Il divorzio di Renzi/C’eravamo poco amati ma intanto iniziano prove tecniche di “Molise vivo”

Matteo-renzi

testata sblog tabassoNel Molise l’addio di Renzi al PD non ha suscitato lacrime e singhiozzi, nessuno ha gridato al tradimento, come raccomandato da Zingaretti. Ma militanti e simpatizzanti sono disorientati, la sofferenza è evidente e si spera in un divorzio consensuale che non procuri danni alla “casa madre”.

Quasi tutti sono decisi a rimanervi affidandosi al monito latino ripescato da Orfini: «Extra ecclesia nulla salus» (Fuori della Chiesa non v’è salvezza). C’è insomma preoccupazione ma anche del sollievo e ora c’è da elaborare un lutto. Prima la scissione di D’Alema e Bersani da sinistra, ora quella di Renzi da destra: un po’ di pace, per favore. Facciolla e Battista fanno quadrato insieme alla Fanelli, che ringrazia Renzi per aver “modernizzato il PD”. Intanto Renzi dichiara che la sua “Italia viva” sarà un partito dell’allegria. Se fosse vivo anche Mike Bongiorno ne sarebbe diventato lo sponsor.

Intanto iniziano da Termoli i primi approcci verso un “Molise vivo”. Mario Orlando, già consigliere con Sbrocca sindaco, non ha dubbi: “Io vado con Renzi”. Lo stesso Sbrocca afferma: “Per me è positivo, perché c’è un’offerta politica più grande. Per ora resto nel Pd, vediamo come si evolvono le cose”. Anche Mazzuto, quando vide che le cose si evolvevano, si buttò sulla Lega Nord. Metti che Toma torna a fare il commercialista, può scapparci un assessorato. Il sindaco di Portocannone Caporicci, europeista e fan di Calenda, non intende passare con Renzi ma dice che è “un animale da consenso”. Definizione da far venire a molti l’acquolina in bocca. A Roma Cuperlo sfotte Renzi citando Celentano: «Ancora una volta ho rimasto solo». E dalla solitudine rispunta Frattura.
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Finita la pazza estate dei cambiamenti politici, per il Governo inizia ora un autunno a dir poco caldo. Vanno recuperati i 14 mesi perduti dai gialloverdi e prodotti i primi risultati giallorossi se ci sarà l’appoggio dei viola, colore preferito dal fiorentino Renzi.

Se son fiori fioriranno, ma la fioritura dovrebbe iniziare prima che, dall’Umbria alla Calabria, riprenda la retorica dei comizi salviniani a misura di popolo bue con la filastrocca dei porti chiusi e delle poltrone. A proposito di poltrone, i leghisti termolesi annunciano che andranno a Roma “per una manifestazione pacifica ma contraria al sistema delle poltrone a cui il governo PD-M5S si ispira profondamente”. (Profondamente!)

Sarà uno spettacolo profondamente imperdibile assistere alla rivoluzione leghista del “sistema delle poltrone”, con tutti gli eletti del Carroccio costretti ad insediarsi nelle istituzioni portandosi uno sgabello da casa.

Giuseppe Tabasso122 Posts

Nato a Campobasso nel 1926, laurea in lingua e letteratura inglese, ha iniziato la carriera giornalistica in vari periodici (Gente, L’Europeo, Radiocorriere). Inviato speciale di politica estera al GR3 della Rai, ha seguito dal 1976 i massimi eventi internazionali e 13 viaggi di Giovanni Paolo II all’estero. Ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, a Londra e a Colonia per le sezioni italiane della BBC e della Detuschland Funk. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); per le Edizioni Il Bene Comune: Post Scriptum. Prediche di un molisano inutile (2006); Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Molise, anno zero (2009) e Moliseskine (2016); per l’Editrice Filopoli, Mol(is)eskine (2013); Gli Esuli. Tra il mito di Abramo e di Ulisse (in Campobasso capoluogo del Molise, Vol. III, Palladino Editore). Ha diretto con Tarquinio Maiorino il mensile Molise (1992/3).

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