LIBERANOME: AI CINQUE STELLE È STATO IMPEDITO DA ROMA DI ALLEARSI CON NOI

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di Paolo Di Lella

intervista con Paola Liberanome

Racconto l’antefatto per i nostri lettori. Qualche giorno fa abbiamo intervistato Roberto Gravina, gli abbiamo chiesto se avesse avuto contatti con altre forze e ci ha detto che c’era stato un incontro tra di voi e che vi eravate lasciati con l’intenzione di dare seguito all’interlocuzione. Senonché la ricerca di un accordo si era poi interrotta bruscamente. Dalle dichiarazioni di Gravina sembrava emergere che la rottura fosse avvenuta più per volontà vostra che loro. Siccome la cosa vi ha irritato, vi diamo l’opportunità di replicare

Non è una questione di irritazione. Nell’intervista che avete pubblicato ci sono due passaggi molto pesanti all’indirizzo di due avversari politici: noi e il PD. Proprio rispetto a questo, riteniamo opportuno fare delle precisazioni. Gravina dice che “quelli di Io Amo Campobasso hanno fatto i preziosi”. Francamente, non è così. Abbiamo sempre detto che come forza civica avevamo interesse a mettere insieme parti e pezzi della città, accogliendo chiunque fosse interessato a condividere un percorso e un progetto che, in prima battuta, è stato costruito su base valoriale. Quindi, non abbiamo fatto i preziosi, ma ci siamo messi a disposizione di tutte le forze politiche in campo, compresi i Cinque Stelle. Il successivo passaggio di Gravina riguarda proprio la mia persona, poiché ha detto: “Paola Liberanome, durante una trasmissione televisiva, ha affermato che il dialogo con i Cinque Stelle si è interrotto per input del nazionale, mentre così non è, perché il dialogo si è rotto per volontà loro e non a causa di un input nazionale”. Questa è una congettura di Roberto Gravina e tale deve rimanere, perché i fatti sono di tutt’altro respiro. Infatti, dopo la riunione con i Cinque Stelle, in cui eravamo due delegazioni formate da cinque persone ciascuna, durante la quale ci siamo detti un sacco di cose, scambiandoci diverse idee, ci siamo lasciati d’intesa che, nel massimo rispetto della loro identità, avremmo atteso che dal nazionale prendessero delle decisioni, al fine di poterci poi ricontattare. Questi sono fatti e non congetture.

Con quali toni è avvenuta l’interlocuzione, visto che Gravina ha lasciato più volte intendere che c’erano importanti affinità tra i vostri programmi?

Invece io penso che i programmi non sono per niente simili. Riconoscendoci in uno spirito unitario, che era il loro spirito originario ed è il nostro spirito odierno, abbiamo detto che bisognava scendere in campo per colmare il vuoto di rappresentanza esistente. Ci sono istanze che abbiamo condiviso con un comune atteggiamento critico rispetto a quello che c’è stato finora. Proprio Gravina ci ha detto: “mi ricordate noi al nostro esordio”. L’intesa era, intanto, sulle istanze di base che avevano portato noi a scendere in campo.

Voi non avete avanzato delle eccezioni durante l’incontro?

Abbiamo detto che sulla necessità di rottura col passato eravamo in linea, sottolineando però il fatto che era una necessità che loro rappresentavano all’inizio del loro percorso politico e non più oggi, mentre noi l’abbiamo presa ora in carico come nostra istanza.

Questo, per esempio, potrebbe essere stato interpretato come un elemento di preziosità e di supponenza della vostra posizione…

Sinceramente, io credo che in un confronto rispettoso, ognuno debba dire quello che ritiene possa essere una base sulla quale continuare a lavorare e quello che invece deve essere escluso. I Cinque Stelle oggi non fanno più opposizione, forse lo hanno dimenticato. Sono al Governo con la Lega e non è un elemento da poco. Questo lo abbiamo fatto notare. Per esempio, gli abbiamo chiesto se quello che nel nostro manifesto abbiamo fortemente detto, ribadito e sottolineato, cioè l’antifascismo, l’antirazzismo e l’europeismo, potesse essere una pregiudiziale. Loro ci hanno risposto che avrebbero ragionato con noi, perché, tutto sommato, a livello locale potevano esserci margini di scontro minori rispetto alle linee della politica nazionale. A Roberto ho sempre riconosciuto il fatto di essere una voce critica all’interno del suo movimento; ho sempre avuto parole di apprezzamento per lui, sia come persona, per la sua correttezza, il suo garbo e la sua capacità di stare al mondo, sia sotto il profilo politico, per la sua connotazione di voce critica all’interno del movimento, che ci permetteva di poter pensare allo sviluppo di un progetto comune. Quindi, abbiamo discusso parecchio con loro, passando dal piano valoriale a quello concreto, discutendo su quello che in realtà si poteva fare e stabilendo che ci si poteva trovare in sintonia su alcuni temi: politiche riguardanti la mobilità alternativa, ambiente ed ecologia, politiche sociali. Su queste ultime, magari, avremmo avuto qualche difficoltà per certe scelte che loro hanno portato avanti a livello nazionale, perché io contestavo il fatto che il reddito di cittadinanza mischiasse politiche assistenziali e politiche attive sul lavoro, creando un miscuglio che non porta né da una parte né dall’altra.

Il dialogo, dunque, c’è stato e ti racconto, rispetto a questo, anche un dettaglio. L’incontro con loro è avvenuto a tarda sera e si è concluso dopo mezzanotte, nonostante io avessi, il giorno dopo, una sveglia alle quattro; non sarei mai andata a quell’incontro, dormendo solo quattro ore e partendo poi per Roma, se non avessimo avuto l’intenzione e la voglia di costruire un dialogo serio sull’ipotesi di un possibile percorso comune

Ma è stato affrontato anche il discorso della leadership?

Noi eravamo in una fase in cui tutte le nostre energie erano concentrate sul programma; avevamo fatto un primo grosso sforzo interno per capire chi, oltre a un gruppo di persone che aveva già cominciato a ragionare intorno a questo progetto, potesse seguirci. Dopo questa fase iniziale, in cui abbiamo cercato di ricollegare persone che si erano allontanate dalla politica attiva, che avevano voglia di esprimersi, e parti della città che non si sentivano rappresentate, abbiamo iniziato a lavorare. Il primo passo è stato il manifesto che è uscito il 14 febbraio e dalla risposta calorosa che abbiamo ricevuto, si è pensato di dover proseguire. Quando abbiamo iniziato a incontrarci, non avevamo idea di dove saremmo arrivati. Siamo giunti alla presentazione della lista e del programma dopo un percorso duro e intenso di lavoro, studio, confronto, dialogo con le forze politiche e le associazioni presenti sul territorio. Quindi, l’incontro con i Cinque Stelle è avvenuto in un momento successivo, quando eravamo molto concentrati sulla rifinitura del programma e avevamo cominciato a dialogare con le forze politiche che avevano manifestato interesse verso il nostro progetto. In questa fase, continuavamo a dire, anche con grande forza, ai Cinque Stelle come al PD, che volevamo un dialogo sui temi e non sulle persone; abbiamo detto al centrosinistra e ai Cinque Stelle esattamente le stesse cose.

Quindi, voi avete rimandato il discorso sulla leadership?

Noi abbiamo detto che volevamo prima capire se si potesse avere una visione condivisa su cosa fare di questa città. I discorsi sulla leadership li dovevamo necessariamente rimandare a un passaggio successivo.

Loro, invece, hanno proposto questo argomento?

L’argomento è venuto fuori, perché era inevitabile, ma abbiamo detto, come abbiamo fatto anche con il PD, che avremmo voluto prima pensare al programma e poi ai nomi da inserire nella lista.

E sareste stati aperti in questa discussione?

Saremmo stati aperti a decidere in maniera democratica l’eventuale leadership. Quindi, non abbiamo mai posto pregiudiziali sui nomi. Abbiamo voluto prima capire se ci fosse una possibilità concreta di proseguire o meno il dialogo e ribadisco che questa possibilità non dipendeva da Gravina.

Ma se fosse stato per Gravina…

Se fosse stato per Gravina, probabilmente, avremmo continuato a parlare, perché, ripeto, riconosco a Roberto delle qualità personali che portano a una linea di dialogo e confronto e, in più, gli riconosco la qualità politica di tentare l’ascolto di chi è diverso da lui.

La rottura, allora, su cosa si è consumata?

Non c’è mai stata una rottura. Noi ci siamo lasciati in maniera amichevole, dicendo che, nel rispetto del loro pensiero, avremmo aspettato che si sciogliesse il nodo della questione a livello nazionale, legata alla possibilità dei Cinque Stelle di allearsi o meno con liste civiche. Noi, infatti, gli abbiamo detto di essere una lista civica nel senso più puro del termine, tanto da avere anime diverse al nostro interno, ma che avremmo portato a sintesi, arrivando a un percorso condiviso. Però, circa le indicazioni dal nazionale, noi non abbiamo ricevuto più nessuna notizia diretta, ma abbiamo appreso dai giornali, attraverso le dichiarazioni di Di Maio, che non gli è stata concessa la possibilità di fare un’alleanza con noi. Questi sono i fatti.

Questo Roberto lo ha detto, ma ha anche dichiarato che, durante il colloquio con voi, quando ancora non avevano recepito alcuna indicazione dal nazionale, da parte vostra c’era stata più di un’obiezione nei loro confronti

Assolutamente no! Ci siamo lasciati con la promessa di risentirci dopo aver risolto la situazione a livello nazionale. Nel momento in cui abbiamo letto le dichiarazioni di Di Maio, in cui diceva che i tempi non erano maturi e bisognava rimandare alle prossime amministrative d’autunno eventuali alleanze con liste civiche, abbiamo deciso, per rispetto, di non contattarli. Dunque, l’alleanza non c’è stata non per mia volontà o per volontà di Gravina, ma per il Movimento Cinque Stelle nazionale che ha preso posizioni molto nette. Quindi, nell’incontro che abbiamo avuto non c’erano dietrologie o retropensieri. Io stessa non mi sarei prestata a fare il fantoccio per parlare quattro ore con loro, sapendo che le idee erano altre.

Invece, nelle discussioni all’interno del vostro movimento, come è stata affrontata questa questione?

Leggendo la dichiarazione fatta da Gravina, mi ha colpito molto la frase, a mio avviso grave, in cui diceva: “al loro interno hanno una insopportabile anima legata al PD”. Ho trovato questa cosa grave da un lato, mentre dall’altro mi ha sorpreso, perché l’avversario politico è dotato di una sua dignità e ritenere che sia insopportabile solo per il fatto che si trovi in uno schieramento diverso e abbia idee politiche diverse, la trovo una cosa preoccupante.

Dal loro punto di vista è insopportabile l’aggancio al PD, per ovvie ragioni politiche…

Io, invece, trovo che sia una dichiarazione grave e irrispettosa, perché dietro la parola “insopportabile” leggo l’incapacità del confronto, l’autarchia. Tra l’altro, nel nostro movimento non abbiamo mai celato le diverse componenti e le diverse anime; abbiamo sempre detto che avevamo un’anima legata all’area di centrosinistra e, al tempo stesso, con pari dignità, era presente una corrente fortemente legata al Movimento Cinque Stelle. Per me, senso civico vuol dire riuscire a fare sintesi tra idee diverse. Io non mi permetterei mai di definire insopportabile l’una o l’altra parte e, per quanto mi possa professare antirazzista, antifascista, non riesco a pronunciare la parola “insopportabile” neppure rispetto alla compagine del centrodestra; sono avversari politici e come tali necessitano di rispetto, qualunque idea abbiano.

Neanche Salvini è “insopportabile”?

Salvini è una persona da combattere strenuamente con le armi della cultura, prima di tutto, e del rispetto che lui non ha verso gli altri, ma che noi dobbiamo dimostrare di avere.

Voglio capire se all’interno del vostro movimento ci fosse una buona disposizione nei confronti della strada che si era aperta con i Cinque Stelle. C’è un’anima piddina, anche se non insopportabile, come diceva Gravina?

Abbiamo sempre detto che al nostro interno ci sono persone che hanno ancora la tessera del PD, persone che si sono allontanate dal centrosinistra perché non credono più in quel progetto politico; persone che, lasciato il centrosinistra, hanno trovato collocazione, almeno come punto di raccolta delle istanze di critica contro le politiche che sono state portate avanti proprio dal centrosinistra, proprio nel movimento Cinque Stelle e persone che dal movimento sono state deluse e sono venute verso un’esperienza più civica, ma con eguali istanze di critica, che rappresentano una necessità di rottura. Queste due anime sono state trattate con pari dignità e tutti i processi che hanno portato a dialogare con le forze in campo sono stati democratici. Al nostro interno abbiamo speso serate, pomeriggi, notti a discutere, a chiarire, a prendere decisioni che ci potessero portare ad avere un percorso condiviso e che non avesse spaccature rispetto agli aderenti alla nostra idea e alla nostra proposta. Non abbiamo mai stigmatizzato l’ala movimentista contro l’altra parte e viceversa. Tra l’altro, al nostro interno ci sono persone che hanno pubblicamente dichiarato di aver votato il movimento Cinque Stelle e che sono tra i nostri fondatori. Per cui mi risulta davvero difficile pensare che non abbiamo ascoltato queste persone e non abbiamo cercato di capire con loro che percorso unitario si potesse fare.

Ma sarebbe stato un argomento divisivo o no?

No, perché abbiamo sempre lavorato in maniera democratica. Se chiarisci bene qual è il tuo obbiettivo e il tuo progetto, le persone le porti a ragionare in una direzione unitaria, lavorando tutti insieme sulla stessa idea di città e sulla proposta per i cittadini. Questa è la priorità e, quindi, non deve interessare chi vuole darci una mano per realizzarla. Noi appariamo perché noi stessi siamo il nostro programma. Questo lo dico anche di me; io sono semplicemente qualcuno che parla per gli altri, sono un elemento neutro e in quel caso l’elemento neutro era il programma, il progetto per la città.

Ti senti di dire che eravate ben disposti?

Si, eravamo ben disposti a dialogare.

Quindi, l’elemento di rottura è stato che dal nazionale hanno posto il diktat ai Cinque Stelle

Sì. Noi abbiamo fatto un percorso durante il quale, per mesi, abbiamo continuato a dire che come lista civica avevamo messo insieme una serie di persone che hanno rinunciato a un pezzo della loro vita privata, professionale, privata, familiare, solo per dare qualcosa e non per ricevere, pensando di poter fare qualcosa di buono per la propria città. Quando abbiamo cominciato a lavorare in concreto, abbiamo redatto un programma e lo abbiamo messo a disposizione della città, senza pensare di doverci presentare per forza all’appuntamento elettorale, perché inizialmente ci siamo costituiti come associazione culturale. Abbiamo lavorato per mesi con l’intento di mettere a disposizione della città qualcosa che ribaltasse le logiche, le dinamiche e il paradigma del dibattito politico che era già iniziato da mesi con discussioni su nomi, possibili alleanze, ma senza parlare mai di problemi, soluzioni e idee. Quindi, lavorando intorno al programma, riunendo pezzi di città, l’apertura verso chi voleva darci una mano è stata naturale. Ma a quel punto l’interlocutore diventa neutro.

L’interlocutore però si porta dietro la sua storia, quello che ha rappresentato prima…

Diventa neutro nel momento in cui trova un accordo sulla base valoriale impiantata nel manifesto e questo era stato chiarito fin da subito con i Cinque Stelle.

Immagino che con il PD l’interlocuzione sia stata diversa, nel senso che loro venivano dal governo della città nei confronti del quale voi vi siete disposti criticamente

Noi ci siamo disposti criticamente, ma sempre con rispetto. Con il PD abbiamo messo subito in chiaro che la parte critica l’avevamo espressa nel manifesto, dichiarando che la loro azione amministrativa era deleteria e inefficiente, esprimendo la ferma necessità di voltare pagina.

Però Battista non ha mai rotto con la sua azione amministrativa, anzi…

Ovviamente, è comprensibile che il sindaco uscente cerchi di difendere il proprio operato. Ma un’interlocuzione seria e rispettosa ci permette oggi di incontrarci, stringerci la mano, dirci di non essere riusciti a creare un’alleanza, con tranquillità.

E qual è stato l’elemento di rottura col PD?

Intanto, nell’interlocuzione abbiamo trovato un’apertura anche insperata, perché noi abbiamo sempre espresso la nostra critica, ma abbiamo anche trovato la consapevolezza da parte del PD di una necessità, avvertita sia a livello locale che nazionale, di un rinnovamento radicale, che in parte ci faceva gioco, perché anche noi potevamo essere visti in maniera funzionale rispetto a questa richiesta della loro base elettorale. Probabilmente, però, i tempi non erano maturi.

Questo come si è manifestato?

Si è manifestato con la ricandidatura di Battista, perché noi avevamo chiesto un segnale di rottura e con la ricandidatura era impossibile pensare a un cambiamento per la città riproponendo l’amministrazione uscente, verso cui siamo stati sempre critici.

Paolo Di Lella79 Posts

Nato a Campobasso nel 1982. Ha studiato filosofia presso l'Università Cattolica di Milano. Appena tornato in Molise ha fondato, insieme ad altri collaboratori, il blog “Tratturi – Molise in movimento” con l'obiettivo di elaborare un’analisi complessiva dei vari problemi del Molise e di diffondere una maggiore consapevolezza delle loro connessioni. Dal 2015 è componente del Comitato scientifico di Glocale – Rivista molisana di storia e scienze sociali (rivista scientifica di 1a fascia), oltre che della segreteria di redazione. Dal 2013 è caporedattore de Il Bene Comune e coordinatore della redazione di IBC – Edizioni. È autore del volume “Sanità molisana. Caccia al tesoro pubblico”. È giornalista pubblicista dal 2014

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