In basso in alto Molise

di Francesco Manfredi-Selvaggi

Carovilli, Pietrabbondante, Civitanova, Bagnoli vengono considerati appartenenti al comprensorio altomolisano, anche se essi sono differenti, almeno per l’altitudine che è inferiore, dal resto degli abitati di tale area. Essi sono pure differenti fra loro.

Iniziamo da Carovilli, il centro principale. Il paese è posto su una sella tra il monte Ferrante con le sue mura ciclopiche e il monte Ingotta, ma si può anche dire che è posto su una gola, quella del torrente Tirino. In ogni caso esso è un punto di passaggio obbligato nel quale si incrociano numerose strade (per Agnone, per S. Pietro Avellana, per Isernia, ecc.). Oltre che dalla viabilità carrabile questo comune è attraversato dalla linea ferroviaria Carpinone – Sulmona e da, cosa rara, ben due tratturi collegati fra loro da un tratturello. Quest’ultimo forma uno slargo, erboso, in piano, presso la cappella di S. Domenico su una parete della quale vi è inserita una “pandetta” che elenca i tributi che i pastori debbono pagare per transitare da lì.

Sul medesimo minimo pianoro vi è una croce viaria in pietra. La ferrovia deve aver rappresentato un fatto davvero importante per questa comunità tanto da dedicare la piazza principale al comm. Falcone, l’imprenditore che realizzò la strada ferrata e che dovette donare al borgo la fontana in ghisa con la statua di Bacco. Qui vi sono oltre alle chiese, di S. Maria Assunta, la parrocchiale, più remota e S. Maria del Carmine, le principali, attrezzature di tipo religioso, anche attrezzature civili in sede propria, come si dice, il Municipio con il Circolo Operaio, innanzitutto, cosa che a quel tempo era difficile trovare in altri nuclei urbani.

Alla stessa maniera, così come vi sono i campanili vi è una torre civica con l’orologio. Non vi è traccia, invece, del castello se non in un toponimo, Via della Torre. Infine, si rileva che proprio per la rete viaria che lo serve Carovilli era diventato un sorta di capoluogo dell’area (vedi la Pretura). Se Carovilli è il comune, poiché sede di Pretura, più importante, Pietrabbondante è il più antico. Il paese è composto da case e da rocce, ben tre “morge”, che sono compenetrate strettamente fra loro. Su una di queste, la principale, doveva sorgere il castello della signoria feudale, i Borrello.

A Pietrabbondante faceva capo una delle 7 Contee longobarde del Molise, denominata Terra Burrelliensis dal nome di questa famiglia, non da quello, di un abitato, le altre si identificano invece con l’insediamento che ne è capoluogo, salvo quella di Molise che è, poi, di Bojano; con l’eccezione di Loritello, cioè Rotello, e, appunto, della Torre Burrelliensis i longobardi scelgono di far coincidere le loro contee con i Municipi romani (Bovianum, Terventum, ecc.), ma nell’alto Molise non ve ne erano.

Ai piedi di tale rupe vi è la chiesa parrocchiale di S. Maria Assunta, a 3 navate, con bel portale barocco e un davvero inusuale apparato murario che sostiene le campane il quale non è una vela, anzi due, in quanto non è sovrapposto all’edificio di culto ed è ben più massiccio delle normali vele e non è una torre campanaria vera e propria perché non è turriforme, bensì è costituito da un unico setto. Doveva esistere, comunque, nell’abitato una torre, però a scopo militare e non religioso, prossima alla residenza baronale, successiva alla distruzione del castello, detta dei Marchesani di cui rimangono i ruderi. Oltre questa nel borgo vi sono altri palazzi signorili di buona fattura, quelli dei Di Iorio e dei Di Salvo.

Compaiono qui e là nei muri delle abitazioni frammenti di decorazioni provenienti dalla vicina area archeologica. È significativo il Monumento ai Caduti opera di G. Guastalla che è la raffigurazione di un soldato sannita, iconografia non accettata da Vittorio Emanuele in visita a Campobasso perché non era la rappresentazione di un fante, ma qui ammessa poiché, forse, siamo nel cuore del Sannio. Della ferrovia che tra il 1915 e il 1943 collegava Pescolanciano con Agnone non rimane che la stazione di località S. Andrea la quale non era lo scalo di Pietrabbondante, quella del capoluogo urbano è andata distrutta, bensì la fermata per le distanti Bagnoli e Trivento.

Un motivo di visita sono anche le fortificazioni in massi ciclopici di m. Caraceno. Lasciamo Pietrabbondante e passiamo a Civitanova. È un paese appoggiato ad un fianco de La Montagnola, un rilievo montano di consistente altezza superando i 1.400 metri che, però, non fa, nonostante l’altitudine, da confine regionale ma è interamente molisano; pur costituendo una possente barriera si preferiva in passato non aggirarlo, bensì scavalcarlo come facevano i pellegrini che da Sessano, il quale è sul versante opposto, si recavano a venerare S. Felice nella chiesa parrocchiale di S. Silvestro.

Un bel edificio di culto, ricco di opere d’arte con un pregevole soffitto a cassettoni, il cui ingresso è raggiungibile con una scala a doppia rampa. Di fronte alla chiesa c’era il palazzo baronale, classico binomio, riconoscibile unicamente per l’alto muro a scarpa posto sul retro che ne sosteneva il basamento. Era la residenza feudale dei D’Alessandro, feudatari pure di Pietrabbondante, Pescolanciano e Carovilli, dunque signori di un ampio dominio territoriale nel cuore del Molise. Così come è scomparso il castello è scomparsa pure la cinta urbica, leggibile solo in pianta, non in alzato, perché al suo perimetro vi è un circuito viario formato da via Trieste e corso Umberto.

È rimasta in piedi, comunque, la porta urbana che sta vicino alla chiesetta di S. Rocco, la quale, in verità, dovrebbe essere fuori porta in quanto luogo di sepoltura (dei morti di peste). Extramoenia vi è una croce viaria inscritta in un cerchio. All’esterno dell’insediamento abitativo vi è anche il Largo della Fiera dove si svolgevano, trovandosi sul tratturo, le fiere della transumanza. La chiesa parrocchiale ha un campanile con cuspide a base poligonale e un altro campanile è nell’agro, ubicazione insolita, ma qui giustificata perché a corredo di un convento diruto, De Iumento Albo, di forma inusuale perché al di sotto di esso vi è l’ingresso alla chiesa di S. Brigida.

Altra struttura monastica sorgeva lì dove ora c’è il cimitero con la sua chiesa, la Madonna del Carmelo, diventata cappella cimiteriale. Superata Civitanova lungo la direttrice del Trigno si incontra Bagnoli, ne vediamo i caratteri. La Preta, ovvero la morgia, divide, tanto è grande, il paese autenticamente in due, la Terra di Sotto e la Terra di Sopra. Le principali attrezzature urbane, il castello (Sanfelice) e la chiesa (S. Silvestro), poste come sono su questa rupe sono equamente distanti dai due quartieri di cui si compone l’insediamento.

Mentre è chiara la conformazione urbanistica dell’abitato che non insiste sulla roccia risultando di tipo lineare con l’allineamento delle case a formare schiere continue lungo le strade, essa diventa complicata inerpicandosi sul masso roccioso con i caseggiati che si presentano discontinui, alternandosi a spuntoni lapidei. L’immagine del paese, definito Perla del Molise, è caratterizzata dalla sagoma del campanile della chiesa di S. Silvestro il quale risulta integrato nell’emergenza calcarea e richiama l’attenzione per la vivacità coloristica delle maioliche verdi e gialle che rivestono la sua cupola a cipolla; altrettanto bella è la facciata principale di questa chiesa che è costituita dal suo lato lungo e non da quello corto come succede abitualmente, ma forse ciò è dipeso dalla necessità di adattamento all’orografia dei luoghi.

L’ingresso, di necessità, non potendo spezzare la continuità della navata e dovendosi, comunque, posizionare ad un’estremità dello spazio sacro (l’altra è l’altare) risulta decentrato, non nella mezzeria del prospetto, cosa insolita; il portale è in perfetto stile romanico. Un campanile, con destinazione, per così dire, religiosa e un campanile civico nell’ala opposta della morgia, che anch’esso sembra sbucare dal sottosuolo: pur di differente altezza il loro vertice raggiunge la medesima altitudine. Nel centro della morgia che è anche il suo punto più alto (perché avviene ciò, cioè tale coincidenza, è un mistero) c’è il castello il quale a sua volta, è l’edificio più elevato dell’agglomerato insediativo. Lì dove la morgia si conclude vi è una scaturigine copiosa, sfruttata per le esigenze idriche degli uomini e degli animali, la Fonte Vecchia la cui antichità è confermata dalla presenza di lapidi vetuste sul fronte.

Francesco Manfredi Selvaggi285 Posts

Nato a Boiano (CB) nel 1956. Ha conseguito la Maturità Classica a Campobasso e poi la laurea in Architettura a Napoli nel 1980. Presso la medesima Università ha conseguito il Diploma di Perfezionamento in Storia dell’Arte Medievale e Moderna e il Diploma di Perfezionamento in Restauro dei Monumenti. È abilitato all’esercizio della professione di Architetto e all’insegnamento di Storia dell’Arte nei licei e Educazione Tecnica nelle scuole medie. Dal 1997 è Dirigente, con l’attribuzione di responsabilità nei servizi Beni Ambientali (19 anni), Protezione Civile, Urbanistica, Sismica, Ambiente. Ha avuto un ruolo attivo in associazioni ambientaliste quali Legambiente Molise, Italia Nostra sezione di Campobasso e Club Alpino Italiano Delegazione del Molise. Ha insegnato all’Università della Terza Età del Molise ed è stato membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione dell’Ordine degli Architetti di Campobasso, occupandosi all’interno dello stesso del progetto di Archivio dell’Architettura Contemporanea. È Giornalista Pubblicista e autore di articoli, saggi e del volume La Formazione Urbanistica di Campobasso. Le ultime pubblicazioni sono: «Le Politiche Ambientali nel Molise» (2011) e «Problemi di tutela ambientale in Molise» del 2014.

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