Marketing elettorale/Il Decalogo dell’Acchiappavoti formato Patriciello

L’onorevole Aldo Patriciello si guarda bene dal farsi intervistare dai suoi media regionali, ma è raggiante dinanzi a qualsiasi richiesta di quotidiani nazionali pur di ricavarne un po’ di visibilità extra moenia. Di recente è apparsa sul Fatto Quotidiano un’intervista rilasciata ad Antonello Caporale tutta incentrata sulla fama di procacciatore di voti di cui gode l’europarlamentare molisano.

Ne è venuto fuori una specie di spogliarello politico in materia di tattiche di seduzione elettorale. Eccovene qualche stralcio.

“Lei – gli chiede a bruciapelo l’intervistatore – è tecnicamente un ras, principe della rete clientelare, sismologo delle preferenze”. Senza battere ciglio, Patriciello replica sciorinando le regole di un suo verace Decalogo dell’Acchiappavoti. Per esempio: “Essere presenti ogni volta possibile a fiere, nozze d’oro, compleanni di diciottenni, con un piccolo presente in argento e, nei casi più intimi, una significativa dazione di denaro” (si noti la sottile differenza tra “dazione”, cioè pagamento, e “donazione”, dono). Quanto ai diciottenni chiarisce: “Sono i giovani che fanno votare i vecchi…non so se mi spiego.”

Caporale incalza: “Quanto costa farsi eleggere?” Risposta: “Almeno 150 mila euro per Strasburgo. Non meno di centomila per la Camera e il Senato. E mi tengo stretto.” (Ma anche a non tenersi stretti, qualsiasi spesa elettorale si recupera nel giro di otto mesi di stipendio a Strasburgo.)

L’intervistato sorvola sulla rete clientelare e sul ruolo della sua cerchia familiare, tiene però a sottolineare l’importanza dei collaboratori: “Ne ho sei, sempre gli stessi da venti anni. Avere un collaboratore che sappia usare i social è rilevantissimo.” (Nota: gli europarlamentari percepiscono un bonus di oltre 20 mila euro mensili per i cosiddetti “portaborse”.)

Ecco infine la decima delicata regola del nostro “Ras”: “Se sei stato eletto ricordati che il telefono non lo devi spegnere più. Si risponde sempre, con garbo e umiltà. E dove possibile si cerca un contatto diretto.” Il Decalogo è in fondo un compendio della tecnica demagogico-populista di stampo berlusconiano. A Patriciello manca solo di irretire i villici suonando il bufù come fece il Cav. all’ultima incursione elettorale nel Molise.

Insomma siamo dinanzi a una caccia al voto di preferenza che abolisce il confronto, cioè la politica.

Finisce così che per acchiappare voti con “dazioni” e carinerie varie, la circonvenzione prevale sulla convinzione.

Giuseppe Tabasso228 Posts

(Campobasso 1926) ha un nipotino, due figli e una moglie bojanese, sempre la stessa dal 1955. Da pianista dilettante formò una band con Fred Bongusto. A suo padre Lino, musicista, è dedicata una strada di Campobasso. Laureato in lingua e letteratura inglese, è giornalista professionista dal 1954. Nel 2018 è passato dall’Ordine dei Giornalisti del Lazio a quello del Molise per terminare la carriera dove l’ha iniziata. Ha lavorato in vari quotidiani e periodici (Paese sera, Corriere lombardo, Ore 12, L’Europeo, Annabella, Gente, Radiocorriere). Inviato di politica estera per il GR3 della RAI, ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, nelle sezioni italiane della BBC a Londra e della Deutschland Funk a Colonia. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); Post Scriptum, Prediche di un molisano inutile (Bene Comune Edizioni 2006), Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Moliseskine (Bene Comune Edizioni, 2016). Per le stesse Edizioni è in corso di pubblicazione Fare un giornale, diventare giornalisti, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori.

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