Elezioni provinciali/Il il centrodestra messo sotto stress dal municipalismo

testata sblog tabassoDetto in modo soft, le Province hanno subìto un downgrading, cioè un declassamento.  Perciò ci si aspettava che la lotta per la conquista della Provincia di Isernia avesse una rilevanza meno spropositata. Trattasi in fondo di elezioni di secondo grado, basata su un indice di ponderazione tra sindaci e la cui posta in gioco è tutto sommato più “decorativa” che sostanziale, visto che un sindaco ha più poteri reali di quelli di un presidente di provincia.

E’ successo invece che l’esito ha scoperchiato nel centrodestra un vaso di Pandora che ha sversato un “campionario di liti, malumori, tensioni, richieste di dimissioni, pretese di poltrone, addii, divisioni, spaccature” (così scrive Stefania Potente su <primonumero.it>) e addirittura dei “giochi di prestigio” (parole di un esperto del ramo come Michele Iorio). Insomma nel corpaccione della destra è emersa l’incapacità di pilotare le sue varie clientele e la coalizione è entrata in confusione, con Patriciello che attacca la coordinatrice del suo partito Tartaglione e con Toma che lo accusa e scusa: «ha solo mosso critiche da fare nel chiuso di stanze, non sui giornali». Lui, com’è noto, non si fida dei “giornalai”.
Niente di nuovo sotto il sole? Forse, ma questa volta è venuto allo scoperto qualcosa di diverso: l’implosione di una collaudata filiera medioevale di vassalli, valvassori e valvassini che se la son vista un po’ tra di loro e piazzato all’aperto i banchetti del mercatino di sindaci. E ora è sotto gli occhi di tutti la cartella clinica di un sistema in coma senza identità, sfarinato, perfino inquinato di leghismo dove nessuno sa chi sta con chi. C’è solo da sperare che questo crepuscolo di volponi finisca per dare ossigeno a un municipalismo che nel Molise vanta tante eccellenze.

Chiedersi se le incombenti Provinciali di Campobasso saranno una replica di quelle di Isernia, pare una domanda retorica. Anche qui infatti le persone prevalgono sui programmi. Eppure sarebbe democratico e civile che venissero ricordate le pur fievoli funzioni di una Provincia e magari che i candidati a presiederla esponessero qualche loro idea riguardante, ad esempio, pianificazione territoriale, trasporti, programmazione di rete e di edilizia scolastica, tutela dell’ambiente e pari opportunità. Così, tanto per legare il proprio identikit a un programma.
E’ un sogno: ma che diamine, almeno una volta, fateci sognare.

Giuseppe Tabasso135 Posts

(Campobasso 1926) ha un nipotino, due figli e una moglie bojanese, sempre la stessa dal 1955. Da pianista dilettante formò una band con Fred Bongusto. A suo padre Lino, musicista, è dedicata una strada di Campobasso. Laureato in lingua e letteratura inglese, è giornalista professionista dal 1954. Nel 2018 è passato dall’Ordine dei Giornalisti del Lazio a quello del Molise per terminare la carriera dove l’ha iniziata. Ha lavorato in vari quotidiani e periodici (Paese sera, Corriere lombardo, Ore 12, L’Europeo, Annabella, Gente, Radiocorriere). Inviato di politica estera per il GR3 della RAI, ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, nelle sezioni italiane della BBC a Londra e della Deutschland Funk a Colonia. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); Post Scriptum, Prediche di un molisano inutile (Bene Comune Edizioni 2006), Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Moliseskine (Bene Comune Edizioni, 2016). Per le stesse Edizioni è in corso di pubblicazione Fare un giornale, diventare giornalisti, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori.

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