Fuggire in sicurezza

È quanto si prefiggono i piani di protezione civile nell’individuare le vie di fuga. Tali piani presenti in tutti i Comuni molisani per questo aspetto devono essere approfonditi in analisi di dettaglio sulla rete stradale.

Nella determinazione della larghezza che una strada di servizio ad un nucleo edilizio deve avere occorre verificare se essa costituisce l’unico accesso oppure se ve ne siano altri. Normalmente il numero di corsie è due, una per chi entra, una per chi esce, potendosi ammettere vie con sezioni ristrette quando viene stabilito che il senso di circolazione è unico perché nel verso opposto vi è qualche altro percorso alternativo. È in dipendenza delle dimensioni dell’agglomerato che va stabilita la necessità della «quantità» di viabilità di collegamento con il resto del territorio o dell’ambito urbano quando si tratta di una città. Vi è la possibilità di calcolare tale fabbisogno attraverso facili moltiplicazioni basate sulla capacità attrattiva delle varie attività. Una unità abitativa richiama ogni giorno al massimo 10 persone alle quali vanno aggiunte quelle che vi risiedono e, quindi, si spostano facendo capo ad essa; se una palazzina contiene una tot quantità di appartamenti, tenendo conto che la famiglia media che li occupa è di 4 individui, è un’operazione matematica facile da fare.

In un fabbricato residenziale spesso vi sono pure uffici e, al piano terra, negozi per ciascuno dei quali bisogna stimare le utenze, più numerose quelle dirette verso le iniziative commerciali, e aggiungerle alle presenze legate agli alloggi per definire un totale complessivo. Da qui scaturisce la previsione di infrastrutture viarie di congiunzione con l’esterno, cioè con il sistema insediativo al quale appartiene l’aggregato di edifici, più o meno grande, cui ci si sta riferendo. È, poi, opportuno valutare se gli spostamenti da e per il nostro luogo avvengono tutti contemporaneamente o se sono scaglionati nel corso della giornata con le cosiddette ore di punta, oppure se si articolano durante la settimana, il mese o, financo, l’anno. Quali esempi di queste diversificazioni prendiamo, per la variabilità giornaliera gli intorni delle scuole dove i movimenti sono assai intensi all’inizio e alla fine delle lezioni, mentre per quella settimanale il mercato all’aperto come quello di ogni giovedì nel centro storico di Isernia e per quello annuale la sfilata dei Misteri che attraversa anche il borgo medioevale a Campobasso.

Va considerato che il problema dell’affluenza delle persone non è un dato immutabile in quanto è destinato a cambiare nel tempo e ciò lo dimostra la trasformazione di alcuni «contenitori» storici, mettiamo il convento di S. Francesco a Isernia che è diventato sede del municipio, una volta venuta meno la funzione originaria. Per quanto riguarda quest’ultimo caso è da dire che la nuova destinazione d’uso può portare ad un progressivo cambiamento dal punto di vista funzionale dell’ambito circostante alla stessa, con l’apertura di bar, di rivendita di giornali, ecc. che se non adeguatamente governato può portare ad un “sovraccarico” urbanistico. Rimanendo nel campo residenziale è da osservare che tra gli schemi planimetrici più sfavorevoli, per fortuna qui da noi poco impiegarti nelle lottizzazioni, vi è quello denominato a «cul de sac». In essi, infatti, vi è il disegno ad albero della rete viaria che si ramifica a partire dal tratto iniziale assottigliandosi progressivamente; se il tronco, e cioè il pezzo sul quale affluiscono i percorsi, non è sufficientemente ampio vi saranno difficoltà a far defluire il traffico.

Non è, comunque, solo un problema di efficienza della circolazione ordinaria, quella per intenderci che si genera «in tempo di pace», poiché è da esaminarsi pure quanto potrebbe accadere in stato di emergenza, ad esempio in occasione di un evento sismico. Il piano comunale di protezione civile dovrebbe prevedere insieme alle aree di attesa, di accoglienza e di ammassamento anche le vie di fuga, per coloro che sono colpiti dalla calamità, e quelle di soccorso, per consentire l’intervento, appunto, dei soccorritori. Si deve trattare sempre di percorsi sicuri e, di certo, capaci di accogliere il passaggio di coloro che stanno evacuando le proprie case, in auto o non, e, contemporaneamente, dei mezzi della protezione civile e dei vigili del fuoco, alcuni davvero ingombranti. Specie se ci si muove a piedi per fuggire è indispensabile analizzare se vi è il pericolo di caduta di oggetti, comignoli, balconi, cornicioni dai fabbricati prospicienti la strada e questo è un rischio reale nel centro storico.

Dal punto di vista carrabile, e adesso ci stiamo riferendo ai tracciati stradali che si dirigono verso le aree di accoglienza che sono più lunghi, si è di fronte alla necessità di valutarne l’idoneità e cioè se vi sono tratti vulnerabili, simicamente o per franosità, magari indotta dalla scossa tellurica. Quindi vanno escluse le porzioni di viabilità che ricadono in zone suscettibili di instabilità, specie se sono presenti ponti o viadotti. Vanno evitate le strettoie in quanto in questi punti si può avere eccessivo intasamento sulle strade che sono vie di fuga e vie di soccorso. L’importanza della sicurezza degli spostamenti non è limitata al momento dell’accadimento dell’episodio calamitoso, ma è destinata a durare per un tempo quasi mai breve nel quale occorre garantire a chi vive nei residui manufatti agibili un minimo di servizi e, evidentemente, l’accessibilità. Solo qualora vi sia una ridondanza di assi viari si può stare relativamente tranquilli in quanto seppure una strada rimanga interrotta sarà possibile individuare la viabilità sostitutiva. Le lottizzazioni usuali hanno un disegno a rete con una griglia viaria a mo di scacchiera che permette di avere una pluralità di vie di fuga per cui è ridondante e il quartiere è assolutamente permeabile.

I piani di protezione civile dei quali tutti i Comuni molisani sono dotati a seguito della tragica vicenda di S. Giuliano di Puglia vanno presi per piani «di prima generazione» ed oggi andrebbero approfonditi con indagini di dettaglio come quelle cui si è discusso sopra sulle attrezzature stradali fondamentali per mettere in salvo uomini e cose nei momenti di crisi. Ad aiutare in questo sforzo vi è la Microzonazione sismica, in fase di conclusione per la provincia di Isernia, che seppure a livello 1, cioè condotta con modalità speditive, individua gli ambiti stabili e, all’opposto, quelli pericolosi da evitare nella scelta di direttrici di mobilità da percorrere in tranquillità.

Francesco Manfredi Selvaggi184 Posts

Nato a Boiano (CB) nel 1956. Ha conseguito la Maturità Classica a Campobasso e poi la laurea in Architettura a Napoli nel 1980. Presso la medesima Università ha conseguito il Diploma di Perfezionamento in Storia dell’Arte Medievale e Moderna e il Diploma di Perfezionamento in Restauro dei Monumenti. È abilitato all’esercizio della professione di Architetto e all’insegnamento di Storia dell’Arte nei licei e Educazione Tecnica nelle scuole medie. Dal 1997 è Dirigente, con l’attribuzione di responsabilità nei servizi Beni Ambientali (19 anni), Protezione Civile, Urbanistica, Sismica, Ambiente. Ha avuto un ruolo attivo in associazioni ambientaliste quali Legambiente Molise, Italia Nostra sezione di Campobasso e Club Alpino Italiano Delegazione del Molise. Ha insegnato all’Università della Terza Età del Molise ed è stato membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione dell’Ordine degli Architetti di Campobasso, occupandosi all’interno dello stesso del progetto di Archivio dell’Architettura Contemporanea. È Giornalista Pubblicista e autore di articoli, saggi e del volume La Formazione Urbanistica di Campobasso. Le ultime pubblicazioni sono: «Le Politiche Ambientali nel Molise» (2011) e «Problemi di tutela ambientale in Molise» del 2014.

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