Intervista a Luisa Nicotera “Una visione diversa delle cose”

di William Mussini

Luisa, non è semplice per me descrivere in modo esaustivo ciò che fai nella tua attività di Gestalt Counsellor, poi venirmi incontro? Comincia con una breve bio e poi ci spieghi in cosa consiste il tuo cammino coscienziale? In che modo riesci a condurre le persone verso il traguardo di una nuova consapevolezza emotiva?

Ciao William, sono felice di parlare di questo e cercherò di essere il più chiara possibile affinché questo messaggio possa giungere alla coscienza di molti. Quello cha faccio è letteralmente ‘condurre’, accompagnare le persone (difatti il verbo to counsel in inglese significa accompagnare) in un Viaggio che ha come meta il ben-essere psicofisico, ma anche la crescita personale. In particolare il mio Lavoro è rivolto alle donne che sentono di non riuscire a esprimere sé stesse, si sentono impantanate e con un bel “nodo in gola” (frase che mi riportano costantemente tutte le mie clienti) e dunque incapaci di focalizzare ciò che davvero desiderano. Dietro tutto questo, ho scoperto con la mia esperienza, ci sono blocchi emotivi, ossia la maggior parte delle persone non vivono “sveglie”, non sono capaci di osservarsi dall’esterno e ri-conoscere ciò che provano. Se chiedi loro “che senti?” 8 su 10 risponderà non lo so oppure comincerà a parlare a raffica di ciò che pensa. Non di ciò che sente.

Il mio lavoro è quindi quello di guidarle al “risveglio” ossia alla consapevolezza di ciò che sentono perché solo così possiamo metterci in contatto con i nostri bisogni, i nostri desideri ed essere, di questi tempi, davvero rivoluzionari. Perché per me il desiderare è rivoluzionario!
Il mio cammino parte dalla musica, da piccola ho iniziato a studiare flauto traverso ed avevo super paura di cantare e di far sentire la mia Voce. Ricordo ancora le lezioni di solfeggio cantato in Conservatorio durante le quali mi nascondevo dietro gli altri per non farmi sentire! Poi, quando avevo 14 anni, un evento tragico ha cambiato molto la mia visione: un mio amico d’infanzia si è suicidato e da quel momento il mio dolore ha cominciato a fuoriuscire attraverso una voce che non avevo mai saputo di avere. Dunque ho cominciato a cantare, ho scritto un brano per lui. Ho vinto un concorso e poi ho formato un gruppetto.
Dopo un po’ di anni mi sono diplomata in canto moderno a Roma e ho iniziato a insegnare canto. Durante questa esperienza però ho scoperto che alcuni allievi non riuscivano a emettere bene delle note nonostante i ripetuti esercizi tecnici. E lì ho avuto un’intuizione. Cosa c’è qui? Cosa c’è in questa voce bloccata? E quindi è iniziato un cammino di ricerca, una ricerca sulla Voce come mezzo per il benessere emozionale e per la crescita personale.

 

Quando ti sei accorta di possedere una vocazione finalizzata al sostegno emotivo e coscenziale del prossimo? C’è stato un episodio in particolare che ti ha rivelato l’esistenza di una visione alternativa della realtà, così come i nostri sensi la percepiscono?

La mia vocazione covava dentro me da molto tempo prima che io la percepissi in maniera cristallina. Sono sempre stata attirata dalla psicologia, ma anche dagli studi esoterici o sulla realtà vibrazionale. Sicuramente ho cominciato a capire di dover rendere un Servizio durante l’esperienza come insegnante di canto che ho descritto prima. Ho compreso che l’Ascolto fa parte di me e più lavoro su di me, più sono in grado di dare agli altri. Quando parlo di Ascolto intendo ascolto dell’altro, ma anche ascolto di ciò che c’è tutto intorno a noi e quindi non solo quello che noi percepiamo con i nostri 5 sensi, ma di più. Il cammino coscenziale è innanzitutto un cammino intuitivo e parte dall’accorgersi di quelle che Jung chiamava ‘sincronicità’ e che in gergo potremmo definire coincidenze. Da lì inizia il viaggio. Un viaggio che non ha mai fine!

 

Quali sono i tuoi punti di riferimento in letteratura e nel campo professionale?

Sono molti i maestri che ho incontrato lungo questo cammino, ma quelli a cui sento di essere più legata sono sicuramente Claudio Naranjo, Alejandro Jodorowsky e Gabriele Policardo. Naranjo è stato uno psichiatra cileno che ha riformato la psicoterapia della Gestalt e l’ha avvicinata alla meditazione e ai concetti di essere nel momento presente, nel qui e ora. A Jodorowsky devo l’aver iniziato a comprendere il linguaggio dell’inconscio ed i suoi simboli, a Gabriele sono immensamente grata perché mi sta tuttora insegnando moltissimo nel campo delle Costellazioni familiari e delle 5 leggi biologiche. Una visione rivoluzionaria!

 

La musica per te ha rappresentato in passato una grande passione; raccontaci di come e perchè è diventata oggi, anche un mezzo per raggiungere luoghi oltre l’ordinario.

Beh non solo in passato! Diciamo che è iniziata quando avevo 9 anni ed ho iniziato a studiare flauto, poi ho studiato canto e ho cantato per molti anni jazz… ma sentivo che ancora non avevo raggiunto il MIO linguaggio. E così dopo anni di gestazione finalmente sono arrivata a scoprire qual è davvero il mio modo di fare musica. Tutto parte dalla concezione secondo cui – come dice Jodorowsy- l’Arte ha come finalità quella di guarire, altrimenti rimane puro esercizio estetico. Ed io sposo fino non fondo questa sua filosofia. Difatti la mia musica nasce per “guarire” l’Anima delle persone trasportandole in stati della coscienza diversi da quelli ordinari. É una musica che rappresenta per me la summa di tutte le mie esperienze spirituali ed evolutive. Difatti il mio progetto solista si chiama “In Nomine Matris” ed è dedicato alla Madre intesa sia come madre biologica alla quale va tutta la mia Gratitudine per avermi dato la Vita, sia alla Grande Madre della cultura precristiana. Un richiamo al femminino sacro, dunque, e a tutte quelle culture che rappresentano sacralità, unione, comunità, villaggio, tribù, appartenenza, radici, magia.

 

Quali sono le tue considerazioni riguardo a ciò che sta accadendo all’umanità moderna? Allo status del quotidiano fatto di una realtà percepita, raccontata e manipolata attraverso tecnologie distopiche; adesso come non mai?

Sono molto sincera, ho maturato queste considerazioni nel tempo aggiustandole, limandole secondo quella che era la MIA percezione e le mie esperienze. Credo che siamo arrivati ad un punto cruciale della storia umana. Un punto in cui ognuno di noi è chiamato a scegliere se continuare a ingurgitare nozioni, dogmi, “verità” indotte oppure, come mi piace dire, risplendere in tutta la sua Luce in quanto essere divino. Perché è proprio questo il punto, la maggior parte degli esseri umani non sa di essere un’Anima dentro un corpo mortale. Quell’Anima è quella che siamo chiamati a scoprire proprio ora, tra le macerie di un mondo che sta crollando, di una concezione ormai vecchia. Ognuno può scegliere se vederla questa Anima e diventarne, finalmente, padrone.

 

Ci parli infine dell’aspetto spirituale? Pensi che sia troppo tardi per le nuove generazioni affrancarsi dall’indottrinamento conformista? Sarebbe possibile tornare ad essere principalmente creature spirituali? E in che modo si potrebbe abbandonare gradualmente il materialismo iper tecnologico per poi riconquistare le qualità metafisiche perdute?

Per mia Natura non penso mai che sia troppo tardi. La mia Fiducia nella Vita è troppo grande. E quindi credo che le nuove generazioni troveranno il modo per “autoregolarsi organismicamente”, come diremmo in Gestalt: tutto aspira a trovare un Equilibrio. È inutile affannarsi. Il Lavoro su sé stessi va fatto con costanza, disciplina, lucidità, ma affanno no. Credo che abbiamo tutti bisogno di lasciarci andare. Perché, nella mia visione, vivere una visione ‘spirituale’ significa innanzitutto questo: fluire con la Vita. Questo è il mio Dio. Quella Forza ineffabile che abbiamo sicuramente il dovere di mostrare ai nostri figli. Perché se prima non la scopriamo noi, se prima non la scegliamo noi, come faranno loro ad andare verso la Vita?
Cominciamo da qui.

 

 

William Mussini34 Posts

Creativo, autore, regista cinematografico e teatrale. Libertario responsabile e attivista del pensiero critico. Ha all'attivo un lungometraggio, numerosi cortometraggi premiati in festival Internazionali, diversi documentari inerenti problematiche storiche, sociali e di promozione culturale. Da sempre appassionato di filosofia, cinema e letteratura. Attualmente impegnato come regista nella società cinematografica e teatrale INCAS produzioni di Campobasso.

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