La teoria dei penultimi

Isernia

Isernia è al penultimo posto nella classifica della «Qualità della vita» del Sole24ore. Ma lo sarà per poco. Precede Enna, infatti, che, però, si sta già muovendo per migliorarsi. «Quest’anno abbiamo investito un milione di euro in eventi – spiega Francesco Colianni, assessore al Turismo del Comune di Enna – rafforzando la nostra offerta: abbiamo una stagione teatrale seguita, organizziamo concerti e mostre. Il nostro fiore all’occhiello è la settimana santa, che porta in città molti turisti: quest’anno abbiamo registrato un incremento di persone che hanno dormito in città».

La «Qualità della vita» non può essere immaginata se non riferita ai concetti di armonia e bellezza. Non era necessario attendere i dati del Sole24ore, dunque, per accorgersi di quanto siamo lontani dal vivere bene o, almeno, decentemente.

Qualche settimana fa, avevamo pubblicato la «Teoria dello spritz» in cui alcuni dei temi relativi a questo argomento venivano trattati nel tentativo di stimolare i giovani a salvarci e salvarsi, a costruire un futuro diverso.

I dati, ora, confermano scientificamente quanto è sotto gli occhi di tutti.

Una posizione così negativa, tuttavia, non deve umiliarci. Se si ha voglia di ripartire è meglio ripartire da zero. E, nel ripartire, bisogna far tesoro dell’esperienza delle generazioni che ci hanno preceduto. Nel dopoguerra si ripartiva dalle macerie. Da zero, appunto. E proprio per questo si poteva fare meglio. Nel ricostruire, allora, una visione più seria e onesta avrebbe consentito di gestire meglio i contributi degli Americani. Avremmo avuto meno carrozzoni inutili, meno uffici statali, un numero minore di grandi opere inutili, un numero minore di opere edili brutte e di scarsa qualità.

Se avessimo dato una direzione al nostro costruire, se avessimo avuto politici di livello capaci di immaginare un’Italia bella e funzionale, la nostra ricostruzione sarebbe stata diversa. E per immaginare un’Italia diversa non c’era da fare sforzi: bastava fare un copia e incolla delle grandi opere dei Romani e della bellezza urbanistica e architettonica del passato delle tante città che costituiscono ancora il punto più forte della nostra proposta turistica.

Ora, a Isernia, ripartiamo dal penultimo posto. Così come i nostri nonni dalle macerie. L’errore più grande che possiamo fare è ripetere quello delle generazioni che ci hanno preceduto: disperdere le nostre energie in progetti episodici e in eventi che si esauriscono nell’evento stesso.

C’è da immaginare un miglioramento della qualità della vita che sia coordinato e integrato. Un progetto in cui ogni singolo episodio sia inglobato in una visione generale: dall’organizzazione delle sagre alla costruzione di un teatro, dal contributo da dare all’associazione culturale all’arredo urbano della città capoluogo e dei piccoli comuni, dai materiali usati per la costruzione di edifici pubblici e privati ai rattoppi delle strade, dalle insegne dei negozi all’erogazione dei servizi sanitari.

Ognuno di questi punti – e sono solo alcuni di quelli da tenere in considerazione – andrebbe approfondito e considerato nelle sue interrelazioni con gli altri. Si pensi, per esempio, all’aspetto urbanistico e architettonico dei nostri centri, dai quali è scomparsa la pietra e il legno per far posto a intonaci di scarsa qualità e al cemento. Si pensi a quanta importanza ha questo aspetto, anche solo in relazione alla riuscita di un evento culturale. O anche solo in relazione alla riuscita di una…passeggiata.

Chi ha frequentato le sagre molisane di quest’anno – da appassionato – ci riferisce di un livello qualitativo scarso. Tranne pochi episodi virtuosi, le nostre sagre si sono mostrate prive di ogni attenzione estetica al luogo, al suono, persino alla qualità del prodotto che veniva proposto.

Siamo pochi e viviamo in un territorio piccolo. Partiamo dalle macerie. Partiamo dal penultimo posto. Possiamo ricostruire ma solo se attenti e coordinati. Possiamo risalire la classifica solo se consapevoli che tutto ciò che facciamo è parte di un progetto che ha finalità chiare e vincenti, solo se tale progetto è immaginato da chi ha le competenze per guidarci verso un futuro di armonia e bellezza. Solo così possiamo farcela.

Giovanni Petta17 Posts

È nato nel 1965 in Molise. Ha pubblicato le raccolte poetiche «Sguardi» (1987), «Millennio a venire» (1998) e «A» (2016); i romanzi «Acqua» (2017) e «Cinque»; il saggio giornalistico «L'Italia delle regioni, il Molise dei ricorsi» (2001) e, con lo pseudonimo di Rossano Turzo, «TurzoTen« (2011) e «TurzoTime» (2016). Allievo di Mogol, ha inciso «Non crescere mai» (1993), «Trema terra trema cuore» (single, 2003), «Il bivio di Sessano» (2012). Ha diretto le testate «Piazzaregione» e «L'interruttore». Ha coordinato l'inserto molisano de «Il Tempo».

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