INSORGERE PER CONVERGERE

Sabato scorso l’associazione culturale “Pepe Mujica” ha organizzato un’iniziativa per diffondere l’azionariato diffuso a sostegno dell’iniziativa degli operai della ex GKN di Campi Bisenzio (FI), che da quattro anni occupano la fabbrica della piana fiorentina, alimentando una vertenza che ridisegna la prospettiva e la fisionomia della lotta di classe nel terzo millennio
Associazione “Pepe Mujica”
Sabato 24 gennaio, dalle ore 18,30, nella sala del centralissimo Teatro Virginian di Arezzo, ha avuto luogo “Insorgiamo”, un’iniziativa politico/culturale organizzata in maniera inappuntabile dall’associazione “Pepe Mujica”, per promuovere e diffondere la campagna di azionariato diffuso a sostegno del progetto imprenditoriale del Collettivo di fabbrica dell’ex GKN di Campi Bisenzio, che occupa lo stabilimento situato nella piana fiorentina ormai dal 9 luglio del 2021, da quando tutti i 422 dipendenti della multinazionale britannica ricevettero una e.mail dalla direzione aziendale, con la quale si comunicava la dismissione delle attività produttive nello stabilimento toscano e il licenziamento di tutte le maestranze.
Dal 2018 la GKN è stata acquisita da Melrose Industries, un fondo d’investimento che ha per motto la triade “buy, improve, sell”, in ossequio unicamente alla speculazione e al (massimo) profitto da realizzare, senza nessuna cura e preoccupazione delle conseguenze che i lavoratori e i loro territori debbono sopportare a seguito di scelte solitamente rapaci e devastanti.
A Campi Bisenzio la GKN produceva semiassi per l’industria dell’automotive; innanzitutto per Stellantis e i suoi marchi, ma anche per Audi, Porsche e Ferrari.
Era un’azienda con i conti in ordine e con un bilancio largamente in attivo; per questo la notizia della chiusura della fabbrica dagli operai fu accolta con incredulità e disorientamento.
La situazione però si palesò per quello che era in capo a qualche giorno, quando arrivarono gli autotreni che dovevano caricare e portare altrove i macchinari delle linee di produzione.
Allora, con la determinazione di chi ha voglia e coscienza di difendere il proprio posto di lavoro, il proprio reddito e la propria vita, gli operai rientrarono in fabbrica e la occuparono per impedirne lo smantellamento e la delocalizzazione.
Da quei giorni drammatici e corruschi sono passati quattro anni segnati da vicende giudiziarie, sociali e sindacali, che stanno ridisegnando la fisionomia della lotta operaia nel XXI secolo.
Da quattro anni gli operai occupano la fabbrica con tre turni quotidiani di otto ore ognuno; hanno saputo sviluppare un’iniziativa inedita di relazione e di collaborazione con associazioni e realtà territoriali, che giorno dopo giorno ha saputo diventare la prospettiva della “convergenza”, affiancata a quella dirompente e conflittuale dell’”insorgenza” dalla quale la lotta ha avuto origine, indirizzo e alimento.
“Accorciare la distanza fra la protesta e la proposta” hanno detto e si sono detti gli operai mentre sviluppavano la loro iniziativa, avversati su fronti plurali e inusitati.
In collaborazione con un gruppo di ricercatori della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, hanno messo a punto un piano industriale per la produzione di pannelli solari di ultima generazione e di biciclette elettriche con cassa di trasporto per le consegne al dettaglio in area metropolitana, che potrebbero riassorbire le maestranze che intanto si sono riunite in cooperativa per non dover dipendere più dalle decisioni capotiche del padrone di turno.
Nel 2023, in collaborazione con la casa editrice Alegre, hanno inaugurato, dando seguito a una nobile e strutturata tradizione del movimento operaio (di quello anglo-sassone post-tachteriano soprattutto), ad un festival della letteratura working class, che in soli due anni ha saputo diventare un punto di riferimento originale e fecondo per il panorama sociale e culturale, non solo del nostro Paese.
Sono stati di stimolo e d’indirizzo per la nascita di un consorzio pubblico, il cui obiettivo è il sostegno al rilancio industriale delle aziende della piana fiorentina; ha aderito la Regione Toscana (70%), la città metropolitana di Firenze (10%), i Comuni di Campi Bisenzio e Sesto Fiorentino con l’8% ognuno e il Comune di Calenzano con il 4%.
Il consorzio dovrebbe acquisire la proprietà della struttura muraria dello stabilimento della ex GKN per ristrutturarla e metterla a disposizione di piccole e medie imprese locali orientate al rispetto dei diritti sindacali dei lavoratori e alla sostenibilità ambientale, a prezzi calmierati.
Mentre aspetta l’operatività effettiva del consorzio costituito già dal luglio 2025, la cooperativa degli operai della ex GKN però, è impegnata in una campagna per il finanziamento della ripartenza produttiva tramite l’azionariato diffuso.
In questo scenario movimentato e complesso s’inquadra l’iniziativa al Virginian dell’associazione “Mujica”di Arezzo.
All’incontro ha preso parte Roberto Innocenti, del Consiglio di fabbrica della ex GKN che, introdotto dal giornalista Antonio Ruggieri, ha presentato il volume “Questo lavoro non è vita” di Dario Salvetti (portavoce degli operai ex GKN) e Gea Scancarello, ricercatrice e giornalista de la 7, centrato sui problemi e la prospettiva della vertenza ancora in corso, e sulle modalità tramite le quali chiunque, anche in gruppo, può diventare azionista e sostenitore della cooperativa degli operai ex GKN.
Ha fatto seguito una cena fredda per gli oltre cento partecipanti all’iniziativa e poi il concerto di “Crudo – suonare e resistere” (voce e armonica Cristiano Loddi, alle chitarre Brunetto Mori e Sandro Morelli) che hanno eseguito brani in tema con le questioni messe a fuoco nel corso della serata.




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