L’abbraccio di Gravina a Bonaccini e la crisi d’identità grillina. Come il sindaco di Campobasso diventa il garante molisano del 5 Stelle e l’avversario di una destra “inadeguata”

Il Governo giallo rosso è nato per impedire che l’Italia cadesse nelle mani del truce Salvini; il Movimento delle Sardine è nato per impedire che l’Emilia Romagna cadesse in quelle stesse mani; il PD di Campobasso ha concorso a rendere plebiscitaria l’elezione del grillino Roberto Gravina affinché Palazzo Sa Giorgio non cadesse nelle mani di una leghista.

Gravina è un giovane e stimato avvocato, a volergli trovare somiglianze politiche, starebbe a pennello nei panni del premier Giuseppe Conte, per nulla in quelli di masanielli come Di Battista o Paragone l’ex leghista chitarrista della band Scassakasta.

Di Gravina si dice che tra i 5 stelle è il più aperto al dialogo. Lo dimostra il post pubblicato sulla sua pagina Facebook la sera di domenica scorsa a urne appena chiuse: “In Emilia Romagna deve vincere Bonaccini. Non ne faccio una questione solo squisitamente politica, ma soprattutto culturale ed estetica. Sarebbe un indebolimento della figura di Salvini, una reazione doverosa contro una immagine assolutamente inadeguata a rappresentare la leadership del centro-destra italiano”.

Queste ultime parole rispecchiano il perfetto “avvocatese” che consente di rivolgere le peggiori accuse con un linguaggio forbito. Poi però, quando afferma di farne “una questione culturale ed estetica” più che politica, per le nostre orecchie è una musica che pare uscita da un flash mob di sardine. E non basta. Alla fine del post c’è il botto finale: “Per noi è il momento della riflessione, quella profonda“.

Qualcuno vi ha intravisto “un feeling tra il sindaco e il Pd”, perfino “una progressiva presa di distanza dal Movimento 5 stelle” o magari una crisi d’identità del Sindaco. Al contrario, c’è da pensare che dinanzi alla crisi, non solo d’identità, dei 5 stelle, Roberto Gravina si ponga oggi come l’unico vero punto di riferimento molisano del Movimento e che, dopo tanto post-ideologismo di comodo, la credibilità acquisita gli consenta di reclamare appunto un “momento di riflessione profonda” dinanzi a una situazione che, per dirla in “avvocatese”, è assolutamente inadeguata.

Giuseppe Tabasso147 Posts

(Campobasso 1926) ha un nipotino, due figli e una moglie bojanese, sempre la stessa dal 1955. Da pianista dilettante formò una band con Fred Bongusto. A suo padre Lino, musicista, è dedicata una strada di Campobasso. Laureato in lingua e letteratura inglese, è giornalista professionista dal 1954. Nel 2018 è passato dall’Ordine dei Giornalisti del Lazio a quello del Molise per terminare la carriera dove l’ha iniziata. Ha lavorato in vari quotidiani e periodici (Paese sera, Corriere lombardo, Ore 12, L’Europeo, Annabella, Gente, Radiocorriere). Inviato di politica estera per il GR3 della RAI, ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, nelle sezioni italiane della BBC a Londra e della Deutschland Funk a Colonia. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); Post Scriptum, Prediche di un molisano inutile (Bene Comune Edizioni 2006), Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Moliseskine (Bene Comune Edizioni, 2016). Per le stesse Edizioni è in corso di pubblicazione Fare un giornale, diventare giornalisti, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori.

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