La società dei normopatici

di William Mussini

La vita alla moda dell’italiano conformista

L’Italia, a mio parere, è quel paese dove la stragrande maggioranza della popolazione vive la propria esistenza in conformità con le regole del pensiero unico e del mercato che, attraverso l’indottrinamento scolastico, la TV ed i canali social, stabilisce in quale direzione andare e come diventare bravi consumatori; proviamo a capire perché.

Il mercato (l’alta finanza), si è appropriato di quasi tutte le componenti produttive essenziali che promuovono lo sviluppo auto-fagocitante delle società occidentali moderne. Poche ma potentissime società e fondi di investimento quali Vangard, Black Rock e State Street, attraverso una rete infinita di corporazioni e multinazionali tutte votate esclusivamente all’accrescimento del proprio profitto economico, come in un gioco di scatole cinesi, controllano, nell’ombra, gli investimenti societari, il mercato globale e, di conseguenza, la vita di tutti noi.

Ad esempio, nel settore della sanità pubblica mondiale, anche un organismo fondamentale come l’OMS contempla, fra i suoi primi finanziatori, organismi privati come quelli che finanziano le industrie farmaceutiche, (il primo finanziatore dell’OMS è la Società Bill & Melinda Gates Foundation).

Ricordiamo anche che l’EMA (European Medicines Agency) è finanziata da Big Pharma (industrie farmaceutiche) per l’86% e riceve soltanto il 14% dal bilancio europeo; in sostanza, controllore e controllato sono la stessa medesima cosa. Possiamo ben dire, dunque, che gli interessi primari della finanza globale, della grande madre degenere, cioè di chi finanzia la ricerca scientifica – l’editoria, la comunicazione, la scuola, la moda e l’abbigliamento, l’intrattenimento, l’implementazione tecnologica, la gestione delle risorse energetiche, l’industria agro-alimentare – sono certamente autoreferenziali ed a scapito del benessere sociale globale.

Potremmo dire, semplificando, che, in conseguenza di questa evidente ingerenza sulla vita di ogni cittadino da parte della finanza globalista, la superficiale esistenza di molti giovani italiani si sgroviglia negli intervalli tra una pubblicità e una chat su facebook, tra un aperitivo in centro commerciale ed una partita di calcio in pizzeria. In deferenza alla grande madre che tutto muove e tutto concede, la malattia sociale che maggiormente negli ultimi quarant’anni ha segnato anche l’esistenza di noi italici, è stata senza dubbio il conformismo, o come ci suggerisce il neo- vocabolario degli internauti, la ‘normopatia’.

Il nostro bel Paese ha accusato in pieno il colpo sferrato dalla globalizzazione, come da disegno neoliberista, a partire dalla fine degli anni 50 e, in seconda battuta, con maggiore efficacia, durante i ‘fantastici’ anni 80. Nel disco di Giorgio Gaber del 1997 chiamato Un’idiozia conquistata a fatica, è contenuto un monologo/canzone dal titolo “Il pelo”. Nel brano, Gaber descrive quell’insana mania di imitazione e di competizione che caratterizzava la società italiana di allora. Ad oggi poco è cambiato ma potremmo dire che probabilmente molto è peggiorato.

Il testo in questo passaggio ironizza sulla nostra cupidigia e sulla nostra propensione a seguire il branco: “Ricordo, che tanti, tanti anni fa, io dicevo “Sono un uomo felice”. Forse la felicità non esiste. Diciamo che sono un uomo sereno. Mi basta veramente così poco! Pensate: “Io non ho niente!” Io non ho niente. Io non ho niente. Io non ho niente. Io ho un pelo! Eh già, lui ha un pelo. Chissà cosa se ne fa poi di un pelo. Lui ha un pelo… e io non ho niente. Devo ammettere che un pelo, è un pelo, c’è chi ce l’ha e chi non ce l’ha. Io per esempio, non ce l’ho, che a pensarci bene, un pelo mi sarebbe anche utile. Bisogna che me lo procuri… Io devo avere un pelo! Iaaaahhhh! Io ho un pelo. Io ho un pelo. Io ho un pelo. Io ho un pelo. Io ho dieci peli!”. Alla fine del brano, colui che non aveva niente, si ritroverà come tanti altri a desiderare dieci, poi cento, mille, centomila inutili peli, esclusivamente per assecondare una bramosia di possesso, competizione ed arrivismo.

La nostra ancestrale propensione all’aggregazione acritica, ci rende vittime inconsapevoli di chi sa come manovrare la psicologia collettiva attraverso il monopolio dei mezzi di comunicazione, la propaganda martellante che ci crea falsi bisogni, sino a farci ammalare di ‘pleonexia’ e avidità di successo, sino a convincerci e ribadire che esiste una sola verità, quella scientifica, completamente immersi nell’illusorio mito della crescita infinita. I nostri concittadini normopatici sono i tasselli di quel mosaico antropico, che sempre più assomiglia all’idea di umanità standardizzata creata dalla “mega-macchina” di Latouche, il quale figurava l’odierno Mercato (la megamacchina) come la risultanza dell’unione fra la fabbrica fordista americana, la macchina elitaria nazista e la macchina burocratica comunista. Praticamente l’umanità odierna! Come una grande famiglia di imenotteri impazziti, produciamo cose inutili che servono soltanto ad alimentare un mercato avvelenato da cinismo ed arrivismo materialista.

L’Occidente attuale mira quasi esclusivamente al raggiungimento del proprio benessere contingente, intinto ripetutamente in una viscosa melma di progresso tecnologico, sino al raggiungimento di uno stato egoico aberrante, che sviluppa forme di feticismo come l’adorazione degli oggetti, nel modo in cui profeticamente sosteneva il filosofo Günther Anders, quando parlava, già negli anni Settanta, di ‘dislivello prometeico’.

Quando le politiche comunitarie europee filo atlantiste ci impongono con normative e regolamenti un cambio di passo sostanziale nel settore, ad esempio, dell’alimentazione, è abbastanza chiaro il disegno destrutturante del nostro tessuto socioeconomico, fatto di piccole e medie imprese, di produzioni autoctone che, nell’agroalimentare, hanno meritatamente rappresentato per decenni il migliore Made in Italy nel mondo. Ed ecco che vediamo cadere uno ad uno i marchi storici del nostro bel Paese, svenduti al cinese miliardario di turno, inglobati dai leviatani d’oltre manica, soffocati, ad esempio, dallo strapotere mediatico di compagnie internazionali che vendono a basso costo alimenti OGM, bevande nocive, spesso scure e con tante bollicine.

A consentire che la deriva mercatistica continui quasi indisturbata a fare il suo corso, sono la stragrande maggioranza dei nostri concittadini normopatici, quelli che disertano il mercatino sotto casa per andare allegramente ad assieparsi nei centri commerciali, nei megastore, nei multisala nelle mega-fabbriche dell’intrattenimento social a portata di taschino, mentre i cinema in città ed i piccoli teatri chiudono inesorabilmente.

Quando saremo tutti completamente sommersi da una coltre nera di “peli” gaberiani, soffocanti, superflui e dannosi, forse, solo allora, più di qualcuno potrà riaprire occhi, cuore e cervello, augurandosi un salvifico risveglio delle coscienze ed una più umana condizione dell’esistenza, in pieno rispetto della nostra componente animica, di quelle conoscenze per ora perdute nei recessi più oscuri del progresso materialistico.

William Mussini31 Posts

Creativo, autore, regista cinematografico e teatrale. Libertario responsabile e attivista del pensiero critico. Ha all'attivo un lungometraggio, numerosi cortometraggi premiati in festival Internazionali, diversi documentari inerenti problematiche storiche, sociali e di promozione culturale. Da sempre appassionato di filosofia, cinema e letteratura. Attualmente impegnato come regista nella società cinematografica e teatrale INCAS produzioni di Campobasso.

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