Dallo straordinario Ponte sullo Stretto all’ordinario molisolamento ferroviario

di Giuseppe Tabasso
Il ministro dei trasporti, nonché vice presidente Matteo Salvini ha ieri annunciato giulivo e gongolante che i lavori per il Ponte sullo Stretto inizieranno finalmente tra non molto.
Il mastodonte sarà percorribile tra il 2032 e il 2033 e, ad essere proprio ottimisti, ci costerà almeno 14 miliardi. I lavori saranno gestiti da imprese lombarde, evidentemente per evitare infiltrazioni mafiose, anche se secondo un pungente
giudizio di Don Ciotti “c’è il rischio che quel ponte non unisca due coste ma due cosche”.
Naturalmente se il Governo esulta e parla di evento storico, l’opposizione parla di “spreco colossale” e di “miliardi destinati a un’opera inutile”. A su volta un analista di gran vaglio come Michele Serra si dichiara piuttosto scettico: “Non perché i ponti non mi piacciano (anzi ne sono affascinato), ma perché credo che sia il tipico modo italiano di trascurare l’ordinario, che è la nostra colpa atavica, confidando nello straordinario.”
Infatti, questo modo assurdo di esaltare lo straordinario trascurando l’ordinario, è proprio quello che da anni infligge questa nostra regione lasciandoci letteralmente increduli e sbalorditi nell’apprendere che il Molise deve prepararsi a un ulteriore isolamento ferroviario e che la linea Termoli-Venafro verrà sospesa fino al gennaio 2026, senza più collegamenti su rotaia tra Molise e Roma o Napoli. E tutto questo alla faccia di festività natalizie, riaperture di scuole e disagi per pendolari e lavoratori.
Roba da far sollevare non solo i sindacati, ma un’intera popolazione contro il ministro dei trasporti e i suoi lacchè regionali.




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