Alto Molise, gli altri modi per tutelare la natura

di Francesco Manfredi-Selvaggi

Uno è quello dell’Unesco applicato per l’area MAB, un altro è quello dell’Unione Europea che si basa sulla rete ecologica, un altro ancora è quello regionale nel quale le emergenze naturalistiche costituiscono componenti del paesaggio.

È un angolo del Molise un po’ particolare dal punto di vista degli strumenti di protezione della natura che vi sono stati applicati. Infatti quest’area è l’unico ambito regionale in cui è presente una Riserva della Biosfera, la quale non è distante da siti della rete Natura 2000, prendi quello che riguarda la Gola di Chiauci. In più, l’Alto Molise è interessato dal passaggio di più tratturi, il Castel di Sangro-Lucera e il Celano-Foggia, per i quali è prevista l’istituzione di un apposito parco da una legge regionale che, però, per diversi suoi articoli tra cui quello del parco, ha trovato scarsa applicazione.

La tipologia di un parco che si può immaginare venga adottata è quella del parco lineare il quale calza ottimamente per un’asta fluviale, ma va bene pure per altri elementi territoriali con prevalente (e accentuato) sviluppo longitudinale intendendoli quali “corridoi ecologici”. Il più antico intervento mirante alla perpetuazione delle essenze floristiche endemiche, anch’esso con carattere di unicità nel contesto molisano, è stato la creazione del Giardino della Flora Appenninica di Capracotta il quale mira alla conservazione extra situ e non, invece, in situ.

Infine, il comprensorio altomolisano è ricompreso in uno degli 8 piani paesistici della regione nei quali sono tenute in elevata considerazione le componenti naturalistiche le quali sono costitutive del paesaggio. Lo strumentario della tutela come si vede è ampio e ciò corrisponde alla molteplicità di vedute che si possono avere circa la salvaguardia del sistema naturale. Le ottiche per ognuna delle iniziative di tutela elencate sono differenti così come sono diversi i soggetti che le hanno promosse. Partiamo da questi ultimi i quali si distinguono fra loro innanzitutto, in riferimento all’operatività, per il raggio d’azione.

La Riserva della Biodiversità è opera dell’Unesco, un organismo dell’Onu, il quale, dunque, opera in una dimensione internazionale; le due originarie aree MAB, oggi unificate nell’Assomab, sono diventate Riserve Naturali Orientate per decisione del Ministero dell’Ambiente e, pertanto, dell’autorità statale. Occupa un posto, e pure di grande rilievo, l’Unione Europea, l’attore che mancava dalla scena i cui protagonisti, così, non sono solo quello planetario e quello nazionale avendo un ruolo anche quello continentale.

Ad essa, infatti, si deve la costruzione della maglia dei Siti di Importanza, appunto, Comunitaria. Scendendo di un gradino (l’ultimo è quello del Comune che nel nostro caso è Capracotta con il Giardino della Flora Appenninica), rispetto a quello occupato dello Stato, troviamo la Regione la quale, già 30 anni fa, si è preoccupata della predisposizione della pianificazione paesaggistica. Passiamo dalle istituzioni alle idealità che le permeano le quali hanno ricadute concrete sulla gestione degli ecosistemi. Per prima, come abbiamo fatto in precedenza, prendiamo in esame l’Unesco.

Esso è stato fondato al termine della seconda guerra mondiale in seno alle Nazioni Unite con lo scopo di promuovere la pace nel mondo attraverso l’educazione, la cultura e la scienza, quella scienza che ha avuto un ruolo decisivo durante il conflitto bellico, si pensi agli studi sull’atomo che hanno portato alla realizzazione della bomba nucleare o l’impulso dato allo sviluppo dei calcolatori elettronici per decriptare i messaggi in codice dei nemici (la vicenda di Enigma), e che ora è chiamata a svolgere per la pacificazione fra le nazioni.

Anche il programma MAB segue tale indirizzo procedendo con le armi della scienza, questa volta delle scienze naturali, alla preservazione dell’ambiente il quale costituisce un valore primario per il consorzio umano, contribuendo al suo benessere. Le foreste di Collemeluccio e Montedimezzo sono oggetto di ricerche sull’evoluzione del materiale genetico e ciò impone che esse vengano lasciate integre, senza che subiscano alterazioni per osservare il dinamismo spontaneo delle serie vegetazionali.

L’Unesco, va detto, è anche l’ente che predispone la lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità, cui appartiene, nella sezione dei Beni Immateriali, la transumanza, ovviamente per le sue competenze nel comparto culturale e non in quello scientifico. Seguendo la successione proposta all’inizio incontriamo l’Europa la quale ha valide ragioni per occuparsi di questioni ambientali, almeno 3.

Una è quella, non espressa esplicitamente nei documenti comunitari e, però, plausibile, che la difesa dell’ambiente può rappresentare un ideale attorno al quale si stringono i vari popoli europei, un fattore di coesione, così come lo sono la storia e l’arte e non la semplice geografia; un’altra è che le minacce ecologiche sono, in molti casi, di carattere sopranazionale non conoscendo confini, mettiamo, il fenomeno delle piogge acide oppure l’inquinamento atmosferico lì dove, per quanto riguarda quest’ultimo, non esistono barriere fisiche del tipo della catena alpina capaci di bloccare le masse d’aria e quindi la trasmigrazione degli agenti patogeni.

Una ulteriore ragione, la terza, è che per tante specie animali, specie quelle avicole, che nel loro ciclo vitale si spostano da un luogo ad un altro, anche fra due continenti come fanno gli uccelli migranti, è necessario mantenere “efficienti” i canali attraverso i quali avvengono i movimenti e i punti di sosta, vale a dire che se si vuole garantire l’arrivo nelle isole britanniche della fauna ornitologica che è svernata in Africa occorre che vengano salvati gli stagni presenti nella penisola italiana che servono ad essa per abbeverarsi nel corso del viaggio (la logica dei SIC). In poche parole, sia a livello internazionale, (Unesco) che a quello europeo l’ambiente ha funzione di collante delle popolazioni.

Per quanto riguarda il paesaggio, la cui tutela spetta all’amministrazione regionale, è da sottolineare che esso è inteso quale bene innanzitutto culturale in cui dei fatti naturali si colgono piuttosto che le valenze ecologiche le interazioni che si stabiliscono con i fatti antropici. Tirando le conclusioni, si può vedere che tutte e tre le entità, Unesco, Ue e Regione, prendono, in qualche modo, ad occasione la natura, cioè vanno oltre la natura, per finalità che vanno al di là della sua salvaguardia, che sono la pace (Unesco), l’aggregazione delle genti (Ue) e l’identità di un territorio (Regione). Per completezza è bene rilevare che nell’Alto Molise manca un parco naturale (negli anni ’80 si propose la formazione di un’area protetta che rimase sulla carta), un diverso tipo di concezione di conservazione della natura.

Francesco Manfredi Selvaggi345 Posts

Nato a Boiano (CB) nel 1956. Ha conseguito la Maturità Classica a Campobasso e poi la laurea in Architettura a Napoli nel 1980. Presso la medesima Università ha conseguito il Diploma di Perfezionamento in Storia dell’Arte Medievale e Moderna e il Diploma di Perfezionamento in Restauro dei Monumenti. È abilitato all’esercizio della professione di Architetto e all’insegnamento di Storia dell’Arte nei licei e Educazione Tecnica nelle scuole medie. Dal 1997 è Dirigente, con l’attribuzione di responsabilità nei servizi Beni Ambientali (19 anni), Protezione Civile, Urbanistica, Sismica, Ambiente. Ha avuto un ruolo attivo in associazioni ambientaliste quali Legambiente Molise, Italia Nostra sezione di Campobasso e Club Alpino Italiano Delegazione del Molise. Ha insegnato all’Università della Terza Età del Molise ed è stato membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione dell’Ordine degli Architetti di Campobasso, occupandosi all’interno dello stesso del progetto di Archivio dell’Architettura Contemporanea. È Giornalista Pubblicista e autore di articoli, saggi e del volume La Formazione Urbanistica di Campobasso. Le ultime pubblicazioni sono: «Le Politiche Ambientali nel Molise» (2011) e «Problemi di tutela ambientale in Molise» del 2014.

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