I bambini di fronte al male: come comportarsi?

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Attacchi terroristici, guerre, terremoti, episodi di cronaca nera: dobbiamo nasconderli ai nostri figli per proteggerli? I minori vogliono essere informati, perché così si sentono in grado di gestire la paura. Lo rivela una ricerca condotta per il Network Kids di De Agostini editore. La sfida allora è costruire un’informazione adatta all’infanzia

I BAMBINI DI FRONTE ALLE NOTIZIE “CATTIVE”

I bambini vogliono essere informati e sapere, anche quando accadono fatti ed eventi tragici, perché capendo le situazioni hanno meno paura: è il messaggio che il mondo dell’infanzia invia a genitori, educatori, mass media attraverso la ricerca “I bambini devono sapere: il ruolo della corretta informazione oggi sul target dei nativi digitali”, che il Network Kids di De Agostini Editore ha presentato a Cartoons on the Bay. Un suggerimento prezioso che deve essere colto per costruire un’informazione, appunto, corretta: capace di informare il bambino senza traumatizzarlo, in modo che la notizia venga proposta in modo adeguato e il minore abbia così la possibilità di elaborarla, gestendo la paura.

La ricerca, realizzata dall’Istituto Tips, rileva che il 97 dei minori interpellati vuole sapere; di questi, il 60 per cento spiega che, essendo informato, ha meno paura, mentre il 53 per cento afferma di avere così la possibilità di evitare il pericolo.

GUERRA, TERRORISMO, TERREMOTO: PERICOLI LONTANI E VICINI

Stiamo parlando di eventi come il terremoto, la guerra, il terrorismo, l’immigrazione. Terrorismo e guerra sono termini conosciuti dalla stragrande maggioranza del campione. Eppure, insieme a casi di cronaca nera e femminicidi, si sentono inquietati da questi avvenimenti e, da soli, non sanno darvi una risposta né una giustificazione. Di qui il bisogno, manifestato da loro stessi, di venire informati. Tutti i bambini intervistati sono consapevoli di che cosa sia il terremoto e lo percepiscono come un pericolo prossimo, tanto che il 65 per cento ritiene che potrebbe riguardarli personalmente. Ciò provoca paura e preocupazione.

Al contrario, la guerra è percepita come un pericolo lontano – il campione vive naturalmente in Italia – anche se solo il 19 per cento pensa che non li riguardi; il terrorismo è sentito come un fenomeno incontrollabile, in grado di colpire in qualsiasi momento. Sembra che i nativi digitali siano molto più aperti a una società multietnica degli adutli: solo il 4 per cento degli intervistati ne è spaventata.

LE FONTI DEI MINORI E LE FAKE NEWS

Ma da dove traggono le informazioni i bambini, quali sono le loro fonti? La più affidabile, per l’87 per cento, sono i genitori, da cui apprende le notizie il 72 per cento di loro. Seguono la Tv e la scuola al 66 per cento, Youtube al 59, Internet al 41, gli amici al 28. Per fortuna i minori sono più smaliziatI di quanto sospettiamo in relazione alle Fake News: il 61 per cento è consapevole della loro esistenza e anche per questo chiede di essere adeguatamente informato.

SERVE UNA INFORMAZIONE PER L’INFANZIA

Se questi sono i dati, emerge con chiarezza l’urgenza di un’informazione adeguata, calibrata sull’infanzia, i suoi linguaggi, la sua sensibilità e la sua piscologia. I bambini vogliono sapere, ma è evidente che devono sapere attraverso un linguaggio adatto alla loro età: una notizia “mal raccontata” può provocare disagio e schock, una notizia “ben raccontata” non solo informa, ma sostiene la crescita personale.

Nell’occasione il Network Kids di De Agostini Editore ha presentato anche lo speciale Ti racconto i terremoti con Giovanni Muciaccia, una clip realizzata dopo il sisma in Centro Italia in cui si racconta ai più piccoli che cosa è e come affrontarlo. E poi anche la puntata speciale del programma Freestyle – tutta un’altra stanza in cui Muciaccia e il suo team di esperti lavoreranno per decorare alcune aule delle scuole di Norcia, ricostruite dopo il sisma da Fondazione Francesca Rava.

Fonte Famiglia Cristiana

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