Romagnuolo e dintorni/Giornalismo formato cabaret per salvare i politici da se stessi

testata sblog tabassoNel mio ultimo sblog mi ripromettevo di spiegare perché la consigliera regionale Romagnuolo è un mio bersaglio fisso e perché, scrivendone, ho scelto un registro da “cabaret giornalistico” per giudicare fatti, dichiarazioni e atteggiamenti in chiave sarcastica.

Parto da questa scelta che è dettata dalla convinzione (o speranza) che dinanzi a un’opinione pubblica preda dei social e di una TV mamma del populismo, la mia lotta contro l’inutilità del giornalismo possa ottenere qualche risultato in più se condotta (anche) con le armi dell’ironia. Gianrico Carofiglio, nel suo imperdibile pamphlet (Con i piedi nel fango – Conversazioni su politica e verità, Ediz. Gruppo Abele, 11€), attribuisce una “dimensione etica essenziale all’allegria e all’umorismo, intesi come pratica dell’autoironia, premessa e conseguenza della capacità di non prendersi sul serio e distaccarsi da se stessi…”. Di questa dote è desolatamente priva la nostra classe politica, che gongola di stare al potere ma poi lo racconta come fosse colpita da un lutto. Per fortuna c’è appunto il giornalismo a potere (se lo vuole) rompere questo uggioso tra tran.
L’umorismo non li seppellirà, ma vale provarci.

Quanto ai politici molisani, il loro deficit d’ironia (e, figuriamoci, di autoironia) è talmente fisiologico che, a volerli pungere, i giornalisti si ritroverebbero come zanzare in un campo di nudisti. Per paradosso tra i “nudisti” figurano perfino giovani matricole uscite da un movimento nato dalla fervida verve di un comico. Prendete il mancato Governatore Andrea Greco che nel suo curriculum di ex attore si vanta di aver recitato con Carlo Croccolo. Ora, con un aplomb da capo cerimoniere del Quirinale, fa il “portavoce” del Movimento con inappuntabile seriosità istituzionale, a dispetto (lo dico da cabarettista) di una poco istituzionale pettinatura da discoteca. Azzarderei sostenere che il sense of humour fa il politico. Ricordo Henry Kissinger che, dopo un vertice al Cremlino, annotava: “La differenza tra noi e i russi è che loro credono alle loro bugie”. Ma inarrivabile su tutti era Winston Churchill (vedi nota). Altri tempi, altre latitudini. Tempi in cui la TV non aveva ancora trasformato il Popolo in Pubblico. Circostanza questa che dovrebbe spingere i politici odierni a usare più humour che umor nero per guadagnare audience e share.

Questo è quanto. Spiegherò nel prossimo sblog le mie poco ironiche ragioni che m’inducono, anzi impongono di non mollare la presa sulla signora Romagnuolo (ben conscio che, su di lei richiesta, il truce Salvini potrebbe far sperimentare su di me le nuove pistole elettriche).

*NOTA – Eccovi due florilegi del grande statista britannico.
1) G.B. Shaw lo invita alla prima del suo Pigmalione con questo biglietto: “Le ho riservato due posti. Venga e porti un amico. Se ne ha”.
Risposta: “Impossibile venire alla prima. Attendo la seconda. Se ci sarà”
2) Una deputata d’opposizione lo attacca in Parlamento in malo modo:
“Se fossi sua moglie le verserei veleno nel tè”.
Risposta: “Se fossi suo marito lo berrei”.

Commenti, maligni inclusi, a <gius.tab26@gmail.com>

Giuseppe Tabasso171 Posts

(Campobasso 1926) ha un nipotino, due figli e una moglie bojanese, sempre la stessa dal 1955. Da pianista dilettante formò una band con Fred Bongusto. A suo padre Lino, musicista, è dedicata una strada di Campobasso. Laureato in lingua e letteratura inglese, è giornalista professionista dal 1954. Nel 2018 è passato dall’Ordine dei Giornalisti del Lazio a quello del Molise per terminare la carriera dove l’ha iniziata. Ha lavorato in vari quotidiani e periodici (Paese sera, Corriere lombardo, Ore 12, L’Europeo, Annabella, Gente, Radiocorriere). Inviato di politica estera per il GR3 della RAI, ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, nelle sezioni italiane della BBC a Londra e della Deutschland Funk a Colonia. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); Post Scriptum, Prediche di un molisano inutile (Bene Comune Edizioni 2006), Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Moliseskine (Bene Comune Edizioni, 2016). Per le stesse Edizioni è in corso di pubblicazione Fare un giornale, diventare giornalisti, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori.

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