2 tratturi gemelli, per un tratto

di Francesco Manfredi-Selvaggi

Sono il Castel di Sangro-Lucera e il Celano-Foggia quando attraversano, in maniera appena divergente, l’alto Molise.

L’area è la più indicata per incontrare i tratturi in quanto qui, tra Salcito, Pietrabbondante, Carovilli, Civitanova e Torella, la rete tratturale si ispessisce. Infatti ci si sta avvicinando al corso del Sangro dove, attraversandolo, la transumanza, per quanto riguarda il Molise, ha inizio. Bisogna, poi, considerare che alla maglia dei tratturi diventata ormai fitta corrisponde una distribuzione degli insediamenti abitativi pure essa densa, per cui chi frequenta questi paesi è inevitabile che si imbatta, appena ci si sposta dal centro urbano, in qualcuno di questi.

Non più su né più giù poiché al ponte della Zittola, quindi a monte della nostra zona seguendo lo sviluppo delle piste tratturali di interesse, si ha una netta divaricazione tra il Pescasseroli-Candela e il Castel di Sangro-Lucera, non il sostanziale parallelismo che contraddistingue il rapporto tra quest’ultimo e il Celano-Foggia, almeno fino alla linea ideale che congiunge Duronia (con qualche forzatura, Torella) e Salcito avente nel mezzo Bagnoli; a valle, invece tutti i tratturi, senza eccezioni, si allontanano, di tanto, fra loro quanto più ci si avvicina al Tavoliere.

Dunque, il percorso intrapreso dal Club Alpino Italiano, sezione di Campobasso nell’agosto2020 ha toccato l’insieme dei comuni racchiusi nella fascia di territorio delimitata dai tratturi già menzionati Castel di Sangro-Lucera e Celano-Foggia, quasi dal confine regionale, quindi per gran parte dell’estensione trasversale della provincia di Isernia, ad un lembo del territorio provinciale di Campobasso prospiciente a quello isernino (Duronia, addirittura, appare come un protuberanza della provincia di Campobasso nell’ambito pentro). Avvertenza: quando si dice comuni, non si intende Comuni, cioè i centri abitati, bensì la loro delimitazione amministrativa.

Ogni perimetro comunale comprende un pezzo di tratturo, chi il Celano-Foggia (Salcito, Pietrabbondante, Carovilli e Bagnoli, forse) chi il Castel di Sangro-Lucera (Chiauci, Duronia, Torella) con l’eccezione di Civitanova e Pescolanciano i quali li includono entrambi. Ci si è soffermati finora sulla ubicazione degli agglomerati abitativi in relazione alla tessitura della rete tratturale che nel comprensorio in questione è a maglie strette, unidirezionale evidentemente, mentre lo schema localizzativo dei nuclei urbani, anch’esso di tipo ristretto, tendente al compatto, come, del resto, in una larga porzione del Molise, è di forma reticolare, e da ciò ne discende per quel che ci interessa quanto segue: muovendosi sui tracciati tratturali si ha sempre in vista un borgo, tanto più che qui da noi essi sono collocati sempre in altura.

La visione costante dei paesi camminando sul tratturo favorisce l’orientamento supplendo a volte all’assenza di tracce sul terreno, quando nascoste dalla vegetazione infestante che lo ha invaso. Si procede a tratti avendo come punti di riferimento, mettiamo, il campanile di Civitanova e poi quello di Duronia, avanzando, che rimangono alle spalle e il castello di Torella davanti. Il rapporto tra tratturo e aggregato urbano non è solo quello della percezione da una breve distanza, in quanto non è raro che i due si sfiorino ed è il caso di Civitanova e di Torella: nel primo addirittura il suolo tratturale si compenetra con la struttura urbanistica condizionando il disegno delle schiere dei fabbricati nel suo sviluppo periferico del primo Novecento, al contrario, ma non troppo, del secondo in cui il sedime del tratturo, ormai raggiunto dall’espansione edilizia (e superato in epoca recente), viene sfruttato per la realizzazione di un’importante attrezzatura cittadina, il campo sportivo (succede anche a Castropignano, Campodipietra, ecc. e di nuovo, a Civitanova).

Va detto che, in entrambi gli esempi citati, non è il tratturo che si avvicina all’abitato, bensì è il viceversa e, d’altro canto, non può essere diversamente perché le piste tratturali, nate nell’età del seminomadismo, preesistevano alla fondazione delle sedi umane stabili le quali sono espressione di una società stanziale che è successiva. Sono le città ad essere funzionali alla transumanza, in quanto fornitrici di servizi ai pastori, e non i villaggi: Isernia, Boiano e Altilia, 3 Municipi romani, sono letteralmente attraversate dal tratturo.

Nel comprensorio oggetto di analisi il fenomeno dell’agglomerazione delle popolazioni in grossi centri è assente e lì dove manca un’entità urbana a supporto delle esigenze dei transumanti vi sono le taverne delle quali una è quella di Sprondasino (località nel comune di Civitanova). La vicinanza con il tratturo (il Castel di Sangro-Lucera e non il Celano-Foggia che, pur nell’interno del territorio comunale sta lontano dal nucleo abitato), comunque, ha spinto Civitanova a destinare un appezzamento di terra appena fuori dalla cinta urbica a “largo della fiera” in cui si svolgeva il mercato in occasione del passaggio delle greggi, qualcosa di simile, anche se in piccolo, a quella di Saepinum disciplinato dall’”ordinanza” imperiale De Grege Oviarico.

Il commercio è una funzione essenziale nella civiltà pastorale la quale non essendo autosufficiente sotto l’aspetto perlomeno alimentare è dipendente da quella sedentaria; in riguardo al cibo, però, va segnalato che i conduttori degli armenti portano con sé al ritorno un prodotto delle marine pugliesi, il sale il quale è un componente imprescindibile nella dieta, sia degli uomini sia degli animali, che non si trova nell’entroterra.

Il bene più prezioso della transumanza è costituito ovviamente dalle pecore e la sua protezione, che significa pure controllo di questa importantissima economia, è affidata ad alcuni manufatti fortificati adiacenti al tratturo, le torri di S. Bartolomeo, completamente conservata e quella della Castagna (rimane unicamente il toponimo), sul Celano-Foggia, ricadenti nel comune di Civitanova e il Casino del Duca ancora in questo territorio comunale, il quale con la sua posizione dominante, le sue garitte di osservazione e il corpo scala emergente a mò di torrione quadrato è ben più imponente del Casino Cardarelli sul Castel di Sangro-Lucera anch’esso nell’agro civitanovese, un buen retiro signorile.

Il tratturo è bello tanto quando passa nei prati, quanto nei boschi e pure nei tratti suburbani il che, ad ogni modo, non esclude che non abbia bisogno di interventi di riqualificazione, prendi Civitanova la cui appendice posta sulla pista tratturale nel Vallone delle Serre, similmente a quanto proposto per Codacchi di Trivento, Montalto di Rionero e S. Stefano di Campobasso, di certo aggregazioni di edifici più estese, necessita di un piano di recupero e di valorizzazione nel contempo.

Francesco Manfredi Selvaggi353 Posts

Nato a Boiano (CB) nel 1956. Ha conseguito la Maturità Classica a Campobasso e poi la laurea in Architettura a Napoli nel 1980. Presso la medesima Università ha conseguito il Diploma di Perfezionamento in Storia dell’Arte Medievale e Moderna e il Diploma di Perfezionamento in Restauro dei Monumenti. È abilitato all’esercizio della professione di Architetto e all’insegnamento di Storia dell’Arte nei licei e Educazione Tecnica nelle scuole medie. Dal 1997 è Dirigente, con l’attribuzione di responsabilità nei servizi Beni Ambientali (19 anni), Protezione Civile, Urbanistica, Sismica, Ambiente. Ha avuto un ruolo attivo in associazioni ambientaliste quali Legambiente Molise, Italia Nostra sezione di Campobasso e Club Alpino Italiano Delegazione del Molise. Ha insegnato all’Università della Terza Età del Molise ed è stato membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione dell’Ordine degli Architetti di Campobasso, occupandosi all’interno dello stesso del progetto di Archivio dell’Architettura Contemporanea. È Giornalista Pubblicista e autore di articoli, saggi e del volume La Formazione Urbanistica di Campobasso. Le ultime pubblicazioni sono: «Le Politiche Ambientali nel Molise» (2011) e «Problemi di tutela ambientale in Molise» del 2014.

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