Una Regione col futuro in ostaggio

Editoriale del numero di Giugno-Luglio 2020

7 luglio 2020: Toma resta in sella.

La mozione di sfiducia presentata (per dovere d’ufficio) da 5Stelle e PD raccoglie i voti dei Consiglieri di questi due partiti, 8 in tutto, mentre il centrodestra si ricompatta con i suoi 12 voti contrari.

Iorio si astiene e durante la dichiarazione di voto definisce lapidariamente la condizione di Donato Toma, che secondo lui, al termine del Consiglio regionale, “da governatore si ritrova governato”, avviluppato in una serie di accordi con i pezzi della sua maggioranza, stabiliti su più fronti e per questioni differenti.

Intanto l’assessore Marone, nominato da esterno in quota Lega come il suo predecessore Mazzuto se ne torna a casa e la Giunta rimane senza il responsabile al lavoro, in un periodo in cui già si fanno sentire gli effetti recessivi del coronavirus sul sistema economico regionale gracilissimo e messo alla prova da decenni.

Anche Di Lucente e Micone, quantunque abbiano votato contro la mozione di sfiducia presentata dalla minoranza in Consiglio, hanno manifestato un dissenso nei confronti di Toma che non lascia presagire le cose migliori per la stabilità del suo governo.

Mentre il Molise vive una crisi drammatica d’identità e di prospettiva frutto dell’esaurimento della sua modernizzazione, chi ci amministra da vita a uno spettacolo degno del Bagaglino al Salone Margherita, con l’aggravante che in mancanza dell’effetto comico (solo talvolta involontariamente sortito), la farsa si è trasformata in uno psicodramma senza pausa e senza respiro.

Ci troviamo a un bivio.

Possiamo roteare i pollici aspettando tempi migliori e qualcuno che arrivi da un indefinito altrove a risolvere i problemi d’assetto e di prospettiva della nostra minuscola e falcidiata comunità, oppure possiamo diventare la regione/laboratorio di cui sentiamo dire da troppo tempo, capace di mettere a frutto le sue vocazioni migliori e conclamate (territoriali e antropologiche), per dar vita a un modello di sviluppo basato sulla sostenibilità ambientale, sull’equità sociale e su un’economia mutualistica e condivisa, alimentato da una nuova etica individuale e comunitaria.

Per conseguire un obiettivo così ambizioso e radicale abbiamo bisogno di una classe dirigente adeguata, di una politica svincolata dalla logica dell’amministrazione mirata e clientelare delle risorse pubbliche per la coltivazione e l’espansione del consenso personale; che abbia un’idea strategica e aggiornata per il futuro della nostra comunità e la sappia rivendicare e comunicare con una lingua colta e contemporanea.

Dobbiamo metterci in grado di costruire un “blocco sociale progressista” composto dalle nostre forze produttive più dinamiche, quelle rivolte alla cultura dell’innovazione che hanno dimestichezza con un mercato ormai planetario e digitale, la cui cultura d’impresa è basata sul lavoro utile socialmente e regolamentato, che opera in un orizzonte condiviso e comunitario piuttosto che assecondando la logica avvilente e rapace del massimo profitto.

Alleate con le risorse rinnovate della cooperazione e della sua proposta; del sindacato che partecipa attivamente alla revisione e all’aggiornamento delle tutele indispensabili per chi lavora e comunque lo faccia, ma che prende parte anche alla costruzione del nuovo modello di sviluppo glocale di cui abbiamo bisogno; della Chiesa rinnovata dalle fondamenta dall’opera pastorale di papa Francesco e della sua “Laudatosì” in particolare.

Abbiamo bisogno di operare in questa prospettiva dando corpo e fisionomia sempre più dettagliata all’idea di futuro che dobbiamo essere capaci di progettare e di mettere in campo.

Invece, soprattutto per responsabilità di una politica sorda e mediocre viviamo alla giornata, senza proposta, senza visione e partecipazione; come una comitiva di buontemponi che viaggia a tutta velocità verso il precipizio su un pullman al quale si sono rotti i freni e che, ignara e incosciente, intona sguaiatamente “Quel mazzolin di fiori”.

Antonio Ruggieri70 Posts

Nato a Ferrazzano (CB) nel 1954. E’ giornalista professionista. Ha collaborato con la rete RAI del Molise. Ha coordinato la riedizione di “Viaggio in Molise” di Francesco Jovine, firmando la post—fazione dell’opera. Ha organizzato e diretto D.I.N.A. (digital is not analog), un festival internazionale dell’attivismo informatico che ha coinvolto le esperienze più interessanti dell’attivismo informatico internazionale (2002). Nel 2004, ha ideato e diretto un progetto che ha portato alla realizzazione della prima “radio on line” d’istituto; il progetto si è aggiudicato il primo premio del prestigioso concorso “centoscuole” indetto dalla Fondazione San Paolo di Torino. Ha ideato e diretto quattro edizioni dello SMOC (salone molisano della comunicazione), dal 2007 al 2011. Dal 2005 al 2009 ha diretto il quotidiano telematico Megachip.info fondato da Giulietto Chiesa. E’ stato Direttore responsabile di Cometa, trimestrale di critica della comunicazione (2009—2010). E’ Direttore responsabile del mensile culturale “il Bene Comune”, senza soluzione di continuità, dall’esordio della rivista (ottobre 2001) fino ad oggi. BIBLIOGRAFIA Il Male rosa, libro d’arte in serigrafia, (1980); Cafoni e galantuomini nel Molise fra brigantaggio e questione meridionale, edizioni Il Rinoceronte (1984); Molise contro Molise, Nocera editore (1997); I giovani e il capardozio, Nocera editore (2001).

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