Diego Florio, talento e passione civile

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Editoriale del numero di gennaio 2016

Nel Molise, in questa terra senz’infamia e senza lode, dove il “fatt li cazz tié” di Razzi propalato da Crozza s’è fatto comandamento pubblico e familiare (soprattutto familista) convintamente interiorizzato, noi abbiamo voluto assumere un’iniziativa in controtendenza, anzi due. Buoni e cattivi (secondo noi, naturalmente), amici e nemici, ci pare corretto e proficuo disporli da una parte e dall’altra di una specie di barricata ideale dalla quale lavoriamo al nostro progetto culturale. Per fare in qualche modo come Gramsci che odiava gli indifferenti, ammonendo che “vivere, vuol dire essere partigiani”. Con quest’intenzione abbiamo dato vita a una coppia d’iniziative intimamente legate: il premio “Molisano ostinato e contrario” alla seconda edizione, che nel corso di una serata di festa assegna un riconoscimento a chi nell’anno trascorso ha dato prova di attivismo civile, opponendosi a qualche malaugurata operazione del Potere in carica, e poi la dedica che facciamo, a inizio d’anno, della copertina de il Bene Comune, a chi (anche qui, dal nostro insindacabile punto di vista), ha operato per promuovere e diffondere la cultura della e nella nostra regione. Questo gennaio, questo riconoscimento che abbiamo concepito come un atto d’amore e insieme di gratitudine della nostra redazione, lo assegniamo entusiasticamente a Diego Florio.

Diego è nato a Campobasso e, dopo essersi avviato al teatro nella feconda, mirabolante e polimorfa palestra di Stefano Sabelli, si è diplomato all’Accademia nazionale di Arte Drammatica “Silvio D’Amico”. Negli anni, fra cinema e teatro, ha lavorato con registi del valore di Walter Pagliaro, Paolo Magelli, Luca Ronconi, Marco Tullio Giordana, Michele Placido, Walter Manfré e Mario Missiroli, per dire solo dei più noti; nel 2015, per la regia di Walter Pagliaro, ha preso parte alla messinscena di “Alla meta” di Thomas Bernhard, e con Paolo Magelli ha interpretato il ruolo del messaggero e del corifeo nella “Medea” di Seneca, prodotto dall’Istituto Nazionale del Dramma Antico e rappresentato al teatro greco di Siracusa, nell’ambito del festival che vi ha luogo da 51 anni, considerato fra i più importanti del mondo, fra quelli dedicati al teatro classico. Agli spettacoli del festival siracusano assistono in media 5.000 spettatori (con punte di 7.000), provenienti da tutto il pianeta. Diego Florio aveva già recitato in quel contesto nel 2007, nelle “Trachinie” di Sofocle, ed è l’unico attore molisano che abbia mai preso parte a questa importante manifestazione.

La “Medea” poi, nel luglio dell’anno scorso, con eccezionale clamore anche pubblicitario, è stata rappresentata a Roma, al Colosseo, dopo 15 anni dalla sua chiusura per eventi dal vivo. Ancora alla fine del 2015, insieme ad Ilario Grieco che ha curato anche la regia dello spettacolo, ha scritto la drammaturgia di “P.P.P. Un Paese mancato”, pensato e messo in scena per il quarantennale della morte di Pasolini. Lo spettacolo, prodotto da “Metaschinatismos teatro” in collaborazione con Teatri Molisani, è stato già replicato con grande successo nei maggiori centri del Molise e nel 2016 sarà portato in tournée in tutt’Italia. Ma Diego Florio non è solo il bravissimo attore di cui non smette di dare prova sempre più strabiliante; la sua vena artistica, la sua poetica, è innervata d’impegno civile, di una sensibilità sociale che ispessisce e addensa il suo talento. Dall’“Autodafé del camminante” sulla vicenda umana e sindacale di Arturo Giovannitti, alla “Signora dei veleni” dedicato all’eccidio strisciante degli operai della Rumianca, una fabbrica chimica che ha continuato a mietere vittime bel oltre la chiusura, a “P.P.P. Un paese mancato”, impalcato sugli “Scritti corsari” e le “Lettere luterane” del più grande intellettuale italiano del dopoguerra, egli ha tracciato un solco netto, profondo, che lo segnala come un talentuoso e appassionato interprete del “teatro civile” di cui c’è necessità emergenziale in questo nostro paese allo stremo.

Anche per questo, siamo felici di dedicargli la copertina de il Bene Comune di questo gennaio 2016.

Antonio Ruggieri25 Posts

Nato a Ferrazzano (CB) nel 1954. E’ giornalista professionista. Ha collaborato con la rete RAI del Molise. Ha coordinato la riedizione di “Viaggio in Molise” di Francesco Jovine, firmando la post—fazione dell’opera. Ha organizzato e diretto D.I.N.A. (digital is not analog), un festival internazionale dell’attivismo informatico che ha coinvolto le esperienze più interessanti dell’attivismo informatico internazionale (2002). Nel 2004, ha ideato e diretto un progetto che ha portato alla realizzazione della prima “radio on line” d’istituto; il progetto si è aggiudicato il primo premio del prestigioso concorso “centoscuole” indetto dalla Fondazione San Paolo di Torino. Ha ideato e diretto quattro edizioni dello SMOC (salone molisano della comunicazione), dal 2007 al 2011. Dal 2005 al 2009 ha diretto il quotidiano telematico Megachip.info fondato da Giulietto Chiesa. E’ stato Direttore responsabile di Cometa, trimestrale di critica della comunicazione (2009—2010). E’ Direttore responsabile del mensile culturale “il Bene Comune”, senza soluzione di continuità, dall’esordio della rivista (ottobre 2001) fino ad oggi. BIBLIOGRAFIA Il Male rosa, libro d’arte in serigrafia, (1980); Cafoni e galantuomini nel Molise fra brigantaggio e questione meridionale, edizioni Il Rinoceronte (1984); Molise contro Molise, Nocera editore (1997); I giovani e il capardozio, Nocera editore (2001).

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