Appunti d’estate (2)/ I “giornalai”, lo scrivere “a ruota libera” e l’autogol di Toma

nell'articoloLa stagione estiva è iniziata con una battuta infelice ma rivelatrice pronunciata dal presidente Donato Toma in TV: “I cittadini sono più intelligenti di quanto immaginano i giornalai”. Che sarebbe come dire che i contribuenti sono più intelligenti di quanto immaginano i commercialai o commercialisti che dir si voglia.

Immediata la reazione con richiesta di scuse da parte dell’Ordine dei Giornalisti. Toma si avvede della gaffe, tenta di rabberciare ma la toppa è peggiore del buco: “Ma io – ha precisato – ce l’avevo con quelli che scrivono a ruota libera sul web”. I giornalisti sono spesso i primi a dileggiare il loro mestiere: “meglio che lavorare”, dicevano una volta con paghe meno irrisorie di oggi. Poi a svillaneggiarli hanno brillato i grillini e non parliamo di Salvini che dà del pedofilo a chi osa riprendere il figlio sedicenne su un mezzo della Polizia. In tutto il mondo del resto i politici hanno rapporti a dir poco problematici con giornalisti poco servizievoli. Trump ebbe a definire la stampa «un fottuto plotone di esecuzione”. Eppure in certi Paesi i giornalisti vengono sbattuti in prigione e sono loro a finire spesso dinanzi a plotoni di esecuzione.

Non è, graziaddio, il caso di Toma, però ogni tanto a tutti gli esponenti di governi, anche locali e municipali, andrebbe ricordata l’esistenza di contrappesi che regolano i sistemi democratici e che oltre ai poteri legislativi, esecutivi e giudiziari, c’è appunto un quarto potere che esercita una preziosa funzione di controllo e di vigilanza sul funzionamento delle istituzioni (quello che in America è chiamato watchdog, cioè cane da guardia).

Toma dice di essersela presa con “quelli che scrivono a ruota libera sul web”. Facciamo allora rispettosamente notare: 1) che se per “ruota libera” Toma intende dire menzogne, ha tutti gli strumenti per difendersene 2) che i giornalisti legati a un codice deontologico sono i primi a subire danni da chi scrive a ruota libera; 3) che usare il termine “giornalaio” in senso dispregiativo è un’offesa a edicolanti che se la passano male per colpa di chi scrive a ruota libera; 4) che l’errore di esprimersi a ruota libera è stato infine commesso proprio chi lo condannava: il presidente Donato Toma.

Giuseppe Tabasso135 Posts

(Campobasso 1926) ha un nipotino, due figli e una moglie bojanese, sempre la stessa dal 1955. Da pianista dilettante formò una band con Fred Bongusto. A suo padre Lino, musicista, è dedicata una strada di Campobasso. Laureato in lingua e letteratura inglese, è giornalista professionista dal 1954. Nel 2018 è passato dall’Ordine dei Giornalisti del Lazio a quello del Molise per terminare la carriera dove l’ha iniziata. Ha lavorato in vari quotidiani e periodici (Paese sera, Corriere lombardo, Ore 12, L’Europeo, Annabella, Gente, Radiocorriere). Inviato di politica estera per il GR3 della RAI, ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, nelle sezioni italiane della BBC a Londra e della Deutschland Funk a Colonia. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); Post Scriptum, Prediche di un molisano inutile (Bene Comune Edizioni 2006), Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Moliseskine (Bene Comune Edizioni, 2016). Per le stesse Edizioni è in corso di pubblicazione Fare un giornale, diventare giornalisti, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori.

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