Ricordare Fred Bongusto: decidere bene, decidere presto

Lucio-Dalla

Il problema di come ricordare al meglio Fred Bongusto va tenuto aperto prima che si allenti lo slancio emotivo seguito alla sua scomparsa. <primonumero> ha lanciato un sondaggio dal quale, su circa 500 voti, risulta che dedicargli una piazza è l’opzione quasi pari a quella della statua (al 3º posto il Savoia, al 4º una strada, al 5º il palazzo GIL).

Nel pronunciarmi a favore della statua, una cortese lettrice, propensa ad intitolargli il Savoia, ha commentato: “Nessuna statua, per carità, sono terribili e tristi”. Può darsi che pensasse a certe “monumentali” statue del passato, tipo quella di Gabriele Pepe che domina il centro di Campobasso. Ci mancherebbe: Fred si rivolterebbe nella tomba.

Ovunque in Europa si contano statue dedicate a personalità e a simboli di ogni genere. Come la celebre “Sirenetta” in bronzo posta all’entrata del porto di Copenhagen o come quella dello storico Café Central di Vienna dove ancora oggi, all’entrata, si viene accolti dal poeta Peter Altenberg, in cera, seduto allo stesso tavolo dove per una vita componeva.

Ripeto: Campobasso sta a Fred Bongusto come Bologna a Dalla. E la foto qui in alto è un esempio di come un grande artista può rimanere nel cuore dei suoi concittadini presenti e futuri (nonché ad ammiratori di passaggio). Sono dunque convinto che l’opzione-statua sarebbe, alla fine, la più gradita dai campobassani e dai molisani tutti.

Insisto tuttavia sulla mia proposta aggiuntiva, che non è stata elencata nello stesso sondaggio di <primonumero>. Quella cioè di dedicare uno spazio permanente, un Memorial, una “Fondazione Bongusto” analoga alla “Fondazione Dalla” di Bologna, magari all’interno del palazzo GIL, fornita di reperti, foto, dischi, video, abiti, post, lettere e cimeli vari che ricordino il cittadino illustre e l’Italia del boom di cui Fred fu un simbolo canoro. Per chi volesse prendere a cuore l’idea, aggiungo che Gabriella Gioffredi, la giovane e adorata nipote di Fred, mi ha assicurato la sua incondizionata adesione e collaborazione a un progetto del genere.

Giuseppe Tabasso135 Posts

(Campobasso 1926) ha un nipotino, due figli e una moglie bojanese, sempre la stessa dal 1955. Da pianista dilettante formò una band con Fred Bongusto. A suo padre Lino, musicista, è dedicata una strada di Campobasso. Laureato in lingua e letteratura inglese, è giornalista professionista dal 1954. Nel 2018 è passato dall’Ordine dei Giornalisti del Lazio a quello del Molise per terminare la carriera dove l’ha iniziata. Ha lavorato in vari quotidiani e periodici (Paese sera, Corriere lombardo, Ore 12, L’Europeo, Annabella, Gente, Radiocorriere). Inviato di politica estera per il GR3 della RAI, ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, nelle sezioni italiane della BBC a Londra e della Deutschland Funk a Colonia. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); Post Scriptum, Prediche di un molisano inutile (Bene Comune Edizioni 2006), Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Moliseskine (Bene Comune Edizioni, 2016). Per le stesse Edizioni è in corso di pubblicazione Fare un giornale, diventare giornalisti, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori.

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