Le tre piazze dell’ombelico di Campobasso

Il primo degli imperdibili saggi che il prof. Francesco Manfredi-Selvaggi sta pubblicando sul tessuto urbanistico di Campobasso parte dalla piazza principale, quella dedicata a Gabriele Pepe e dominata dal monumento che nel 1913 fu eretto al grande molisano, figura complessa di letterato, scienziato, giurista, perfino violinista, cugino di Vincenzo Cuoco, massone, carbonaro ed eroe risorgimentale da molti ricordato solo per aver sfidato a duello il poeta francese Lamartine, reo di aver offeso l’Italia “terra di morti”.

Manfredi-Selvaggi premette che la piazza, grazie alla sua posizione baricentrica, è l’ombelico della città. “Tantiscrivenon ne conoscono il nome ufficiale: c’è chi la chiama, correttamente, piazza Pepe, chi piazza Prefettura e chi piazza Cattedrale. In effetti, il posto è «segnato» dalla compresenza dei tre elementi, tutti e tre rilevanti, col medesimo grado di significatività. La statua di Pepe, il Palazzo del Governo e la Chiesa Cattedrale della Diocesi, giustifica in qualche modo, l’intercambiabilità della denominazione nell’uso comune.”

E’ una notazione molto intrigante sull’uso comune praticato dai campobassani per scomporre e ricomporre in una e trina la piazza-ombelico. Ma come scatta questa intercambiabile denominazione? In modo casuale, umorale, lunatico, istintivo, subcosciente? O è una specie di pavloviano riflesso condizionato? E condizionato da cosa, se non da tradizioni familiari, da ricordi scolastici, da orgogli regionalisti, da rispetti (o dispetti) istituzionali, da libri letti, in definitiva da sensibilità culturali?

Il prof. Manfredi-Selvaggi ragiona con dati e documenti alla mano e annota da par suo circostanze e realtà storiche. Credo perciò che gettare nell’imbarazzo i campobassani per scandagliarne l’inconscio sarebbe per lui come parlare del sesso degli angeli. Si dice infatti che gli storici dipingono panorami, mentre noi giornalisti scattiamo solo delle fotografie. Però sarebbe carino se i cittadini del Capoluogo mettessero qui su FB un like a una delle loro tre piazze ombelicali.

Postilla – A proposito di imbarazzi, ricordo che nel lontano 1970 (lavoravo al giornale radio) m’incaricarono di raccontare il primo volo del supersonico Concorde. Il bellissimo indimenticabile aereo era nato da un consorzio anglo-francese, perciò alla fine del servizio posi un imbarazzo di denominazione agli ascoltatori. Come pronunciarlo senza far fraintendere preferenze? Còncorde all’inglese o Concòrd alla francese?

Giuseppe Tabasso207 Posts

(Campobasso 1926) ha un nipotino, due figli e una moglie bojanese, sempre la stessa dal 1955. Da pianista dilettante formò una band con Fred Bongusto. A suo padre Lino, musicista, è dedicata una strada di Campobasso. Laureato in lingua e letteratura inglese, è giornalista professionista dal 1954. Nel 2018 è passato dall’Ordine dei Giornalisti del Lazio a quello del Molise per terminare la carriera dove l’ha iniziata. Ha lavorato in vari quotidiani e periodici (Paese sera, Corriere lombardo, Ore 12, L’Europeo, Annabella, Gente, Radiocorriere). Inviato di politica estera per il GR3 della RAI, ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, nelle sezioni italiane della BBC a Londra e della Deutschland Funk a Colonia. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); Post Scriptum, Prediche di un molisano inutile (Bene Comune Edizioni 2006), Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Moliseskine (Bene Comune Edizioni, 2016). Per le stesse Edizioni è in corso di pubblicazione Fare un giornale, diventare giornalisti, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori.

0 Comments

Lascia un commento

Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password