Dal medico condotto al medico di base al medico di famiglia al medico di medicina generale

Francesco Manfredi-Selvaggi

È in corso un’ulteriore evoluzione del medico che in futuro sarà obbligato a operare in team e a garantire, in tale gruppo, l’assistenza sanitaria in tutta la giornata.

Oggi come oggi, come si usa dire, la popolazione, nei piccoli centri molisani almeno, sta invecchiando e oltre ciò c’è un aumento generalizzato in tutte le classi di età delle malattie croniche. Non è più come un tempo in cui si curava la singola patologia bensì, trattandosi di soggetti anziani siamo di fronte, data la loro fragilità, a pazienti polipatologici. È un problema, comunque, dell’età moderna quello della cronicizzazione dei mali data la prevalenza nella cosiddetta società del benessere di disturbi cardiovascolari, del diabete, dell’asma, dell’insufficienza renale, tutti dovuti ai nuovi stili di vita e consumi alimentari.

Si deve aggiungere, poi, tra le condizioni di malessere che si vanno diffondendo e che tendono a divenire permanenti pure i disagi non fisici, ma psichici, quindi di tipo psichiatrico, specie quelli minori. Lo scenario che si sta delineando nel campo della salute (del corpo e mentale) impone un irrobustimento degli apparati dedicati alle cure primarie. Questi sono più vicini alle persone, essendo capillarmente distribuiti sul territorio, e così possono garantire una continuità assistenziale, essenziale per fronteggiare la cronicità dei malanni.

Pertanto, l’assistenza di base acquista un rilievo ancora maggiore che nel passato quando era affidata ai medici condotti, figura abbastanza isolata rispetto al resto del sistema sanitario con il quale scarsamente interagiva. Bisogna, poi, considerare che ora i ricoveri ospedalieri sono diminuiti, e pure in maniera forte, limitati alla fase acuta della malattia e che sono da istituirsi i PDTA (percorsi diagnostici terapeutici assistenziali) i quali sono proprio appropriati per malattie con decorso lungo.

Per far sì che l’assistenza primaria funzioni è indispensabile che i luoghi di erogazione siano facilmente accessibili, cioè che le distanze e i tempi di percorrenza siano contenuti, e viceversa che il personale sanitario che vi opera possa recarsi in breve tempo presso il domicilio dell’assistito. Nelle zone montane assicurare tale servizio è difficoltoso, come del resto lo è il pronto soccorso, ovvero l’emergenza-urgenza, specie per le case sparse, costringendo a ritardi nella corsa delle ambulanze e l’integrazione socio-sanitaria dove è prevista l’ADI (assistenza domiciliare integrata) la quale costituisce un obbligo LEA (livelli essenziali di assistenza).

Le cure primarie devono essere estese all’intera giornata, sostituendo per le ore notturne e festive, la Guardia Medica, ma non solo garantendo un’apertura continuativa dell’ambulatorio che permette a chi è impedito magari per ragioni lavorative a raggiungerlo negli orari prestabiliti, di usufruirne senza dover adattare i propri impegni all’orario delle strutture sanitarie. Per ottenere questi risultati è indispensabile che i medici si associno fra loro (per la costituzione di tale associazione sono da stabilirsi incentivi). Il Piano Operativo Straordinario (POS) della Regione Molise per il triennio 2015-2018 introduce nel servizio sanitario regionale le Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) e le Unità Complesse di Cure Primarie (UCCP); i medici di medicina generale (MMG) sono spinti ad aggregarsi fra loro formando studi monoprofessionali oppure con pluridiscipline coinvolgendo in tale caso specialisti delle diverse branche della medicina. La stessa cosa vale per i pediatri di libera scelta (PDL).

È ovvio che non è un’operazione facile specie in un contesto come il nostro in cui i professionisti non sono abituati ad avere rapporti lavorativi, magari solo per dividere le spese dell’affitto e lo stipendio della segretaria dello studio. Ancora di più, non si ha esperienza di lavoro multidisciplinare che, sicuramente, è complesso organizzare. Oltre i costi per i locali sono necessari autentici investimenti per le tecnologie sanitarie e per l’informatizzazione dell’attività. Altri soldi sono da destinare al personale amministrativo che, in particolare, cura la reception e a quello infermieristico che negli organismi associativi maggiori è da destinarsi al servizio di counseiling anche telefonico con il monitoraggio dei pazienti, il following up, oppure alla gestione della disabilità.

Gli infermieri hanno un ruolo predominante, va evidenziato, secondo il POS negli Ospedali di Comunità da attivarsi a Venafro e Larino nelle sedi dei nosocomi ora declassati: qui, in entrambi, 15 o 20 posti letto vengono affidati ad operatori con qualifica di infermiere coadiuvati da MMG e da PDL per quanto, riguarda le prestazioni mediche. La AFT e le UCCP possono trovare spazio nelle 13 Case della Salute da istituirsi in base al POS in sostituzione dei poliambulatori. Il dimensionamento di questi studi, per così dire, associati è necessario che tenga conto del rapporto considerato ottimale di un medico di medicina generale ogni 1000 abitanti che abbiano più di 14 anni.

Per come si è consolidata nel modo di sentire comune l’immagine del medico di medicina generale, così come del pediatra di libera scelta, è quella di punto di riferimento del cittadino in relazione di problemi di salute. È consuetudine denominarlo medico di famiglia proprio per il suo essere quasi un componente, appunto, della famiglia e tale connotato non va, assolutamente, perso pur se ormai egli è destinato a far parte di un gruppo di medici e non più a lavorare isolato. Conta molto la fiducia tra individuo e medico per cui egli rimarrà la figura guida nonostante sia ricompreso in un team.

Un rapporto fiducioso, spesso lo si ha pure con il farmacista, altra figura professionale che cambierà natura o meglio arricchirà le proprie funzioni, nel processo in atto di ridefinizione dell’organizzazione sanitaria a livello regionale che si concretizzerà nel nuovo POS (quello attuale è già scaduto). Il farmacista è chiamato ad essere il consulente dei propri clienti in un ampio ventaglio di materie, dall’emergenza alla farmacovigilanza, dall’informazione all’educazione sanitaria. Sono tanto più importanti i consigli del farmacista in quanto sia per l’evoluzione del concetto di salute sia per l’affermarsi di una soggettività nei comportamenti delle persone che non distinguono ciò che è salutare da ciò che è salutistico c’è il rischio di un rapporto distorto con le medicine.

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Francesco Manfredi Selvaggi176 Posts

Nato a Boiano (CB) nel 1956. Ha conseguito la Maturità Classica a Campobasso e poi la laurea in Architettura a Napoli nel 1980. Presso la medesima Università ha conseguito il Diploma di Perfezionamento in Storia dell’Arte Medievale e Moderna e il Diploma di Perfezionamento in Restauro dei Monumenti. È abilitato all’esercizio della professione di Architetto e all’insegnamento di Storia dell’Arte nei licei e Educazione Tecnica nelle scuole medie. Dal 1997 è Dirigente, con l’attribuzione di responsabilità nei servizi Beni Ambientali (19 anni), Protezione Civile, Urbanistica, Sismica, Ambiente. Ha avuto un ruolo attivo in associazioni ambientaliste quali Legambiente Molise, Italia Nostra sezione di Campobasso e Club Alpino Italiano Delegazione del Molise. Ha insegnato all’Università della Terza Età del Molise ed è stato membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione dell’Ordine degli Architetti di Campobasso, occupandosi all’interno dello stesso del progetto di Archivio dell’Architettura Contemporanea. È Giornalista Pubblicista e autore di articoli, saggi e del volume La Formazione Urbanistica di Campobasso. Le ultime pubblicazioni sono: «Le Politiche Ambientali nel Molise» (2011) e «Problemi di tutela ambientale in Molise» del 2014.

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