Il diavolo veste Romagnuolo/Fenomenologia, pedagogia e isteria di una leghista molisana

aida

testata sblog tabassoA un amico che mi suggeriva di desistere da tante stroncature contro la consigliera regionale Romagnuolo (“è una poveretta, le dai troppa importanza”), rispondevo che quella poveretta sta al calduccio di un insperato stipendio. E aggiungevo che una delle missioni della stampa è quella di “affliggere i soddisfatti e confortare gli afflitti (afflict the comfortable and comfort the afflicts), come diceva John Pulitzer, promotore del mitico premio giornalistico.

Tuttavia, proprio quando pensavo di rinsavire e di metter fine a tanto accanimento, ecco che l’oggetto dei miei strali si produce in una ennesima intemerata contro monsignor Bregantini, reo di aver preso posizione in favore del sindaco di Riace Mimmo Lucano, cioè di uno che ha messo in atto una strategia dell’accoglienza apprezzata in tutto il mondo. Ma talmente odiata dalla Romagnuolo da indurmi a non mollare la presa su di lei e a farmi anzi riflettere che la sua presenza sulla ribalta politica molisana ci offre una pubblica e illuminante lezione sul grado di decadimento che attraversiamo, non solo il Molise. Questa utile “pedagogia” la dobbiamo per paradosso alla candida schiettezza della leghista nostrana e al suo deintellettualizzato interventismo. Voglio dire che, nella sua isterica autenticità, lei rende palesi a tutti noi mentalità, sociologia e conseguenze del salvinismo per l’Italia e per l’Europa. Lei rende insomma esplicito quello che i volponi leghisti, di prima e ultima ora, mascherano dietro cauti giri di parole e astuti silenzi. Loro sono il Lupo, Aida è il Cappucetto rosso.

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L’ossessiva crociata della leghista contro la massima autorità religiosa del Molise è frutto di un’interessante distorsione. Lei che sta a Salvini come una gratificata cagnolina sta al suo padrone, lei che scambia Pontida per San Pietro, non percepisce la differenza tra subordinazione gerarchica e fede religiosa e confonde l’idolatria verso il Capo con l’affinità di un Vescovo col rappresentante di Cristo in terra. Bregantini e Bergoglio predicano l’amore per il prossimo, la Romagnuolo e Salvini l’odio per il diverso. “Famiglia cristiana” mette in copertina un satanico Salvini con la scritta “Vade retro”, e in Aida scattano intemerate come l’ultima di cui offriamo qui di seguito un piccolo florilegio:
1) “Mi guardo bene dal condannare il sindaco di Riace”. Però ci aveva già pensato Salvini, unico ministro degli Interni ad aver mai gioito pubblicamente per l’arresto cautelare di un cittadino.
2) “Quando in Italia succede qualcosa che colpisce strutture e persone di sinistra, le uniche due voci che cercano di saltare la staccionata sono quelle di Bregantini e Saviano”. a) Per “strutture” intende i centri d’accoglienza fatalmente “di sinistra”; b) Le “uniche voci che saltano la staccionata”, non sono “uniche” (Aida non legge giornali): c) Quanto al “salto di staccionata delle voci” è una scoperta che fa saltare ogni teoria sulla propagazione dei suoni.
3) “Invito Bregantini a interessarsi di più delle sue pecorelle smarrite”. Più che un invito è un’ingiunzione alla quale ci associamo con tutto il fervore possibile a patto di cominciare dalla pecorella molisana Aida Smarrita Romagnuolo.

Giuseppe Tabasso62 Posts

Nato a Campobasso nel 1926, laurea in lingua e letteratura inglese, ha iniziato la carriera giornalistica in vari periodici (Gente, L’Europeo, Radiocorriere). Inviato speciale di politica estera al GR3 della Rai, ha seguito dal 1976 i massimi eventi internazionali e 13 viaggi di Giovanni Paolo II all’estero. Ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, a Londra e a Colonia per le sezioni italiane della BBC e della Detuschland Funk. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); per le Edizioni Il Bene Comune: Post Scriptum. Prediche di un molisano inutile (2006); Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Molise, anno zero (2009) e Moliseskine (2016); per l’Editrice Filopoli, Mol(is)eskine (2013); Gli Esuli. Tra il mito di Abramo e di Ulisse (in Campobasso capoluogo del Molise, Vol. III, Palladino Editore). Ha diretto con Tarquinio Maiorino il mensile Molise (1992/3).

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