Da Friburgo a Campobasso/Pasionaria molisana cercasi

testata sblog tabassoKatharina Schulze, la “pasionaria sorridente”, ha cambiato il destino della Baviera e, forse, della Germania con un exploit elettorale a danno dei conservatori che ha smentito chi dava per morti i Verdi da sempre europeisti con una visione alternativa della società. «Vogliamo migliorare il mondo, ogni giorno un po’» si gridava dal palco per festeggiare la vittoria. La trentatreenne Katharina Schulze vive da anni a Monaco ma è nata a Friburgo, una circostanza biografica cui attribuisco un valore significativo poiché si dà il caso che l’anno scorso, fremendo d’invidia e di rabbia, ho visitato proprio a Friburgo un rinomato e ridente quartiere periferico denominato Vauban.
Questa zona della città fu pianificata nel 2006 da un sindaco “verde” per realizzare una città ecologica a misura d’uomo, a zero emissioni di gas serra con benefici ambientali e di salute. A Vauban vivono otre seimila abitanti su poco più di due chilometri quadrati dove sette famiglie su dieci non possiedono auto, ma chi non può farne a meno può parcheggiarla in due decentrati e piuttosto costosi parcheggi. La cittadinanza dispone comunque di un servizio tramviario perfetto che scoraggia l’uso dell’auto grazie anche a un sistema di car sharing. Del resto negozi, ristoranti, banche e scuole sono disseminate ovunque, in modo da non doversi allontanare troppo dalle proprie abitazioni. E’ in città a misura di pedone come queste che dunque si forma una vera cultura ambientalista e non è certo un caso che Katharina Schulze vi sia vissuta da ragazza.
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Se riportiamo alle nostre latitudini il boom dei Verdi bavaresi, ci sorgono pensieri molto amari sul nostro ambientalismo che pare ormai ridotto a figlio spurio dell’immigrazione madre di tutti i problemi. E sembra trascorso un secolo dai pirotecnici comizi ambientalisti di Beppe Grillo rispetto all’attuale smemoratezza del governo giallo-verde (colore quest’ultimo che con i Verdi non ha nulla a che fare). Ed è naturale che questo approccio nazionale si rifletta anche a livello regionale e locale. Ci chiediamo infatti se alle elezioni municipali in vista, I candidati sindaci mostreranno qualche resipiscenza in materia. E sarebbe un sogno se qualcuno di loro pensasse di replicare qualcosa che somigliasse anche vagamente alll’utopia realizzata dal sindaco di Friburgo.
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Mi piace infine concludere questa nota riferendomi alla foto che la correda in testa. Essa mostra una strada di Vauban vuota perché prima che la scattassi vi giocava a pallone un gruppo di ragazzini. Un peccato che abbia dovuto desistere per legge dal fotografarli, perché nel vederli giocare ho rivissuto gli anni scavezzacollo della mia infanzia campobassana quando giocavamo ogni anno un mini-campionato stradale: via Cardarelli contro via Garibaldi, via Scatolone contro via Sant’Antonio Abate (noi borghesi della Scatolone regolarmente umiliati dai proletari del Sant’Antonio Abate pur disponendo di un fantastico attacante di nome Riccardo De Socio). Non circolavano macchine, si sudava, si cadeva sul selciato non sull’erba, si tornava a casa con gomiti e ginocchia sbucciate ma si respirava a pieni polmoni aria pulita. Proprio come a Vauban, Friburgo, 80 anni dopo.

Giuseppe Tabasso135 Posts

(Campobasso 1926) ha un nipotino, due figli e una moglie bojanese, sempre la stessa dal 1955. Da pianista dilettante formò una band con Fred Bongusto. A suo padre Lino, musicista, è dedicata una strada di Campobasso. Laureato in lingua e letteratura inglese, è giornalista professionista dal 1954. Nel 2018 è passato dall’Ordine dei Giornalisti del Lazio a quello del Molise per terminare la carriera dove l’ha iniziata. Ha lavorato in vari quotidiani e periodici (Paese sera, Corriere lombardo, Ore 12, L’Europeo, Annabella, Gente, Radiocorriere). Inviato di politica estera per il GR3 della RAI, ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, nelle sezioni italiane della BBC a Londra e della Deutschland Funk a Colonia. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); Post Scriptum, Prediche di un molisano inutile (Bene Comune Edizioni 2006), Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Moliseskine (Bene Comune Edizioni, 2016). Per le stesse Edizioni è in corso di pubblicazione Fare un giornale, diventare giornalisti, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori.

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