i Sanniti furono alla base dell’invenzione della nazione chiamata Italia, che contribuirono alla grandezza di Roma, opponendosi alla città-stato che divenne successivamente stato, e diventando Roma essi stessi.

Ma «Figli del Toro» non è solo un tentativo riuscito di leggere meglio le vicende che sono alla radici della nostra esistenza. L’amore, il dolore, l’epica sono elementi ulteriori di interesse e di fascino. Due ragazze, una sannita, l’altra romana, che elevano la loro amicizia al di sopra delle contese degli uomini e poi la eternano “firmando”, in osco e in latino, e poi con le proprie impronte, un tegolone ritrovato a Pietrabbondante e prodotto a Venafro. Il rapporto bellissimo tra un padre e una figlia. La passione e l’amore di una giovane coppia. Tutto ciò viene travolto dalla guerra e sopportato con “umano coraggio”.

Infine, l’idea, tutta sannita, di fare la guerra ma non per fare la guerra. Un embrione di pacifismo che è difficile supportare con elementi storici precisi. Ma forse era davvero così – ha spiegato Mastronardi – perché l’approccio alla natura dei Sanniti, allevatori e pastori, era diverso da quello dei Romani, agricoltori. Forse non si può pretendere di più da uomini che vivevano, pur con tanta dignità, duemila anni fa. Ma può bastare.

Giovanni Petta37 Posts

È nato nel 1965 in Molise. Ha pubblicato le raccolte poetiche «Sguardi» (1987), «Millennio a venire» (1998) e «A» (2016); i romanzi «Acqua» (2017) e «Cinque»; il saggio giornalistico «L'Italia delle regioni, il Molise dei ricorsi» (2001) e, con lo pseudonimo di Rossano Turzo, «TurzoTen« (2011) e «TurzoTime» (2016). Allievo di Mogol, ha inciso «Non crescere mai» (1993), «Trema terra trema cuore» (single, 2003), «Il bivio di Sessano» (2012). Ha diretto le testate «Piazzaregione» e «L'interruttore». Ha coordinato l'inserto molisano de «Il Tempo».

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