Buone notizie (per favore)

Mai e poi mai diremmo grazie a Putin, eppure il nuovo quadro geopolitico mondiale scatenato dalla sua guerra può, anzi sta per ridisegnare una grande prospettiva politica: il rilancio dell’integrazione europea a causa del coma che ha colpito il sovranismo nei Paesi UE.
La sconsiderata mossa dello Zar ha infatti resa più che attuale l’ineluttabilità dell’integrazione europea. Ormai l’eurofobia delle destre, la Brexit di Johnson, la Frexit di Marin Le Pen e i “No-Euro” di Salvini, è roba da naftalina. E forse non è un sogno quello di riaprire addirittura lo scenario che proprio a Roma (29 ottobre 2004), portò alla firma (trasmessa in eurovisione) della “Costituzione per l’Europa”.

Quel trattato, attentamente elaborato da esperti di ogni Paese membro, presentava un modello istituzionale autonomo e sovranazionale anche in materia di fiscalità e politica estera ma, come si ricorderà, era soggetto alla ratificazione dei singoli Parlamenti. L’Italia e altri Paesi lo ratificarono a grande maggioranza, ma bastò la bocciatura della Francia e dei Paesi Bassi per decretarne la fine.
Così l’Europa dovette rassegnarsi a proseguire il suo cammino con il cosiddetto modello “intergovernativo” basato sul vincolo dell’unanimità che troppo spesso impedisce di reagire alle crisi con decisioni rapide e forti.
Dunque, chissà che la svolta impressa da Putin alla storia non ci porti fino a sognare Bruxelles capitale di qualcosa come gli Stati Uniti d’Europa.

Ripararsi con l’ombrello NATO? – A babbo morto, la Nato avrebbe fatto bene, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, a sciogliersi insieme alla sua controparte, detta Patto di Varsavia. Almeno ci saremmo risparmiati tragici ritorni a diatribe degli anni bui: quella dei Nè-Né (con lo Stato e con le BR) e degli odierni Né-Né (con Putin e con la Nato). In fondo negli ultimi anni la North Atlantic Treaty Organization era ormai considerata un organismo praticamente simbolico, inoffensivo, debosciato e schifato da Trump che i suoi soldi voleva sottrarli all’Europa per spenderli contro l’odiata Cina.
Poi per paradosso a rimetterla in sesto è stato lo stesso Vladimir Putin. Tanto – pensava – quella è ormai una organizzazione puramente difensiva. Del resto perfino Enrico Berlinguer dichiarò una volta di sentirsi “più protetto sotto l’ombrello della Nato”.

 

Giuseppe Tabasso261 Posts

(Campobasso 1926) ha due figli, un nipotino e una moglie bojanese, sempre la stessa dal 1955. Da pianista dilettante formò una band con Fred Bongusto. A suo padre Lino, musicista, è dedicata una strada di Campobasso. Il Molise è la sua Heimat. “Abito a Roma - dice - ma vivo in Molise”. Laureato in lingua e letteratura inglese, è giornalista professionista dal 1964. Ha iniziato in vari quotidiani e periodici (Paese sera, La Repubblica d’Italia, Annabella, Gente, L’Europeo, Radiocorriere). Inviato di politica estera per il GR3 della RAI, ha lavorato a Strasburgo e Bruxelles, a New York presso la Rai Corporation e a Londra e Colonia per le sezioni italiane della BBC e della Deutschland Funk. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); per le Edizioni Bene Comune; Post Scriptum, Prediche di un molisano inutile ( 2006); Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008); Moliseskine (2016). In corso di pubblicazione Fare un giornale, diventare giornalisti, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori.

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