Carnevale di Larino: i valori nascosti dietro la bellezza

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di Anna Maria Di Pietro

Si è conclusa ieri la 44esima edizione, la prima storica, del Carnevale di Larino, che, per due fine settimana consecutivi ha inondato la città di musica e colori, diventando attrazione per migliaia di persone. Sei i carri allegorici che, accompagnati dalle coreografie dei loro corpi di ballo, hanno rappresentato temi fondamentali legati all’attualità.

Il Bagaglio Umano” del gruppo I Gatti Randagi, che si è aggiudicato il primo posto sia per il carro, sia per il balletto, ha affrontato la spinosa questione dell’immigrazione, concentrandosi soprattutto sul difficoltoso viaggio in mare, personificato da un gigantesco Poseidone. Coloratissimo “Il Canto del pollo spennato”, classificatosi al secondo posto, con cui il gruppo costruttore Gioventù Frentana ha illustrato la situazione di tutti gli italiani “spennati” come polli dall’eccessiva tassazione. L’Associazione Carnaval, invece, con “L’Incantatopi”, terzo classificato, ha richiamato la figura di Matteo Renzi, che, durante il suo Governo, ha adottato una politica tanto ammaliatrice quanto deludente.

Io non ho paura”, dell’Associazione Officina dell’Arte, ha “narrato” la triste realtà del terremoto, generatore di paura e fragilità, omaggiando, nel contempo, tutte le Forze dell’Ordine, in particolar modo i Vigili del Fuoco, per il valido supporto che sempre donano alle popolazioni colpite dal sisma. Il gruppo I Larinelli, con il loro “Ritorno al passato”, si è concentrato sul paventato ritorno atomico nelle mani dei tre potenti leader di Stati Uniti, Corea del Nord e Russia. Infine, “La solita favola italiana”, quella di Pinocchio, con cui il gruppo Selvaggi ha dato voce alla classe operaia, in un’allegoria politica collegata al mondo del lavoro.

Ma dietro a tanta bellezza, a tanta maestria, si nascondono altri aspetti, altrettanto belli, profondi. Un plauso va a tutti i ragazzi, giovani e meno giovani, che, coniugando impegno e passione, realizzano delle vere e proprie opere d’arte, con tecniche che hanno affinato nel tempo, portando il Carnevale larinese a far parte de “I Carnevali D’Italia”. Ragazzi che, negli anni, sono cresciuti fisicamente e “professionalmente” attorno ai carri, lavorando soprattutto di notte per la loro realizzazione, instancabilmente e, spesso, in condizioni difficili e con pochi mezzi, spinti solo dall’amore per una manifestazione che sentono scorrere nelle vene.

Aspetto interessante e significativo di questo afflato di indescrivibile coinvolgimento, è da rinvenire nel momento aggregativo, nella profonda valenza associativa che porta tante mani a unirsi sotto la spinta di un interesse non solo comune, ma della comunità. Non meno importanti sono i momenti di convivialità che, attraverso i banchetti a base di cibi della tradizione, si traducono in profonda condivisione. E non è poco, in un piccolo paese dove le alternative sono veramente scarse.

E poi, ancora, la solidarietà tra i gruppi costruttori, la capacità dei più esperti nel coinvolgere i giovani apprendisti, l’impegno di chi prepara con cura le coreografie che rappresentano una cornice importante e, unitamente, la partecipazione di chi, con grande senso di responsabilità, si allena costantemente durante le prove. Insomma, dietro ai “Giganti di Cartapesta” si celano profondi aspetti umani, che rendono ancor più significativa una manifestazione capace di fortificare lo spirito identitario di un’intera comunità. Grazie, allora, a chi, di anno in anno, coltiva l’impegno per dar vita a qualcosa di unico.

Anna Maria Di Pietro23 Posts

Nata a Roma (Rm) nel 1973, studi classici, appassionata lettrice e book infuencer, si occupa di recensioni di libri e di interviste agli autori, soprattutto emergenti.

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