Sanità molisana: l’unico ad aver mantenuto le promesse è stato il Covid

Sanità molisana

La seconda ondata di Covid-19 sta evidenziando un’assenza di programmazione da parte della sanità molisana.

Una seconda ondata era già stata prevista, ma il Molise, dove dovevano sorgere, presso il Cardarelli, torri o reparti distaccati per la cura dei pazienti colpiti dal nuovo virus, ancora una volta si è trovato impreparato. Colpa di Amministratori che in piena emergenza, peggiore della prima, affermano che è tutto sotto controllo. La realtà, vissuta sulla pelle di tanti cittadini, è ben diversa; è fatta di difficoltà insormontabili, dove, se ci si sente male per patologie diverse dal covid, si rischia di morire.

di Anna Maria Di Pietro

Come “promesso”, il covid è tornato e più forte di prima. La nostra regione, che nella prima fase della pandemia si era difesa degnamente nonostante le difficoltà, perché graziata da un territorio vasto e a bassa densità demografica, attualmente vede il numero dei positivi aumentare in modo esponenziale di giorno in giorno.

NIENTE CENTRO-COVID AL VIETRI

Considerando il numero dei tamponi processati, l’indice di contagio è altissimo. Eppure, tante sono state le azioni messe in campo dal Forum della Sanità molisana, dai comitati, dai sindaci, per scongiurare una catastrofe e prepararsi per il futuro, ma i vertici di Regione e Asrem sono stati sordi ai tanti richiami e alle innumerevoli richieste, tra le quali quella di riconvertire il Vietri di Larino in Centro Covid.

In fondo, la struttura c’era e il Governo ha messo a disposizione i fondi necessari per far fronte all’emergenza. Invece si è preferito concentrare tutto sul Cardarelli e, in questo momento così difficile, l’unica cosa che si sta facendo è lo spostamento di altri letti dal Vietri al Cardarelli dove, all’ultimo minuto, si sta ampliando il reparto di malattie infettive.

IL SOLITO “TRAFFICO” AL CARDARELLI

Una soluzione che poteva essere approntata durante i mesi estivi, con una programmazione che, come al solito, non ha avuto luogo. E dove sono finiti i finanziamenti pubblici per organizzare le strutture Covid? E, soprattutto, dove sono finiti tutti i paladini della sanità molisana pubblica? Come mai hanno gettato subito la spugna dopo il veto del Governatore, che ha insistito per non riaprire il Vietri?

A rimetterci sono i molisani, che stanno assistendo a un film già visto: al Cardarelli c’è la solita commistione di malati covid e non covid, tanto che i contagi si sono insinuati anche tra il personale medico, e la prenotazione di una tac o di altri esami prevede tempi biblici.

SOLO TRE AMBULANZE DEL 118 IN TUTTO IL BASSO MOLISE

In tutto questo marasma si inserisce la situazione ancor più precaria delle aree del Basso Molise che, come dichiarato da un operatore sanitario, può contare solo su tre ambulanze del 118: quelle delle postazioni di Larino, Santa Croce di Magliano e Castelmauro, perché il 118 del San Timoteo è quasi esclusivamente deputato al trasporto dei pazienti covid da Termoli a Campobasso. Insomma, tre ambulanze per una popolazione numerosa e distribuita in un territorio vasto, con l’aggravante di una viabilità dissestata. A questo si aggiunge la carenza di personale, che spesso diventa la valvola di sfogo del disagio, sacrosanto, dei poveri malcapitati. Chiamare un’ambulanza per un qualsiasi malore non riconducibile al covid, ormai è una scommessa, perché, spesso, ci si sente rispondere che è impegnata.

L’EPISODIO DI LARINO

È successo a Larino, dove domenica mattina un cittadino, che tra l’altro è affidato ai Servizi Sociali, si è sentito male mentre percorreva a piedi Via Novelli; dopo aver chiamato il 118 e aver appreso che l’ambulanza non era disponibile, si è visto costretto a chiedere aiuto a un residente della zona che lo ha soccorso come ha potuto, riaccompagnandolo successivamente a casa.

GLI “INVISIBILI” RESTANO TALI

Questo è solo uno dei tanti esempi di malasanità collegata all’emergenza, ma fa riflettere anche sull’ulteriore aggravamento delle condizioni ricollegabili alle categorie più deboli, che in questa delicata situazione dovrebbero essere maggiormente tutelate da una politica locale più attenta.  Chi si occupa di Politiche Sociali dovrebbe mettere a punto una programmazione mirata per la tutela delle fasce più fragili della popolazione.

ANCORA A LARINO…

Per quanto riguarda poi la gestione dei casi positivi al covid, sempre a Larino si è riscontrato il contagio di una maestra elementare. il Dirigente, in via precauzionale ha chiuso entrambi i plessi scolastici della cittadina frentana, visto che l’insegnante era stata a contatto con altre docenti impegnate su più classi.

Bene, la Asrem ha deciso di processare i tamponi solo all’insegnante risultata positiva, ai suoi alunni, alle colleghe con cui è venuta in contatto e al personale ATA. A cosa è servita, dunque, la chiusura scolastica, almeno fino a giovedì prossimo? Non sarebbe stato meglio controllare tutti gli alunni? A proposito di tamponi, l’Assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Larino Giuseppe Bonomolo, ha rilasciato una dichiarazione “spontanea” attraverso cui sollecita il Governatore Toma affinché anche le aziende sanitarie private processino tamponi per coadiuvare la sanità molisana pubblica.

L’idea sarebbe geniale e utile se i privati, che hanno preso ben il 95% di rimborso solo per aver messo a disposizione le proprie strutture durante la prima fase della pandemia, che poi non sono servite, processassero i tamponi gratis.

Ma è un’utopia e, allora, l’Assessore, che avrebbe potuto lanciare un appello a favore della sanità molisana pubblica per la quale ha preso anche più volte posizione insieme a tutto il Consiglio Comunale frentano, ha perso un’occasione per difendere il proprio territorio, quello che lo ha scelto come amministratore. Insomma, non è sempre necessario dire qualcosa.

In tutta Italia le strutture private hanno dimostrato nei mesi precedenti la loro inutilità, visto che in prima linea c’è stata e ancora c’è la sanità pubblica! Con i contagi che aumentano, la carenza di mezzi e personale e una sola struttura deputata alla cura della nuova infezione, la situazione è allarmante, eppure ai piani alti del potere dicono che va tutto bene.

 

 

 

 

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