Il land grabbing dei padroni

di Gennaro Pignalosa

Lo sfruttamento delle terre, dell’acqua e delle risorse naturali, compiuto ad opera delle grandi imprese multinazionali nei paesi in via di sviluppo, rappresentano le principali attività economiche praticate dal capitalismo asiatico e occidentale finalizzate alla produzione di beni e servizi da impiegare nei mercati internazionali.

Il land grabbing – l’accaparramento delle terre – è un fenomeno socio-economico che caratterizza i territori delle località di numerosi paesi africani come Nigeria, Sudan, Senegal, Mozambico, Kenya, dove in tali contesti si assiste alla realizzazione di coltivazioni intensive che però nel tempo, causano l’impoverimento del suolo, condizione che genera un’oggettiva difficoltà per le comunità locali di continuare a vivere di un’agricoltura sostenibile, e come conseguenza costrette a migrare in altri paesi.

Dall’ultimo rapporto dal titolo “I Padroni della terra 2020”, realizzato da FOCSIV una federazione costituita da oltre 80 Ong italiane impegnate nell’ambito della cooperazione internazionale per realizzare progetti di solidarietà a favore dei paesi in via di sviluppo, emerge una situazione particolarmente preoccupante, infatti il complesso delle attività realizzate dalle multinazionali nelle società africane copre e occupa circa 78 milioni di ettari di terreno, sistemi territoriali in cui la deforestazione, l’uso illimitato delle risorse naturali , rappresentano un modello di sviluppo dove il conseguimento del profitto e il controllo politico sui processi economici e produttivi, si contrappongono al modo di vivere delle popolazioni locali che da sempre hanno costruito la loro esistenza su un tipo di economia solidale e comunitaria.

Povertà e marginalizzazione rappresentano una condizione di disagio sociale vissuta da parte delle comunità agricole dei paesi africani, peraltro già martoriate da corruzione e da guerre interne, costrette a confrontarsi con una visione del mondo dove il progresso civile e lo sviluppo economico promosso dai grandi speculatori, costringe questi gruppi a lasciare le proprie tradizioni economiche e culturali.

Da quanto si rileva nel rapporto “I Padroni della terra 2020”, i principi che regolano la globalizzazione economica comportano l’esistenza un sistema caratterizzato da processi che causano cambiamenti climatici, riscaldamento del pianeta, emissioni di gas serra, insomma un complesso di fenomeni che provocano, cosa che già sta accadendo, scarsità di risorse naturali e destabilizzazione dell’ecosistema ambientale, della biodiversità e desertificazione, il che significa impoverimento della terra e quindi povertà e fame per milioni di persone.

La mobilitazione promossa dalle Ong italiane sulle questioni del land grabbing ha coinvolto molti soggetti della società civile, ponendo in essere azioni orientate a sensibilizzare le istituzioni della comunità internazionale, motivandole cioè, ad elaborare delle nuove strategie politiche che diano slancio ad un modello di sviluppo fondato sulla sostenibilità, sul rispetto dell’ambiente, ma soprattutto sulla tutela del diritto alla terra delle popolazioni più deboli maggiormente esposte ai rischi di fenomeni come il riscaldamento globale e impoverimento dei suoli agricoli.

In tale contesto, l’obiettivo di fondo consiste nella possibilità di definire un nuovo progetto di cultura economica che rientra nei programmi dell’agenda 2030 dell’ONU, dove lo sviluppo sostenibile rappresenta la priorità per il bene delle persone e del pianeta.

Gennaro Pignalosa75 Posts

Nato a Torre del Greco nel dicembre 1975. Sociologo di formazione presso l'Università Federico II di Napoli, si è poi specializzato in discipline relative alle politiche e servizi sociali. Si occupa di orientamento universitario presso l'Università del Molise, dove collabora come assistente alla cattedra degli insegnamenti di: Sociologia e Processi di globalizzazione. Dal 2016 collabora con la rivista il Bene Comune. È impegnato in studi e ricerche sull'integrazione sociale, immigrazione e globalizzazione.

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