E adesso, una riforma per la cultura

Fondazione-Molise-Cultura

di Antonio Ruggieri

Le controverse vicissitudini che hanno caratterizzato l’attività della Fondazione Molise Cultura. Trasformare il sodalizio da in house della Regione, in una Fondazione di partecipazione in grado di accogliere il contributo di enti pubblici e dell’associazionismo culturale che opera sul territorio, oppure cancellare un “eventificio” malamente condotto, agli ordini del presidente della Regione, che non ha corrispettivo in nessu’altro luogo d’Italia. Una riforma a portata di mano per la cultura molisana che tagli i rami secchi e le rendite di posizione e rilanci il ruolo e la funzione di programmazione dell’assessorato

Iorio, la Fondazione… e Arco
Qunado è arrivato Frattura la Fondazione Molise Cultura c’era già; non è stata opera sua, se n’era occupato l’ineffabile Sandro Arco dopo essere passato dal centrosinistra (senza trattino, of course) al centro-destra, a sostegno dell’allora imperatore del Molise Michele Iorio, con una lista intitolata “Molise Civile” (quando si dice l’improntitudine). Era il 2006 e i contendenti per la presidenza della Regione Molise erano Roberto Ruta e Michele Iorio; quest’ultimo incassa il consenso per nulla disinteressato dei transfughi dell’arrembante lista “Molise Civile” e ricambia Sandro Arco, il progettista dello spregiudicato cambio di casacca che gli aveva fatto voltare le spalle al suo mentore e maestro (con la minuscola) Roberto Ruta, nominandolo assessore regionale alla cultura, quantunque non fosse stato eletto.
Arco imperversa per poco meno di tre anni in qualità (si fa per dire) di assessore, ma nel frattempo predispone carte e procedure per la sua personalissima exit strategy, naturalmente d’accordo col pacioso e “inclusivo” presidente della giunta regionale.

Come fosse un vestitino da cerimonia, si cuce addosso la Fondazione Molise Cultura, che fa nascere come organismo “in house” della Regione; in definitiva come un ente a totale carico finanziario del Pubblico, ma che ha personalità giuridica di tipo privatistico, nella gestione e nel finanziamento del quale non possono entrare altri soggetti pubblici o privati, in modo che Iorio potesse decidere “liberamente” a chi assegnare le nomine in ballo. La Fondazione è presieduta dal presidente della giunta facente funzioni (allora era Michele Iorio), che per gestirla si avvale di altre due componenti il Consiglio di amministrazione: sono chiamati il giornalista Adalberto Cufari e l’avvocato Arturo Messere. Per indirizzare le scelte del sodalizio esordiente viene nominato uno scoppiettante comitato tecnico-scientifico sovrinteso dall’artista Gino Marotta e scompostamente composto da Giulio Rapetti (addirittura Mogol per chi non lo conoscesse), dalla scrittrice Chiara Gamberale di origini agnonesi, dal musicista Pino Nese e dal restauratore ed esperto d’arte Dante Gentile Lorusso.

Il direttore della Fondazione, senza concorso e selezione di titoli e di merito, così stabiliscono Iorio e Arco, è di nomina del presidente della giunta e Iorio nomina il suo reggicoda, che così si accomoda sulla poltrona che aveva sistemato ad aspettarlo mentre era assessore alla cultura. Il comitato tecnico-scientifico subisce una sorte rocambolesca e poco onorevole: Gino Marotta si dimette da sovrintendente per motivi di salute a qualche mese dalla sua nomina e segue il suo esempio Dante Gentile Lorusso; nel tentativo di rilanciare il ruolo e la funzione del fondamentale organismo d’orientamento della Fondazione, la sovrintendenza viene affidata a Lorenzo Canova, docente di storia dell’arte presso l’Università del Molise, ma ormai siamo a ridosso della primavera del 2013, quando Angelo Michele Iorio, Governatore della nostra piccola, tenera e marginale regione per 11 anni, deve cedere il passo a Paolo di Laura Frattura, inopinato rappresentante di un centrosinistra (sempre senza trattino) che si vuole rinnovare dalle fondamenta (…e Frattura fa l’architetto…), nelle mani di due significativi rappresentatni di quel che rimaneva del malandato Ulivo molisano: Robero Ruta e Danilo Leva.

…E poi  arriva Frattura
Dunque arriva Frattura il quale, nonostante provenisse da Forze Italia, con piglio giovanilistico e “aziendalista” (era questo l’aggettivo che egli medesimo si attribuiva  durante la campagna elettorale) era riuscito a ridestare la speranza del cambiamento nell’elettorato molisano ormai avversario di Iorio e del suo regno ultradecennale, ma anche di un centrosinistra timido e connivente, rappresentato da una classe dirigente di basso profilo, nella generalità dei casi composta da politicanti di quarta fila, passati da un partito all’altro e addirittura da uno schieramento all’altro, pur di tutelare il proprio interesse. Anche le speranze dei meglio intenzionati vengono gelate senza possibilità d’equivoco.

L’editoria, il turismo, e poi il lavoro, ma soprattutto la sanità, segnano capitoli oscuri dell’ultimo quinquennio per questa nostra piccola regione allo stremo e preparano la disfatta del centrosinistra alle elezioni del 22 aprile scorso, che hanno assegnato il governo regionale al centro-destra di Donato Toma e l’opposizione a un drappello di sei consiglieri del Movimento 5 Stelle; il centrosinistra superstite è rappresentato da Vittorino Facciolla, vice-presidente di Frattura e da Micaela Fanelli, segretaria del Pd nei cinque anni precedenti e adesso dimissionaria, di una partito in crisi di proposta e soprattutto di valori. La delega alla cultura Frattura non l’assegna, la tiene per sé come quella al turismo, non perché di queste materie si volesse occupare personalmente, ma quasi come se non avesse tempo per trovare un assessore assegnatario del settore; alla cultura alla fine nomina consigliere delegato suo cognato, Nico Ioffredi, e al turismo all’ennesimo giro di valzer incorona (sempre come come Consigliere delegato e non come assessore) l’”operoso” Domenico Di Nunzio.

Ioffredi, munito di un cravattino sciué sciué all’apice di un buzzo di rilievo, gira senza sosta per convegni, seminari e pranzi di cerimonia a spiegare che le sue intenzioni sarebbero commendevoli davvero, ma che ha le mani legate perché le risorse destinate alla cultura le amministra, indipendentemente e talvolta contro l’assessorato regionale, la Fondazione Molise Cultura. Intanto ingloba la Fondazione Teatro Savoia della Provincia nella fondazione regionale  e agevola il passaggio della Biblioteca provinciale “P. Albino” allo Stato; la biblioteca chiude e non si hanno notizie della sua riapertura, nonostante le vibrate proteste dei tanti che, non solo a Campobasso, usufruivano dei suoi servizi. Alla Fondazione Molise Cultura la situazione è la seguente: Frattura, in quanto presidente della giunta la presiede e l’amministra unitamente ad Antonella Presutti, sodale del presidente e da lui nominata e a Gabriella Santoro, dirigente provinciale, in quota dell’ente che ha convogliato la Fondazione Teatro Savoia all’interno del sodalizio regionale.

Il direttore rimane Sandro Arco che Frattura – così ebbe a dire clamorosamente in una pubblica occasione, aveva ereditato “scorcia e tutto” da Iorio. Primo atto del nuovo corso della Fondazione Molise Cultura è la cancellazione del comitato tecnico-scientifico, attraverso una revisione dello statuto; ma d’altronde i passaggi notarili della Fondazione regionale sono stati innumerevoli, per modificare uno statuto che non trova pace. Non si capisce però, in una compagine così articolata, con il consiglio d’amministrazione che riveste compiti gestionali e con un direttore (addirittura “scorcia e tutto”) a cui sono affidate mansione esecutive, in assenza del comitato tecnico-scientifico, chi opera le scelte d’indirizzo cultuale di un organismo finanziato con denaro pubblico, alle dirette e autoreferenziali dipendenze del presidente della giunta facente funzioni. Quest’ultimo però fa un passo indietro; nomina la Presutti presidente della Fondazione e le affianca il suo braccio destro Mariolga Mogavero, peraltro impegnata su innumerevoli altri fronti.

Dopo qualche tempo hanno luogo ulteriori avvicendamenti nel Consiglio d’amministrazione: la Santoro in quota Provincia viene sostituita da Angelo Fratangelo e la Mogavero getta la spugna in favore di Francesca Carnevale, delegata del presidente della giunta e dunque designata da lui medesimo. Nel 2015 intanto viene a scadenza il contratto di Arco e si pone la questione, spinosa per molti versi, del suo avvicendamento. Dopo innumerevoli e avvilenti procrastinazioni dell’incarico, Frattura s’inventa un avviso (non un regolare bando di concorso) tramite il quale chiunque poteva candidarsi a dirigere la Fondazione; previa una selezione compiuta da una commissione interna composta da dirigenti regionali, il presidente, col fiato sul collo del sodale Pier Paolo Nagni assessore tecnico (sic) ai trasporti e ai lavori pubblici e da sempre in empatia feconda (per entrambi) con Arco, decide di avvicendare quest’ultimo a sé stesso, dando avvio all’ultima, rocambolesca e osservata vicenda della Fondazione Molise Cultura.
Da più parti – noi per primi abbiamo pubblicato approfonditi interventi in proposito – viene sollevata la questione dell collaborazione annosa e poco chiara che Arco intrattiene con Rosario Coppolino, attore, regista e imprenditore teatrale siciliano, che di fatto decide il cartellone del teatro che circola nella nostra regione.

Inoltre, tramite la Multitasking, una società appositamente costituita da persone vicine a Coppolino che si aggiudica l’espletamento di una serie di servizi che la Fondazione potrebbe e dovrebbe espletare con suo personale interno, si può dire che all’impresario siciliano sia riconducibile la programmazione e la gestione dell’intera filiera teatrale della nostra regione; questo a scapito dell’interesse e del coinvolgimento delle tante professionalità che in ambito teatrale si sono formate nel Molise, a costo di sacrifici di ogni ordine ed entità. Infine, la Fondazione Molise Cultura che era stata designata organismo di distribuzione teatrale dal Ministero che la finanziava tramite il FUS (Fondo Unico delle Spettacolo) unitamente al Teatro del Loto riconosciuto organismo di produzione teatrale per il Molise, inopinatamente rigetta il finanziamento ministeriale,  dichiarando di non riuscire ad ottemperare ai criteri fissati dal ministero per la gestione di un circuito teatrale regionale.

Le ultime notizie (da noi pubblicate doviziosamente e con tempestività) dicono di un ulteriore passaggio notarile della Fondazione che ha assunto in pianta stabile e a tempo indeterminato Sandro Arco, il quale si trova ad essere attualmente il vero snodo (… e ho detto tutto avrebbe detto l’indimenticabile peppino De Filippo) delle politiche culturali di questo nostra piccola e marginale regione in bilico.

Conclusione (provvisoria)
Per quello che riguarda la cultura però, il governatore di centro-destra Donato Toma ha già compiuto un primo atto che lascia ben sperare: nell’assegnazione delle deleghe assessorili, non solo ha nominato Vincenzo Cotugno assessore alla cultura (Ioffredi da Frattura era stato declassato a consigliere delegato), ma gli ha attribuito anche il settore del turismo, mettendo in opera quello che gli veniva chiesto di fare da più parti. Inoltre, Vincenzo Cotugno è il vice presidente della Regione e quindi si trova in una condizione di chiara autorevolezza nello svolgimento della sua funzione istituzionale, che riguarderà la cultura e il turismo come due ambiti da far funzionare sinergicamente.

Per quello che riguarda le politiche culturali, noi non possiamo che ribadire con rinnovata determinazione le proposte che avemmo modo di presentare, con Federcultura di Confcooperative Molise, il 14 giugno dell’anno scorso, nel corso di un convegno intitolato “Non tutto ciò che è pubblico è statale”, per indicare come la cultura possa rappresentare un bacino d’utenza strategico e innovativo per imprese giovanili di privato sociale, e per le cooperative innanzitutto. Il quella circostanza, con il conforto di Fiore Fontanarosa, ricercatore e docente di diritto e di Rossano Pazzagli, presidente del dipartimento di bioscienze e territorio, entrambi docenti della nostra università, di Domenico Calleo, presidente di Confcooperative del Molise e di Antonietta Caccia, presidente del circolo della zampogna di Scapoli, uno dei nove referenti Unesco per l’Italia, delineammo un indirizzo di riforma delle politiche culturali regionali, impalcato su poche, ma decise scelte da compiere:

1. la necessità di una legge quadro per la cultura che metta al riparo gli operatori e i territori dallo sghiribizzo autoreferenziale (non necessariamente clientelare) del politico di turno. Questa legge annunciata da anni è rimasta lettera morta; noi speriamo che contenga una visione complessiva e strategica del ruolo e della funzione che la cultura può svolgere per la nostra comunità. Il provvedimento dovrebbe contenere, per esempio, norme di sostegno e di valorizzazione della nostra editoria libraria, che opera a cura di pochissime e minuscole aziende suprstiti, nel disinteresse totale delle istituzioni. Dovrebbe contenere anche iniziative di sostegno all’acquisizione da parte pubblica delle biblioteche private, per evitare che vada dissipato un patrimonio inestimabile di storia e di stestimonianza locale.
2. La trasformazione della Fondazione Molise Cultura da organismo in house della Regione, a fondazione di partecipazione, aperta al contributo dell’Università, del Conservatorio e degli enti territoriali che potrebbero sostenerla economicamente e soprattutto arricchirne e ricalibrarne la programmazione, oppure la chiusura di un organismo pletorico e costoso che finisce per ostacolare le attività culturali sul territorio, anziché favorirle. Che la Fondazione Molise Cultura sia in house della Regione e nella sostanza dipenda dalla volontà del presidente in carica, è una nostra stolida e avvilente particolarità che non ha riscontro in nessun’altra regione italiana.
3. Infine, queste iniziative dovrebbero contribuire e sostenere il rilancio e il rafforzamento del ruolo dell’Assessorato, che rappresenta l’ambito istituzionale e di corrispondenza democratica con i cittadini.

Insomma, pochi ma decisi interventi, capaci di mettere a frutto le notre vocazioni più conclamate e i nostri talenti riconosciuti, sottraendo la cultura a interessi personali e di basso profilo che ostacolano e inibiscono la funzione che essa può giocare per il futuro della nostra comunità.

Antonio Ruggieri50 Posts

Nato a Ferrazzano (CB) nel 1954. E’ giornalista professionista. Ha collaborato con la rete RAI del Molise. Ha coordinato la riedizione di “Viaggio in Molise” di Francesco Jovine, firmando la post—fazione dell’opera. Ha organizzato e diretto D.I.N.A. (digital is not analog), un festival internazionale dell’attivismo informatico che ha coinvolto le esperienze più interessanti dell’attivismo informatico internazionale (2002). Nel 2004, ha ideato e diretto un progetto che ha portato alla realizzazione della prima “radio on line” d’istituto; il progetto si è aggiudicato il primo premio del prestigioso concorso “centoscuole” indetto dalla Fondazione San Paolo di Torino. Ha ideato e diretto quattro edizioni dello SMOC (salone molisano della comunicazione), dal 2007 al 2011. Dal 2005 al 2009 ha diretto il quotidiano telematico Megachip.info fondato da Giulietto Chiesa. E’ stato Direttore responsabile di Cometa, trimestrale di critica della comunicazione (2009—2010). E’ Direttore responsabile del mensile culturale “il Bene Comune”, senza soluzione di continuità, dall’esordio della rivista (ottobre 2001) fino ad oggi. BIBLIOGRAFIA Il Male rosa, libro d’arte in serigrafia, (1980); Cafoni e galantuomini nel Molise fra brigantaggio e questione meridionale, edizioni Il Rinoceronte (1984); Molise contro Molise, Nocera editore (1997); I giovani e il capardozio, Nocera editore (2001).

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