10,100,1000 Sabelli!

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Editoriale del numero di gennaio 2017

Già un’altra volta, era il giugno del 2014, abbiamo dedicato la copertina a Stefano Sabelli, al suo fondamentale, strategico e civilissimo lavoro.
Gli tributiamo anche questa di gennaio 2017, nel novero di quelle che assegniamo da qualche anno all’artista distintosi nell’anno precedente, perché cade in un momento significativo della carriera dell’attore e regista molisano e pernicioso per le politiche culturali del piccolo, tenero, marginale e poco comunicativo Molise.

Del Teatro del Loto di Ferrazzano, inaugurato nel 2007 e del quale quest’anno ricorre il decennale di attività, Sabelli è stato il fondatore ed è ancora l’animatore e direttore artistico.
Una realtà che, non solo per il piccolo comune alle porte del capoluogo regionale, rappresenta un modello di come la cultura, nelle mani di operatori appassionati e capaci, possa diventare un volano di rigenerazione urbana, per nuove opportunità occupazionali in bacini d’impiego inediti e innovativi.

“Teatri Molisani”, la cooperativa che del Loto gestisce le attività, in base al Decreto Ministeriale del primo luglio 2014, per il triennio 2015/2017, è stata riconosciuta dal MIBACT – è la prima volta che accade nella nostra regione – soggetto di produzione teatrale, con un contributo apposito del Fondo Unico dello Spettacolo. Contemporaneamente il Ministero, innanzitutto grazie all’azione di stimolo e di sollecitazione svolta da Sabelli nei confronti della Regione Molise, assegnava alla Fondazione Molise Cultura la gestione del circuito teatrale molisano, appannaggio dell’Associazione Teatrale Abruzzese e Molisana finché essa ha operato.

In questo scenario nuovo, che ridisegna interlocuzioni e infrastrutture per le attività culturali nel Molise e per quelle teatrali in particolare, Stefano Sabelli, insieme alla nutrita e qualificata comunità dei suoi collaboratori, allestisce due spettacoli, “La locandiera” e “Re Lear”, che chiamano a Ferrazzano una parte rilevante della migliore scena teatrale molisana (Giorgio Careccia, Andrea Ortis, Eva Sabelli, Diego Florio, Giulio Maroncelli, Alessandra Evangelista, Pierdomenico Simone, Bianca Mastromonaco, Simone Bobini, Michela Ronci, Lorenzo Massa, Danilo Capezzani, Michele Manocchio, Fabrizio Russo, Marco Caldoro, Gianluca Vicari, Piero Grant), con l’innesto di attori di fama nazionale come Silvia Gallerano e Claudio Botosso e con la collaborazione di Alessandro Serpieri che ha appositamente tradotto il dramma di Shakespeare messo in scena dalla compagnia del Loto.

Ebbene, se noi che abitiamo fra il Trigno e il Fortore vivessimo in una regione normale, avremmo potuto assistere alla sinergia feconda di chi il teatro lo produce con chi lo distribuisce, e invece le cose sono andate in tutt’altro modo. Mentre “La locandiera” debuttava al Festival di Asti e girava in alcune qualifi cate piazze italiane, mentre “Re Lear” rimaneva in replica una settimana ininterrotta al Teatro dell’Orologio di Roma riscuotendo consensi plebiscitari di pubblico e di critica, né l’una né l’altro erano compresi nel cartellone del Teatro Savoia e, se sono stati distribuiti nelle altre piazze del circuito regionale, è accaduto con colpevole parsimonia prima di tutto promozionale, per non dire dei cachet più che dimezzati, rispetto allo standard delle due impegnative produzioni.

Tutto questo non è successo per caso, ma per una politica di programmazione culturale che ha aggrumato interessi che vengono da lontano, anche in senso fi gurato, dei quali diciamo con maggiore dettaglio a pag 44, e dei quali continueremo a dire anche prossimamente, mano a mano che la situazione subirà degli sviluppi.
La cultura, nella nostra regione allo stremo, la cui “esistenza” claudicante è diventato un social game superficiale, farlocco e per molti versi spregiudicato, può essere davvero l’ambito privilegiato per una rigenerazione basata sull’autenticità, sull’innovazione e sul solidarismo.

È indispensabile però sgomberare il suo campo dai numerosi cialtroni che l’affollano e affidarla a chi da prova provata, col suo lavoro diuturno, di passione, disinteresse, professionalità e visione strategica. È per questo che la copertina di questo inizio d’anno la dedichiamo, con riconoscenza, a Stefano Sabelli.

Antonio Ruggieri62 Posts

Nato a Ferrazzano (CB) nel 1954. E’ giornalista professionista. Ha collaborato con la rete RAI del Molise. Ha coordinato la riedizione di “Viaggio in Molise” di Francesco Jovine, firmando la post—fazione dell’opera. Ha organizzato e diretto D.I.N.A. (digital is not analog), un festival internazionale dell’attivismo informatico che ha coinvolto le esperienze più interessanti dell’attivismo informatico internazionale (2002). Nel 2004, ha ideato e diretto un progetto che ha portato alla realizzazione della prima “radio on line” d’istituto; il progetto si è aggiudicato il primo premio del prestigioso concorso “centoscuole” indetto dalla Fondazione San Paolo di Torino. Ha ideato e diretto quattro edizioni dello SMOC (salone molisano della comunicazione), dal 2007 al 2011. Dal 2005 al 2009 ha diretto il quotidiano telematico Megachip.info fondato da Giulietto Chiesa. E’ stato Direttore responsabile di Cometa, trimestrale di critica della comunicazione (2009—2010). E’ Direttore responsabile del mensile culturale “il Bene Comune”, senza soluzione di continuità, dall’esordio della rivista (ottobre 2001) fino ad oggi. BIBLIOGRAFIA Il Male rosa, libro d’arte in serigrafia, (1980); Cafoni e galantuomini nel Molise fra brigantaggio e questione meridionale, edizioni Il Rinoceronte (1984); Molise contro Molise, Nocera editore (1997); I giovani e il capardozio, Nocera editore (2001).

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