A tutto Corbo

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Venerdì 15 dicembre ha chiuso “Trame”, la mostra di Antonio Corbo allestita nei locali del Circolo Sannitico di Campobasso, che ha esposto la produzione più recente del Maestro campobassano, reduce da manifestazioni di grande rilievo in tutta Europa (Bruges, Barcellona, Budapest, Stoccolma, Stoccarda), all’ArtExpo Winter di Roma e dalla recentissima Biennale di Venezia.

Di seguito, alcune domande rivolte al Maestro.

Il suo lungo e proficuo percorso artistisco è stato caratterizzato da una continua ricerca e da una coraggiosa sperimentazione che l’hanno portata ad intrecciare diverse forme d’arte ed attraversare diverse “fasi”. Potrebbe definire ognuna delle sue fasi pittoriche utilizzando delle parole chiave?
Il mio percorso artistico è stato sempre improntato alla ricerca ed alla sperimentazione. Avrei messo da parte colori, tele, fogli e pennelli se non fosse stato così. Quando si attraversano così lunghi periodi creativi è impensabile rimanere fermi a quel poco o a quel tanto che sai fare o che hai fatto, ma cerchi sempre strade nuove che ti corroborano, ti emancipano da un punto di vista artistico e ti danno quella spinta in avanti che ti porta a forme nuove di pittura e a sempre più nuove scoperte. Attraverso questo lungo cammino, durato oltre cinquant’anni, le fasi creative sono state tante, soprattutto nella pittura più che nelle altre forme d’arte che io frequento, come ad esempio la poesia. Negli anni ’60 -’70 ho riversato tutta la mia creatività sul filone sociale-politico figurativo interpretando, attraverso le mie figure fortemente introspettive, tutto il dolore e le sofferenze dell’umanità. I temi della miseria, dell’ingiustizia sociale, delle guerre, ma anche delle catastrofi naturali o ambientali sono stati i miei preferiti, sia nella grafica e nella pittura che nella poesia. Negli anni ’80 – ’90 ho sviluppato temi più legati alla natura ed al paesaggio, alla contemplazione, al sublime ma con un taglio particolare annullando, almeno in parte, la stessa figurazione per approdare ad un modello concettuale-informale. Negli anni 2000, e a seguire fino ad oggi, ho rivolto la mia attenzione e il mio interesse sui temi della primordialità, delle prime forme di vita e, ad esse correlate, le teorie del cosmo e del Bing – Bang, attraverso forme astratto-figurative. In tutto questo periodo ho anche sperimentato tecniche e materiali nuovi dove appunto la materia è stata parte importante della mia ricerca e del mio lavoro. Il mio ultimissimo periodo o fase è legato all’Estetica paradisiaca, corrente fondata da non molti anni, e su questo filone ho partecipato sia alla Triennale di Roma 2017 che alla mostra recentissima ” Grazie Italia “, nell’ambito della 57^ Biennale di Venezia.

“Silenzio siderale” è l’olio su tela con il quale ha partecipato allla 57a edizione della Biennale di Venezia, più precisamente alla rassegna intitolata “Grazie Italia”. Attingendo dalla sua produzione, ci sono opere che potrebbero riassumere la condizione attuale della nostra regione? E perchè?
Non si tratta di un olio, ma di uno smalto su tela. “Silenzio siderale” è stato scelto perché in linea con la corrente dell’Estetica paradisiaca, come prima accennavo, portata avanti da Daniele Radini Tedeschi, curatore del Padiglione del Guatemala alla 57^ Biennale di Venezia. Ed è proprio in questa Sede -di Palazzo Albrizzi Capello- che la mostra “Grazie Italia” si è svolta per un mese e si è chiusa il 26 novembre scorso, in coincidenza con il termine della Biennale. “Silenzio siderale” è un lavoro monocromo, una composizione di forte lirismo che, come hanno evidenziato i curatori della mostra, rimanda metaforicamente al vuoto e al cosmo, aprendo l’arte alla relazione con la scienza. Un nuovo linguaggio oltre i confini dell’arte che non cerca di riprodurre ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non lo è. Per quanto attiene la seconda parte della domanda, rispondo che non vi è nessun nesso fra la mia produzione pittorica e la nostra condizione regionale. Dovrei attingere al repertorio del passato, alle opere degli anni ‘ 60/ ’70 descritte all’inizio, per trovare un nesso e un riscontro ai bisogni della nostra popolazione, ma siamo in un’altra epoca. Oggi, io credo, che il tema della sofferenza e della miseria si sia molto attutito, anche se rimane forte il disagio dei giovani in cerca del lavoro, che fuggono dalla nostra terra, e degli anziani bisognosi di cura e assistenza, ai quali, spesso, questo viene loro negato.

La poetica della sua Arte, della sua pittura, quanto e come è stata inluenzata dalla sua passione e ammirazione verso la poesia?
Da sempre. Ci sono momenti in cui avverti un impulso interiore, un fremito, palese o solo accennato, che ti porta a veri e propri atti creativi. In quel momento la tua mente catalizza idee, visioni, forti suggestioni e allora i tuoi pensieri fuoriescono in grande libertà suggerendoti l’atto più immediato al quale, in quel momento, il tuo spirito anela. Ti ritrovi, allora, a maneggiare una penna per scrivere oppure ti immergi fra i colori, gli inchiostri, i pennelli e le tele. Mi accade di continuo. Letteratura ed arte visiva così si incontrano, poesia e pittura così s’intrecciano, ma non al fine ultimo di una disputa tra loro ma intorno ad una linea di coesione, di sinergie e condivisione. Una mia mostra di pittura e poesia di qualche anno fa aveva come titolo “Percorsi paralleli”. Ed è proprio quando parola e tratto, segno e colore, storie e visioni s’incontrano e si fondono, pur seguendo percorsi paralleli, si proiettano, come ebbi a dire proprio in quella mostra al pubblico presente, in un alveo di una linea e di un orizzonte comune, dove è appunto l’Arte che primeggia, è l’Arte che si rigenera e vive.

Diverse volte le sue opere sono state protagoniste di importanti appuntamenti internazionali. Come vive il rapporto tra estero e terra natale? E quanto quest’ultimo influenza le sue creazioni?
E’ da oltre un decennio che partecipo a mostre di carattere internazionale, con certa assiduità, sia in Italia che all’estero. L’elenco da fare sarebbe lunghissimo e tutte le mostre realizzate hanno avuto ed hanno delle location molto prestigiose. Spesso, infatti, si è trattato di Musei, di importanti Gallerie o Sedi di Biennali e Triennali spesso collocate in Musei e Palazzi storici, sparsi per il mondo. Londra, Shanghai, Baden-Baden, Parigi, Vienna, Barcellona, Istanbul, Washington, New York. E poi collaborazioni ed esposizioni con gli Istituti Italiani di Cultura di Stoccarda, di Budapest o di importanti e prestigiose Biblioteche come nel caso di Shanghai e, proprio nelle settimane scorse, con la Alviks Bibliotek di Stoccolma, dove ho realizzato una mostra personale con Catalogo della Giorgio Mondadori in lingua Inglese ed Italiana. In questi incontri-confronti con l’arte internazionale assumi una dimensione diversa, perché il confronto avviene molto spesso con Artisti famosi, affermati o addirittura già storicizzati. Non puoi non trarne un ritorno in termini di gratificazione, ma soprattutto di stimoli nuovi che sono alla base, per quanto mi riguarda, per un prosieguo e uno svolgimento di una attività artistica attenta alla Contemporaneità, ma anche ai suoi sviluppi futuri. Sul rapporto tra estero e terra natale non ho molto da dire perché, per certi versi, l’aver creato una rete abbastanza estesa di relazioni internazionali mi fa sentire molto di più un cittadino del mondo che una persona di un angolo periferico della terra com’è appunto il Molise. Certamente questi miei sistematici e frequenti contatti, all’estero ma anche in Italia, fatti di continui confronti e scambi importanti di esperienze incidono anche sulla mia arte.

Maria Elena Francalancia16 Posts

Nata a Cortona nel 1981, si diploma presso l'istituto tecnico commerciale L.Pilla di Campobasso. Successivamente si trasferisce a Roma per intraprendere la carriera universitaria dove studia tre anni presso l'Accademia di belle arti. Ad oggi sono tre le esposizioni che ha tenuto: Reasia, Reasia #2 e Gessetti. Nel dicembre 2013 consegue la laurea in Scienze della comunicazione presso l'università degli studi del Molise, discutendo la tesi in storia dell'arte contemporanea, intitolata: "La pittura dell'immaginario: visionari e Metafisici, da Bocklin al Surrealismo".

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