Il voto di Isernia/ Campanello d’allarme o campana a morto per il centrodestra?

di Giuseppe Tabasso

Dunque Castrataro ha battuto Melogli, il centrosinistra ha ottenuto una vistosa vittoria e per il centrodestra è stato uno scacco davvero pesante, data anche l’evidente distacco tra le rispettive potenze di fuoco clientelare e mediatico. Punto. Ma le interpretazioni e gli interrogativi che si possono dare a caldo sul risultato sono molteplici.
Per esempio che dinanzi alle gravi condizioni di Isernia, la destra abbia presentato una fuffa programmatica fatta più di gestione del presente che di progetto sul futuro.
Oppure che, colta da ansia di prestazione per il ballottaggio, abbia perso la sua collaudata abilità manovriera e poltroniera combinando pastrocchi con le sue stesse liste d’appoggio e con “l’altra destra” concorrenziale.
Siamo allora dinanzi a gravi errori di “tecnicalità” politica o, più semplicemente, di perdita secca in voti e consenso? E su questa flessione hanno giocato considerazioni legate esclusivamente a fatti, programmi e persone locali? O forse hanno avuto un peso le fascisterie e gli scandali che hanno avvelenato il clima nazionale?
A sentire uno sconfortato telegiornalista di destra sembra che la Waterloo di Isernia sia tutta da addebitare a un riprovevole fratricidio perpetrato da Iorio, come se la politica si reggesse sulla fratellanza e sull’indissolubilità dei matrimoni e come se non contasse che mezza destra è nel Governo e l’altra all’opposizione.
E infine: il clamoroso cambio di passo politico compiuto dalla cittadinanza isernina suona in prospettiva come un campanello d’allarme o addirittura come una campana a morto per i piani alti del potere regionale?

Considerazioni capovolte valgono per la vittoria di un centrosinistra che ha mostrato compattezza e gran voglia di rinnovamento. Questo ha tirato la volata al successo personale di Piero Castrataro, un volto nuovo che ora si affaccia con tutte le carte in regola sulla scena politica molisana, magari in solidale controcanto con il primo cittadino di Campobasso Roberto Gravina.
Alla sua coalizione isernina va insomma riconosciuto il merito di aver saputo fare vera aggregazione tra sensibilità moderne, giovanili, ambientaliste ed europeiste sostenute da un inedito tandem PD e M5S. Un’alleanza questa che in prospettiva offre evidenti possibilità di costruire un comune fronte politico.
Dunque auguri per il rilancio di una Isernia nuova, con una r particolare accomandazione in materia di presenze e competenze: quella di una spropositata rappresentanza maschile che al momento appare piuttosto sbilanciata.

Giuseppe Tabasso228 Posts

(Campobasso 1926) ha un nipotino, due figli e una moglie bojanese, sempre la stessa dal 1955. Da pianista dilettante formò una band con Fred Bongusto. A suo padre Lino, musicista, è dedicata una strada di Campobasso. Laureato in lingua e letteratura inglese, è giornalista professionista dal 1954. Nel 2018 è passato dall’Ordine dei Giornalisti del Lazio a quello del Molise per terminare la carriera dove l’ha iniziata. Ha lavorato in vari quotidiani e periodici (Paese sera, Corriere lombardo, Ore 12, L’Europeo, Annabella, Gente, Radiocorriere). Inviato di politica estera per il GR3 della RAI, ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, nelle sezioni italiane della BBC a Londra e della Deutschland Funk a Colonia. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); Post Scriptum, Prediche di un molisano inutile (Bene Comune Edizioni 2006), Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Moliseskine (Bene Comune Edizioni, 2016). Per le stesse Edizioni è in corso di pubblicazione Fare un giornale, diventare giornalisti, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori.

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