Una Fondazione senza fondamenta

di Nino Barone

Il dibattito sulle fondazioni culturali italiane è sempre molto acceso e, nonostante i riflettori con il loro fascio di luce accecante mettano in evidenza soltanto gli aspetti positivi di queste istituzioni, tante sono le zone d’ombra. Infatti dietro la denominazione di fondazione culturale finiscono per cadere entità alquanto diversificate. Le esperienze virtuose di fondazioni culturali in Italia sono davvero poche e tra queste vale la pena citare quelle di Bologna, Torino, Trieste, Ferrara, Palermo; si assiste viceversa al proliferare di fondazioni che sono autentiche scatole vuote o peggio ancora, strumenti che finiscono per trasferire al privato ciò che è pubblico.

In sostanza non si può accettare acriticamente il postulato secondo il quale ogni fondazione culturale è una fondazione di pubblica utilità. Un’altra cosa da sottolineare è il proliferare di fondazioni culturali in Italia, fatto unico nel panorama europeo. Come afferma Pierluigi Sacco, Professore Ordinario dell’Economia della Cultura, in un’intervista per Il Giornale delle Fondazioni “Le ragioni che danno conto dell’eccezionalità del peso delle fondazioni nello scenario italiano (sono): la crisi economico finanziaria che ha ridotto drammaticamente i livelli di spesa pubblica in ambito culturale; la debolezza e l’arretratezza della politica culturale italiana; l’equivoco tutto italiano attorno al tema della valorizzazione, che viene da noi percepito come possibile fattore trainante dell’economia culturale quando non addirittura dell’economia nel suo complesso”.

In realtà gli equivoci sono tanti e legati al concetto stesso di cultura. Nel caso termolese la “ Fondazione Macte – Museo di Arte Contemporanea di Termoli” nasce decisamente con il piede sbagliato. Innazitutto la decisione di dar vita alla fondazione avviene nel chiuso delle stanze comunali senza che ci sia stato il minimo ascolto e coinvolgimento delle associazioni culturali degli artisti e degli operatori della cultura cittadina in genere. Un brutto vizio che ha caratterizzato l’Amministrazione Sbrocca fin dal suo nascere.

Entrando, invece, nel merito dell’Atto Fondativo e dello Statuto, non si può non rilevare l’anomalia di una fondazione che nasce con due soli soggetti fondatori: il Comune di Termoli e una Società privata ancora non identificata. Non si può dar vita ad una fondazione del genere senza avere tra i fondatori altri soggetti e in particolare altri Enti pubblici, nè ci si può nascondere dietro alla possibilità che altri partners aderiscano successivamente. Bisogna avere certezza fin dall’inizio di quali e quanti sono i soci fondatori e della misura del loro apporto economico alla costituzione del patrimonio della fondazione altrimenti la fondazione stessa nasce zoppa.

Il particolare poi, del segreto che avvolge il nome della famiglia titolare del capitale della Società fondatrice è un fatto esilarante e inquietante insieme. Com’è possibile che in due riunioni della Commissione Consiliare competente questo nome non sia saltato fuori? Verrà tenuto nascosto anche nella riunione di Consiglio Comunale del 4 dicembre prossimo che porta all’ordine del giorno “Fondazione Macte Termoli – Approvazione dello schema dell’Atto Costitutivo e dello Statuto”?

È vero che si tratta di approvare solo uno “schema”, ma è semplicemente ridicolo che si tenga nascosto qualcosa che invece dovrebbe essere portato alla luce del sole e che invece nascosta nell’oscurità fa nascere inevitabilmente sospetti. Ancora più grave è la questione del patrimonio della fondazione. Nello Statuto si dice che le opere artistiche e d’arte, ivi comprese quelle facenti parte del “Premio Termoli di Pittura Contemporanea” vengono cedute in comodato gratuito alla fondazione per un tempo illimitato.

Di questo patrimonio non viene indicato né un catalogo né, ancora più grave, il loro valore economico singolo e complessivo. Senza considerare poi che parte di queste opere, quelle degli anni sessanta, sono state restaurate e vincolate dalla Soprintendenza, pertanto la loro cessione alla fondazione necessita di una autorizzazione che non risulta essere stata richiesta. Come si vede i lati oscuri sono tanti ma quello più clamoroso e allarmante è che dei sei membri del Consiglio di Amministrazione solo due sono nominati direttamente dal Comune che, pertanto, lascia il controllo della fondazione alla fantomatica società fondatrice in quanto anche il presidente è espressione della stessa società. Questo significa una cosa sola: ciò che è proprietà dei termolesi viene volutamente privatizzato. Non c’è altro modo per dirlo.

Di fronte a tanta confusione e a tanta approssimazione l’unica cosa sensata che l’Amministrazione Comunale dovrebbe fare è quella di soprassedere e astenersi dal prendere decisioni di questo tipo. Il Sindaco Sbrocca prenda invece atto che il suo tempo è scaduto e lasci alla prossima Amministrazione la cura del patrimonio cittadino.

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