“Sentenze” di genere

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In questi ultimi giorni, hanno fatto molto discutere due sentenze di secondo grado, entrambe relative alla violenza di genere. La prima, del Collegio della Corte d’Appello di Ancona risalente al 2017 e ritornata alla ribalta per il suo annullamento, assolveva un gruppo di giovani dall’accusa di stupro nei confronti di una ragazzina peruviana, basandosi, pare, sul fatto che sul telefonino degli accusati, il numero di telefono della vittima fosse registrato con un nome alludente alla poca avvenenza della stessa e, dunque, ritenendo questo elemento come fondamentale per escludere il reato; la seconda, emanata dalla Corte d’Appello di Bologna, riguardante lo sconto di pena, da 30 a 16 anni, accordato a un uomo, reo confesso dell’omicidio della sua compagna, sulla base del fatto che l’imputato avrebbe agito in seguito a una “tempesta emotiva”.  Molte sono state le polemiche suscitate e molte le prese di posizione, anche forti. Noi abbiamo chiesto il parere a chi, come Maria Grazia La Selva, attraverso la Onlus “Liberaluna”, è al fianco delle donne e combatte contro ogni tipo di violenza.

“Per quanto riguarda il caso dello stupro perpetrato ai danni della ragazza peruviana, va collocato nel “bullismo di genere”, di cui, purtroppo, non si parla quasi mai e che consiste nel fatto che spesso le vittime vengono bullizzate perché non rientrano nei canoni del genere relativo al loro sesso. Per esempio, un ragazzo effeminato viene denigrato perché si cerca di “normalizzarlo”, ossia di farlo” rientrare” nei parametri prettamente maschili.  Stesso discorso avviene per una ragazza ritenuta “poco femminile”. Questo è accaduto alla ragazza peruviana: è stata stuprata proprio perché la sua “mascolinità” la rendeva poco femminile e, dunque, doveva essere riportata alla normalità attraverso un atto invasivo della sua sfera più intima, cioè quella sessuale.  I giudici, però, non hanno considerato l’aspetto psicologico degli aggressori e hanno ritenuto l’aspetto fisico quasi come un impedimento al reato. Ma non è così, anzi, è il contrario. Bisogna comprendere che la violenza sessuale, spesso è uno sfregio, un atto di punizione verso una vittima che non rientra nei canoni dell’aggressore, dunque, non sempre la si pone in atto per ricavarne un piacere. Per quanto riguarda la sentenza sullo sconto di pena, bisogna considerare i problemi legati alle logiche processuali, in quanto il rito abbreviato già riduce la pena di un terzo. Proprio in relazione a questo, il ministro Giulia Bongiorno sta portando avanti una battaglia affinché il rito abbreviato sia escluso per i reati di femminicidio e omicidio. Questa riduzione di pena è stata letta da tutti come un ritorno al delitto d’onore, ormai abolito nel 1981. Le polemiche sono state scatenate dal fatto che le attenuanti sono state accordate perché il reo avrebbe agito per un eccesso di gelosia, anche dettato da deludenti situazioni sentimentali pregresse. Non si è parlato di raptus e, quindi, di incapacità di intendere e di volere, ma di “tempesta emotiva”. Una motivazione sconvolgente che, tra le righe, autorizza tutti ad ammazzare chiunque causi una reazione emotiva. Questo messaggio non deve assolutamente passare. La gelosia, poi, non può essere un’attenuante. Ma bisogna cambiare forma mentis, perché ancora si sente dire che alcune donne provocano l’ira dei compagni o dei mariti con i loro comportamenti. Bisogna educare al rispetto dell’altro e questo è il lavoro che facciamo con “Liberaluna” nelle scuole, a partire dall’infanzia. Diciamo sempre ai ragazzi che, al di là delle differenze di sesso, di razza e di qualsiasi altro tipo, c’è una cosa che  accomuna tutte le persone: siamo tutti esseri umani. Bisogna guardare la persona, non il suo aspetto, il suo comportamento esteriore. Guardando gli altri oltre l’aspetto esteriore, li rendiamo liberi e la stessa libertà si rifletterà su di noi, in un rapporto di reciprocità. Questo insegniamo e su questo cerchiamo di far riflettere. E non si parla solo di violenza di genere, ma, di violenza in generale. Non esistono solo uomini violenti, ma anche donne violente”.

Dunque, una lunga riflessione, con una chiave di lettura universale, valida contro ogni forma di violenza, che pone al centro il rispetto dell’altro, considerando aspetti sociali e non solo giuridici.

Anna Maria Di Pietro43 Posts

Nata a Roma (Rm) nel 1973, studi classici, appassionata lettrice e book infuencer, si occupa di recensioni di libri e di interviste agli autori, soprattutto emergenti.

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