Sorgenti di acqua pura e sorgenti, depuratori, di acqua depurata

di Francesco Manfredi-Selvaggi

Non è evidentemente la stessa cosa, ma, nonostante non sia della stessa qualità, anche la seconda deve trovare occasione per una sua utilizzazione, meglio riutilizzazione, ad esempio nel giardinaggio e negli scarichi domestici. I depuratori sono un’invenzione abbastanza recente, prima erano i fiumi ad essere incaricati della depurazione delle acque luride (Schema di impianto di depurazione)

Il processo depurativo procede a valle dei depuratori, non si conclude lì. È ammesso il rilascio dagli impianti di depurazione di un certo quantitativo di carico inquinante il quale può essere maggiore se il corpo idrico recettore presenta valide caratteristiche ecologiche. Infatti, la vegetazione fluviale in buone condizioni e i microrganismi presenti nell’alveo sono in grado, decomponendolo, di eliminare il residuo di particelle nocive all’ambiente contenuto nelle acque di scarico del depuratore.

In sintesi, il procedimento depurativo si compone di più fasi, le prime avvengono nelle vasche, 3, dell’impianto, l’ultimo nel letto del fiume che accoglie l’acqua trattata dallo stesso. È un preambolo necessario ma non sufficiente per comprendere il sistema depurativo occorrendo aggiungere anche la posizione geografica dell’insediamento da cui provengono le acque luride. I centri urbani costieri, da noi solo Termoli, rilasciavano direttamente in mare le loro acque “sporche”, non vi è alcun’asta fluviale che faccia da mediatore tra l’abitato e la distesa marina essendo contigui.

Con il riversarsi sulle spiagge in età contemporanea durante il periodo estivo di migliaia di turisti si è reso indispensabile dotare gli impianti, nelle località di villeggiatura in cui soggiornano, delle più avanzate tecnologie depurative per assicurare la qualità delle acque di balneazione; ciò in quanto non si può contare sull’ausilio di corsi d’acqua intermedi che completino l’opera di disinquinamento degli scoli fognari.

Per il depuratore termolese si è scelto di allontanare dalla città i suoi effluenti attraverso una conduttura subacquea lunga 1 chilometro e mezzo che li sversa al largo; in tal modo viene evitato che venga imposto il divieto di balneazione negli stabilimenti, appunto, balneari vicini alla città per effetto della legislazione vigente che vieta i bagni in prossimità della condotta di uscita dell’impianto di depurazione.

Un problema analogo, quello della massima efficienza di tale attrezzatura igienico-sanitaria, lo hanno anche i comuni ch affacciano sui laghi, Occhito e Liscione; la problematica della depurazione si aggrava ancora di più perché in questi bacini non essendoci ricambio d’acqua le sostanze inquinanti tenderebbero ad accumularsi. Abbiamo parlato dei mari e dei laghi e per completare il quadro dell’idrografia occorre accennare ora ai fiumi.

Nel Molise non vi sono città, ma neanche paesi, fluviali se si fa eccezione per Boiano. Qui nasce il Biferno che nel suo tratto iniziale, quello che corre nel cuore della cittadina quando porta il nome di Calderari, accoglieva evidentemente solo le acque reflue di questo nucleo abitativo accrescendosi per via dell’innesto lungo la sua asta delle acque reflue dei borghi “rivieraschi”, seppure diluito dalle acque degli affluenti il carico inquinante che trascina con sé man mano che prosegue verso la foce; un inciso, per legge anche nelle vicinanze dello sbocco a mare di un fiume è vietato bagnarsi.

Anzi il Calderari prima della realizzazione del collettore fognario che esso oggi ospita all’interno della sua sezione collegato al depuratore che sta “fuori porta”, aveva quale unica funzione quella di allontanare i liquami indesiderati provenienti dall’aggregato residenziale, senza nessun’altra funzionalità come pure sarebbe stato da aspettarsi per un fiume che corre in un agglomerato urbanistico, dal trasportare merci se non persone (le canoe, un’attività, ad ogni modo, ludica, sono un fatto recente) e neppure per azionare mulini (quello di Pietre Cadute, contiguo al perimetro, urbanizzato, è, in effetti, mosso dalle acque di un altro ramo sorgentizio bifernino) o irrigare gli orti essendo al di sotto del piano di campagna il pelo dell’acqua.

Nelle vallate del Trigno e del Biferno le uniche presenze insediative sono i Piani per gli Insediamenti Produttivi i quali avendo l’esigenza di localizzarsi in superfici pianeggianti si posizionano nei fondovalle con i loro, per fortuna, immancabili depuratori. Le opere per il trattamento depurativo sono un’ “invenzione” non troppo recente risalendo gli esemplari più antichi alla fine del 1800 per cui non possono definirsi strutture tradizionali; non ci sono lineamenti tipici da riprodurre nella costruzione dei nuovi così come generalmente si impone da parte degli organi di tutela ai manufatti da realizzare nelle aree dichiarate di interesse paesaggistico.

La situazione addirittura si capovolge: nel catalogo delle prescrizioni-tipo da impartirsi da parte degli uffici preposti alla conservazione del paesaggio (si ricorda che la fascia larga m. 150 dalle sponde di un fiume è vincolata, considerata dalla legge Galasso un bene ambientale) in sede di rilascio del Nulla Osta all’esecuzione dei lavori vi è quella della colorazione con tinte vivaci, sgargianti di queste attrezzature ad evidenziarne la modernità.

Per la loro complessità tecnica è un campo avanzato della tecnologia contemporanea, la civiltà odierna di cui sono espressione giunge a provare per esse un senso di orgoglio. L’ingegnere responsabile del depuratore del Nucleo Industriale di Termoli, l’Agglomerato produttivo più grande della regione, a dimostrare la sua fiducia incondizionata verso la scienza, in particolare quella dell’Ingegneria Sanitaria, giunse perfino, quasi un decennio orsono, nel momento dell’inaugurazione a bersi un bicchiere dell’acqua che esce dall’impianto, in modo plateale, sotto gli occhi dei giornalisti.

Siamo, del resto, nel Basso Molise la cui rete di approvvigionamento di acqua potabile è stata alimentata fino a poco tempo fa, fino al completamento dell’Acquedotto Molisano che rifornisce questo distretto sub-regionale di acque sorgive, dalla risorsa idrica accumulata nell’invaso di Guardialfiera, previa potabilizzazione.

Era un paradosso che una piccola regione la quale aveva prontamente accettato di dare da bere ad una grande regione confinante, soddisfacendo parzialmente il suo fabbisogno idro-potabile, la Campania fosse finita a dover ricorrere alle riserve d’acqua invasate per dissetare la fascia più popolosa della nostra terra.

Per concludere, si vuole ricordare che l’acqua va sempre guardata con un sentimento di riverenza, pure quella che fuoriesce dai depuratori la quale deve essere impiegata per usi diversi da quelli del calmare la sete, sia domestici, il lavaggio delle case, lo sciacquone del bagno, financo la pulizia delle stoviglie, sia irrigue, per la coltivazione di essenze vegetali ornamentali, nei vivai dunque, per l’irrigazione dei giardini e dei terreni in cui sono impiantate specie erbacee e arboree non commestibili. L’acqua, in definitiva, è sorgente di vita in tutte le sue declinazioni possibili.

Francesco Manfredi Selvaggi578 Posts

Nato a Boiano (CB) nel 1956. Ha conseguito la Maturità Classica a Campobasso e poi la laurea in Architettura a Napoli nel 1980. Presso la medesima Università ha conseguito il Diploma di Perfezionamento in Storia dell’Arte Medievale e Moderna e il Diploma di Perfezionamento in Restauro dei Monumenti. È abilitato all’esercizio della professione di Architetto e all’insegnamento di Storia dell’Arte nei licei e Educazione Tecnica nelle scuole medie. Dal 1997 è Dirigente, con l’attribuzione di responsabilità nei servizi Beni Ambientali (19 anni), Protezione Civile, Urbanistica, Sismica, Ambiente. Ha avuto un ruolo attivo in associazioni ambientaliste quali Legambiente Molise, Italia Nostra sezione di Campobasso e Club Alpino Italiano Delegazione del Molise. Ha insegnato all’Università della Terza Età del Molise ed è stato membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione dell’Ordine degli Architetti di Campobasso, occupandosi all’interno dello stesso del progetto di Archivio dell’Architettura Contemporanea. È Giornalista Pubblicista e autore di articoli, saggi e del volume La Formazione Urbanistica di Campobasso. Le ultime pubblicazioni sono: «Le Politiche Ambientali nel Molise» (2011) e «Problemi di tutela ambientale in Molise» del 2014.

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