Oltre la crisi della politica

dimaiosalvini

di Umberto Berardo

Sin dalla nascita di questo “governo giallo-verde” abbiamo manifestato le nostre perplessità relative al cosiddetto “contratto di governo” ed alla sua possibile attuazione per palesi difficoltà di ordine politico ed economico.

Molti punti di tale contratto non ci sembrano orientati all’equità né ad una relazionalità positiva con l’altro e tantomeno ad una cultura del lavoro e dello sviluppo economico. Sul piano dei consensi relativi all’ultimo confronto elettorale il M5S avrebbe dovuto avere un ruolo più incisivo che invece appartiene a Matteo Salvini, leader della Lega ed attuale ministro dell’interno. Quest’ultimo, occorre dire con il consenso dei pentastellati, si muove sul versante della sicurezza sociale e dell’immigrazione con provvedimenti molto discutibili che poco hanno a che fare con il bilancio della Stato, mentre i primi operano su questioni più complesse quale quelle del lavoro, dell’occupazione e della precarietà nelle quali finora le difficoltà non paiono affatto superate.

Questo governo, frutto di un’intesa quasi impossibile tra forze di diverso orientamento, sta provando ad operare, per la verità con molta approssimazione, incertezze, confusioni ed imperdonabili superficialità, come dimostra ad esempio il caso del ponte Morandi, secondo logiche che a nostro avviso sono molto più vicine alle idee della propaganda della Destra piuttosto che al pensiero della componente progressista del M5S che sembra ricacciata nell’angolo. La dimostrazione è che, secondo gli ultimi sondaggi, mentre la Lega viaggia nei consensi intorno al 32%, l’altra forza di governo scende al 28% perdendo circa quattro punti. La realizzabilità di aspetti  programmatici come quelli della Flat Tax, delle misure antiprecarietà, del reddito di cittadinanza  e della cancellazione della legge Fornero si sta schiantando contro il muro della loro incompatibilità economica con il bilancio nella legge di stabilità che si dovrà predisporre dopo il Documento di Economia e Finanza nelle prossime settimane.

Si possono anche inscenare festeggiamenti grotteschi mentre si sa per certo che certe decisioni spingono l’aumento vertiginoso ed immediato degli interessi sui titoli di stato, ma sul Def , che prevede un rapporto tra deficit e Pil al 2,4% , non c’è solo il severo giudizio negativo della quasi totalità degli economisti, ma, mentre si aspetta il giudizio del rating, grandi tensioni sui mercati finanziari con il tonfo al 4,6% di Piazza Affari di venerdì 28 settembre, lo spread in area 280 e pesanti vendite soprattutto sul comparto bancario. Il richiamo immediato di Mattarella a mantenere in ordine i conti dello Stato nella legge di bilancio dopo una giornata in cui si sono bruciati in borsa 25 miliardi di euro di capitalizzazione appare al riguardo quanto mai opportuno e speriamo faccia riflettere sulle determinazioni da assumere nelle varie voci della legge di bilancio sperando che ci si orienti con responsabilità.

Una vera politica di equità e di rilancio dello sviluppo a nostro avviso non può partire se non dal risanamento dei conti dello Stato con l’eliminazione di sprechi e privilegi ed una lotta serrata all’elusione ed all’evasione fiscale. Le forze politiche al governo, autodefinitesi antisistema, si strutturano in formazioni la cui base democratica è davvero labile, riducono a pura simbolicità la figura del presidente del consiglio dei ministri dando enorme spazio a quelle dei due vicepremier, si muovono ispirandosi al sovranismo della politica del blocco di Visegrad, isolandosi sempre più da istituzioni europee che pure hanno bisogno di radicali cambiamenti, si chiudono a possibili determinazioni di equità e condivisione con la logica del ” prima noi”, operano con il solito parametro dei decreti legge che ormai sta estromettendo sempre più il parlamento dalle decisioni che contano, eppure raccolgono una fiducia sempre più vasta tra gli italiani.

Cosa sta veramente succedendo intorno a noi e perché sulla situazione del Paese manca un confronto di base che solo può dare spazio ad una democrazia reale e partecipata? La risposta è molto semplice a nostro avviso. Di fronte al decisionismo verticistico e tra l’altro arruffone ed inconcludente stanno cadendo non solo talune strutture rappresentative istituzionali, ma perfino la possibilità di un dibattito minimo all’interno di partiti e movimenti. Da anni l’efficienza politica ed amministrativa non riesce più ad incarnarsi nelle classi dirigenti del nostro Paese che sembra votato ad una perenne deflazione. Il popolo vive in assoluta precarietà, come dimostra la condizione dell’occupazione, l’inefficienza nei diversi servizi da quello della sanità agli altri dell’istruzione, dei trasporti, della viabilità per finire a quelli della difesa del territorio e dell’ambiente. C’è una sorta di assuefazione all’esistente, perfino rispetto agli scandali che hanno coinvolto e continuano a coinvolgere le forze politiche, mentre avanza la voglia di dare il proprio consenso elettorale a chiunque promette il cambiamento, anche se arriva paradossalmente a giurare di garantire la luna.

L’opposizione parlamentare a questo governo è completamente assente ed incapace di rappresentare un sia pur minimo tentativo strutturato di una prospettiva programmatica alternativa a quella dell’esecutivo. Forza Italia è ormai una sorta di larva, non ha più alcuna parvenza di quella forza politica nata negli anni ’90 e quasi certamente sembra destinata a confluire in un partito unico della destra a trazione leghista. Nel Partito Democratico o in quello che di esso rimane la voglia di beccarsi all’interno per la visibilità ed il potere è nettamente superiore alla necessità di riaccostarsi agli interessi del proletariato che non è scomparso, ma, insieme al ceto medio, appare sempre più precarizzato ed abbandonato. Di fronte a questa crisi drammatica della politica in cui perfino l’affermazione dei valori è stata per decenni solo formale o addirittura strumentale al raggiungimento di obiettivi personali di potere c’è una parte dell’elettorato che diserta i seggi ed un’altra che ancora si illude riponendo le sue speranze in promesse la cui scarsa consistenza di realizzabilità dovrebbe essere chiara senza bisogno di sperimentazioni che possono anche essere disastrose.

A questo occorre aggiungere che con molta probabilità la condizione d’insicurezza economica ed il flusso continuo di migranti hanno indebolito il senso del sociale e fatto prevalere l’individualismo, il nazionalismo e l’etnocentrismo facendo crollare le basi di un sistema valoriale che avevano radici nel pensiero religioso ed in quello delle grandi ideologie solidali. Occorre allora ricostruire un tessuto di valori civili che da noi sono chiaramente definiti nei principi fondamentali della Costituzione e che devono farci considerare l’altro come parte della nostra identità relazionale e sociale. L’Italia e l’Europa hanno bisogno in politica di gente onesta, competente e lontana da interessi personali che sia capace di guardare al bene comune cercando di costruirlo in formazioni o movimenti da riorganizzare su chiare basi etiche e democratiche oltre che sulla voglia di lavorare con tenacia per far uscire decisioni razionali il nostro Paese e l’Unione Europea da una crisi economica e da una disoccupazione incancrenita soprattutto al Sud.

La rifondazione della politica non può che appartenere a giovani culturalmente e tecnicamente preparati in grado di operare nei diversi settori del sociale dentro e fuori dalle istituzioni, ma con la tenacia e la capacità di creare una società dove ci sia equità, lavoro per tutti ed una soddisfacente qualità di vita. Per tale compito occorre ovviamente una preparazione che va costruita nel sistema scolastico, ma anche un controllo sulla funzionalità dell’impegno nell’attività politica che oggi spesso ha presenze senza efficienza sul piano legislativo ed amministrativo. Tutto questo occorre ricercare con ogni urgenza e poi, come sul dirsi “se son rose, fioriranno”, perché l’ottimismo non deve mai abbandonare chi ha speranza e voglia di cambiamenti per il raggiungimento dello sviluppo economico e di quella giustizia sociale troppe volte evocata e mai almeno tratteggiata con la costruzione di alcuni suoi pilastri.

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