Il Molise per il Kurdistan e per la pace

Members of the Kurdish community wave flags and banners of convicted Kurdistan Worker's Party (PKK) leader Abdullah Ocalan during a demonstration calling for Ocalan's release in Strasbourg, Eastern France, on February 14, 2015.   Ocalan was captured by Turkish undercover agents in Kenya in 1999, brought back to Turkey and sentenced to death. His sentence was later commuted to life.  AFP PHOTO/FREDERICK FLORIN        (Photo credit should read FREDERICK FLORIN/AFP/Getty Images)

Editoriale del mese di Marzo/Aprile 2018

di Antonio Ruggieri

Abdullah Öcalan, il leader curdo che il suo popolo chiama amorevolmente “Apo”, padre buono, è nato ad Omerli, nel Kurdistan turco, il 4 aprile del 1948. Nel 1971, in seguito ad un golpe militare lasciò la facoltà di scienze politiche che frequentava all’Università di Ankara e si arruolò nel servizio civile a Diyarbakir. Nel 1978 fondò il PKK (partito curdo dei lavoratori) e nel 1984 intraprese la lotta armata contro la Turchia, l’Iran e l’Iraq, con l’obiettivo di creare uno Stato indipendente per il suo popolo diviso e assoggettato all’indomani della prima guerra mondiale.

Dal 1998 i rapporti fra Siria e Turchia si fecero tesi perché quest’ultima costruì una serie di dighe per imbrigliare l’acqua del fiume Eufrate e la Siria, nonostante avesse visto di buon occhio la nascita del PKK, per non far deflagrare i rapporti con la potente Turchia confinante, intimò ad Ocalan di lasciare il suo territorio, dov’era rifugiato.
Da allora per il leader curdo cominciò un’odissea per farsi concedere l’asilo politico; riparò prima in Russia da dove fu espulso dopo pochi giorni e il 12 novembre 1998 arrivò a Roma, accompagnato dal deputato di Rifondazione Comunista Ramon Mantovani, che aveva avuto assicurazione dal Governo D’Alema che il presidente curdo sarebbe stato accolto nel nostro Paese.

Il Governo italiano non poteva estradare Öcalan in Turchia perché in quel Paese vigeva la pena di morte e la Magistratura, alla quale spetta la concessione dell’asilo politico, si espresse quando la cattura di Öcalan era già stata eseguita dai servizi segreti turchi, ma con una vasta complicità internazionale. Pressato dalle minacce di boicottaggio commerciale da parte della Turchia, il Governo D’Alema convinse Öcalan a lasciare l’Italia; il leader curdo partì il 16 gennaio 1999 diretto a Nairobi, in Kenya. Il Governo D’Alema in questa circostanza fu accusato di aver ignorato gli articoli 10 e 26 della Costituzione che regolano il diritto d’asilo e vietano l’estradizione “passiva” per reati politici.

Öcalan fu arrestato dai servizi segreti turchi (MIT) il 15 febbraio del 1999, caricato su un aereo e condotto in Turchia dove fu segregato, unico prigioniero, nell’isola/carcere di Imrali, nel Mar di Marmara. Dopo l’arresto, Ocalan ha modificato profondamente l’impianto della sua proposta teorica che partiva dal marxismo-leninismo ortodosso; in particolare nella sua ultima opera “Oltre lo Stato, il potere e la violenza” (2016) accoglie e rielabora le teorie dell’anarchico statunitense Murray Bookchin (1921-2006) fondate sul pacifismo, sulla difesa dell’ambiente e sulla centralità del ruolo e della cultura delle donne, per il superamento del capitalismo.

La Turchia di Erdogan nei confronti dei Curdi che rappresentano un terzo della popolazione residente, ha perpetrato gravissime violazioni dei diritti umani; ai Curdi, che abitano nella parte sud orientale del Paese, è negato l’uso della propria lingua e la rappresentanza politica perché, nonostante siano riusciti ad eleggere loro rappresentanti in seno al Parlamento, il Governo li arresta sistematicamente e mette fuorilegge i partiti ai quali appartengono; tutto questo mentre la Turchia ha chiesto di entrare nell’Unione Europea che intanto, dal marzo 2016, le ha affidato il compito di fermare l’esodo dei profughi dalla Siria dilaniata dalla guerra, in cambio di sei miliardi di euro.

Contro i Curdi Erdogan ha messo in atto, nel proprio Paese ma anche all’estero, un terrorismo di Stato, definito nei dettagli da una determinazione del Tribunale Permanente dei Popoli riunitosi a Parigi il 15 e 16 marzo scorso (art. a pag. 38) e dall’aggressione al Cantone siriano di Afrin con l’eccidio di oltre 3.000 civili, dei quali Erdogan si è vantato pubblicamente. Il TTP in queste settimane sta lavorando alla sentenza contro la Turchia che sarà pronunciata il 24 maggio prossimo a Bruxelles, al cospetto del Parlamento Europeo e di una nutrita platea di osservatori da tutto il mondo.

Nel Molise, intanto, i Comuni di Castel del Giudice e di Castelbottaccio hanno assegnato la cittadinanza onoraria ad Abdullah Ocalan ed altre Amministrazioni si preparano a fare altrettanto, seguendo l’esempio, fra gli altri, dei Comuni di Palermo, Napoli, Pinerolo e Reggio Emilia. Insieme a una nutrita rete di associazioni e di cittadini, il prossimo 4 maggio organizzeremo una manifestazione al Mercato Coperto di Campobasso, alla quale prenderanno parte Mahmut Sakar, avvocato di Ocalan attualmente in esilio e Ozlem Tanrikulu, presidentessa di UIKI ONLUS – Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia, oltre agli artisti Stefano Sabelli, Fabrizio Russo, Diego Florio, Alessia D’Alessandro, Daniele Sepe e al disegnatore Zerocalcare; lo facciamo per denunciare le gravissime violazioni dei diritti umani di cui s’è resa responsabile la Turchia nei confronti dei Curdi e per condannare le irresponsabili manovre di guerra in corso in questi giorni di mezzo aprile in Siria.

Antonio Ruggieri48 Posts

Nato a Ferrazzano (CB) nel 1954. E’ giornalista professionista. Ha collaborato con la rete RAI del Molise. Ha coordinato la riedizione di “Viaggio in Molise” di Francesco Jovine, firmando la post—fazione dell’opera. Ha organizzato e diretto D.I.N.A. (digital is not analog), un festival internazionale dell’attivismo informatico che ha coinvolto le esperienze più interessanti dell’attivismo informatico internazionale (2002). Nel 2004, ha ideato e diretto un progetto che ha portato alla realizzazione della prima “radio on line” d’istituto; il progetto si è aggiudicato il primo premio del prestigioso concorso “centoscuole” indetto dalla Fondazione San Paolo di Torino. Ha ideato e diretto quattro edizioni dello SMOC (salone molisano della comunicazione), dal 2007 al 2011. Dal 2005 al 2009 ha diretto il quotidiano telematico Megachip.info fondato da Giulietto Chiesa. E’ stato Direttore responsabile di Cometa, trimestrale di critica della comunicazione (2009—2010). E’ Direttore responsabile del mensile culturale “il Bene Comune”, senza soluzione di continuità, dall’esordio della rivista (ottobre 2001) fino ad oggi. BIBLIOGRAFIA Il Male rosa, libro d’arte in serigrafia, (1980); Cafoni e galantuomini nel Molise fra brigantaggio e questione meridionale, edizioni Il Rinoceronte (1984); Molise contro Molise, Nocera editore (1997); I giovani e il capardozio, Nocera editore (2001).

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