«Sette giorni» di Charles Papa, solitudini e fragilità dell’uomo contemporaneo

Il romanzo «Sette giorni», uscito da poco per BigBox Edizioni, evoca per molti aspetti il Nick Hornby più efficace nel descrivere le sofferenze e la leggerezza, a volte superficiale, dell’uomo contemporaneo. La citazione continua di brani musicali, l’invito ad ascoltarli in sottofondo ai vari capitoli, la playlist in appendice: sono tutti elementi a cui lo scrittore inglese ha da sempre abituato i suoi lettori.

Il libro di cui parliamo, però, è scritto da Charles Papa, nato come Hornby nel Regno Unito e, ci venga permessa la battuta, come Hornby dotato di lucidità di testa e di pensiero. Charles Papa, tuttavia, vive in Molise da sempre e da sempre vive nel mondo difficile e bellissimo della musica. È il dj che tutti ricordiamo, presente negli anni spensierati dell’adolescenza, e che ancora oggi si esibisce in giro per l’Italia proponendo le sue scelte musicali raffinate e coinvolgenti.

Anche il personaggio del suo libro, Andrea Nyman, vive di musica. È il proprietario di una radio importante e sembra fare della sua professione l’unica ragione di vita. Attraverso questa estremizzazione del lavoro, Andrea sembra dominare il tempo della sua esistenza e quello imposto dalla Milano frenetica in cui dispiega le sue azioni. Ma, parafrasando Fossati, “siamo noi a passare il tempo o è lui a passare noi?”

È un uomo dotato di consapevolezza frammentaria. Gli eventi lo hanno costretto a pensare, ogni tanto, a se stesso, a porsi le ineludibili domande ontologiche. Ma l’ansia animalesca degli obiettivi da raggiungere – fare soldi, conquistare bulimicamente le donne, ottenere la fama – spezzano e indeboliscono il percorso di crescita. Così, pur essendo sempre sul punto di vivere il presente, non si ferma mai a godere il momento favorevole che gli si offre fortunosamente. Il suo “industriarsi” è contrastato dalla “fortuna”, da quella imprevedibile serie di eventi che, in maniera diversa, caratterizzano la vita di ogni essere umano: la malattia, i lutti, gli imprevisti… «È proprio questo il punto, l’inaspettato, quello che spariglia le carte delle certezze che si rafforzano su fondamenta di carta velina, la ricchezza, l’accumulo di beni terreni, la voracità di sentimenti usa e getta».

Così, le donne, anche quelle che potrebbero rivelarsi importanti nel tentativo di dare un senso all’esistenza, rimangono nei singoli attimi e non si dispiegano nella continuità di una relazione stabile e rassicurante. Sono a portata di mano, ma di una mano che non ha l’energia, e a volte la volontà, di tendersi nella giusta direzione o di rimanere tesa per il tempo necessario.

Tutto ciò produce amarezza: «Ho una villa grande con ogni comfort, e con piscina e campo da tennis, ma ci vivo da solo. Nel mio bagno c’è un solo spazzolino». E la musica, la passione per la musica, diluisce la sofferenza, sospende le angosce, conforta. Il successo sembra restituire tutto quanto viene dato: «Mettere su dischi è come dipingere, devi scegliere i colori, le tonalità, devi tendere a soddisfare la curiosità di chi guarda la tua opera, altrimenti passano e vanno avanti senza fermarsi, senza guardare, senza ballare e senza divertirsi». Ma solo per un attimo perché è un conforto che produce un immediato protendersi verso le cose del futuro, con la sensazione di costruire su un terreno non ancora sgomberato dalle macerie di quanto distrutto precedentemente.

E, poi, quando «la vita diventa dolore» è ancora il tempo a misurarsi con l’aspirazione all’infinito degli esseri umani. Così, l’impotenza nei confronti degli eventi imposti dalla sorte diventa insopportabile: «Il tempo non è più un amico con il quale costruire il futuro ma un nemico che prolunga l’agonia».

Charles Papa racconta le insicurezze dell’uomo contemporaneo, la fragilità del suo essere di fronte all’imprevedibilità degli accadimenti. La storia di un dj, delle sue passioni, delle sue battaglie quotidiane contro il tempo, diventa la storia di tutti gli esseri umani che hanno appena fatto ingresso nel nuovo millennio.

Giovanni Petta50 Posts

È nato nel 1965 in Molise. Ha pubblicato le raccolte poetiche «Sguardi» (1987), «Millennio a venire» (1998) e «A» (2016); i romanzi «Acqua» (2017) e «Cinque»; il saggio giornalistico «L'Italia delle regioni, il Molise dei ricorsi» (2001) e, con lo pseudonimo di Rossano Turzo, «TurzoTen« (2011) e «TurzoTime» (2016). Allievo di Mogol, ha inciso «Non crescere mai» (1993), «Trema terra trema cuore» (single, 2003), «Il bivio di Sessano» (2012). Ha diretto le testate «Piazzaregione» e «L'interruttore». Ha coordinato l'inserto molisano de «Il Tempo».

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