Più cimiteri militari per la stessa battaglia, quella di Montecassino. Uno sta a Venafro

Spesso la Seconda Guerra Mondiale è stata al centro dell’interesse della sottosezione di Montaquila e della sezione di Campobasso del Club Alpino Italiano. In quest’ultimo Anno Sociale ci si è recati in più località legati ai combattimenti svoltisi durante questo conflitto. Si è iniziato cominciando dall’eccidio di Pietransieri. I soldati morti sono stati sepolti a Cassino e a Venafro e di questi sepolcreti si parla nel presente intervento
di Francesco Manfredi-Selvaggi
Il Cimitero Francese di Venafro non manifesta se non per la bandiera della Francia issata permanentemente all’interno e per il fabbricato turriforme richiamante un minareto in fondo all’area cimiteriale difformità rispetto al resto dei “camposanti” nostrani. La parola camposanti, doverosa esplicitazione, la si è etichettata perché non ha un significato univoco per le diverse fedi religiose alle quali aderivano in vita i caduti qui sepolti, cattolica, musulmana, ebraica, animista. In verità ci sarebbe un’ulteriore differenza con i rimanenti cimiteri della regione ed è la delimitazione del cimitero la quale è normalmente più, per così dire, marcata di quella del sepolcro militare venafrano. Essa è negli usuali cimiteri costituita da un alto muro, altezza equivalente alla serie di loculi che si sovrappongono fra loro fino, certe volte, al numero di 5, mentre nel cimitero di guerra in questione le tombe sono tutte a terra.
Oltre ai colombari si affiancano alla murazione del cimitero-tipo anche le cappelle la cui sommità può capitare che sporga al di sopra del muro, non essere in linea con il suo coronamento, il che ne accresce un pochino l’elevazione. È da ritenersi che non sia solo una ragione opportunistica, il muro come appoggio dei colombari, bensì che ciò sia legato anche al desiderio di non consentire l’introspezione visiva nel campo di sepoltura. Non per garantire la privacy ai defunti, il solo pensarlo è di cattivo gusto, ma perché il camposanto è un luogo di raccoglimento, la barriera visuale assicura la riservatezza a chi si reca in visita ai propri morti. Conta pure che il muro limitando la visione da fuori dentro il cimitero scaccia, in qualche modo, il ricordo, memento, della morte dagli ambienti di vita. Si ha l’allontanamento dell’immagine della tomba e quindi dell’oltretomba pure per soddisfare il sentimento di pudore che si prova nel vedere il dolore altrui, non dei trapassati, quello che agita i loro congiunti. C’è sempre, qui come altrove, un angolo di osservazione da cui la vista penetra nel cimitero ed è l’immancabile cancellata, che sta sul fronte principale, dell’ingresso.
Siamo partiti affermando che non vi sono sostanziali diversità tra il Cimitero Francese di Venafro e i cimiteri ordinari e subito ci siamo smentiti per la faccenda del muro di cinta, una faccenda di non poco conto in quanto il muro è l’unico elemento verticale, se non c’è la cappella cimiteriale, in un ambito in cui prevale la dimensione orizzontale. Ci tocca ora smentirci una seconda volta, ma adesso trattiamo di una discordanza che non riguarda l’impatto percettivo, non ha riflessi sulla configurazione fisica del cimitero. Infatti, la riesumazione dei resti umani da una sepoltura e il loro trasferimento nell’ossario è un’operazione che non comporta alcuna modifica dell’assetto cimiteriale, essa è una pratica comune nei cimiteri, appunto, comunali, al contrario non la si, appunto, pratica nei cimiteri di guerra in quanto i sepolti rimangono gli stessi, la quantità è immutabile dal momento che le vicende belliche sono finite. In alternativa al predetto ricambio dei deceduti, per il quale bisogna ad ogni modo attendere alcuni decenni dalla tumulazione per stumularli e così far posto ai successivi, invece di rimpiazzare i cadaveri si procede, ormai in vari paesi del Molise, da Spinete a Campobasso a Busso, ecc. all’allargamento del perimetro cimiteriale; questa si, certo, è un’operazione che altera la fisionomia del cimitero la quale non ha ragion d’essere ovviamente nei cimiteri di guerra. Una qualche incidenza sui caratteri estetici del cimitero la hanno le lapidi che nei cimiteri normali vengono liberamente scelte dai parenti del morto cosa che non avviene nei cimiteri di guerra in cui vi è omogeneità delle tabelle lapidee.
È da precisare, inoltre, che nei cimiteri di guerra non vi sono cappelle private né che gli spazi in cui sono seppelliti i propri cari siano presi in concessione (in Italia non è ammesso acquistare lotti cimiteriali) dalle relative famiglie. Per il punto che stiamo per affrontare non abbiamo bisogno di fare smentite in quanto non concerne la “forma” del cimitero, semplicemente l’uso; va, tuttavia, specificato che le usanze non sono roba del tutto insignificante concorrendo a definire le sembianze di un’area cimiteriale come si verifica durante la festività dei Morti con l’apposizione di fiori e lumini sulle tombe che le ravvivano portati dai visitatori.
Nei cimiteri di guerra sono i discendenti dei caduti in battaglia, qui quella epica di Montecassino, a recarsi in visita, ma vivendo all’estero non possono venire frequentemente, per alcuni è come un pellegrinaggio da fare almeno una volta nella vita. Anche in quelli nostrani si recano persone che abitano lontano, non così lontano in genere in Italia, individui “fuoriusciti” da quel paese che vi ritornano più per dire una preghiera per i loro cari lì seppelliti che per andare in piazza, magari la casa di famiglia è stata venduta, l’unico legame con il centro di origine se non natio rimane il cimitero. Infine, si evidenzia che mentre i cimiteri locali si sono andati riempendo e definendo come li vediamo oggi nel tempo quelli militari si sono formati in un solo colpo.
ph. Un cimitero stile Old England








0 Comments