La «Suite arancio» di Paola Di Toro

di Giovanni Petta

È l’apoteosi dell’immateriale questa nuova raccolta di versi di Paola Di Toro. Uscito a febbraio per RP Editore, il libro indaga ogni movimento d’aria che propone se stesso come fenomeno all’interno di uno spazio vitale; dà il nome a ciò che diventa contatto tra l’anima e le nuvole, tra il respiro e la nebbia del mattino.

La materia c’è. «Per l’autrice − scrive nella prefazione Mara Venuto − il corpo è un tramite con l’interiorità, ponte tra l’esterno e ciò che è custodito dentro di sé». Dunque, la materia c’è. Ma è una materia dominata, forse dopo una intensa battaglia, e riconosciuta come superata. Non più complice, né più nemica. Ma superata… rispettata nel suo essere comunque condizione del mondo e dell’universo. Tuttavia, bisogna dirlo ancora, è una materia superata dalla capacità sempre più posseduta e allenata di volare alto, di fare a meno del peso, di godersi ciò che è negli spazi infinitesimi delle cose che si vedono e nel mistero di ciò che non si vede.

L’universo di Paola Di Toro è denso di affetti e di persone. Non c’è solitudine, se non quella cercata dalla poetessa stessa…

Ritornarmi sai è in una stanza
di arancio dove gocciola
l’ultima intemperia al sole (…)

Ma il suo scrivere addosso al suo stesso profumo, il suo immergersi in un’aria molto intima e vicina, esplode in ogni composizione e i frammenti diventano espressione di una condizione universale, condivisa. Nonostante il punto di partenza tutto-mio, tutto-io.

Tu non sai qui dentro,
Cose che crollano
muri e sensi
per fare trasparenza
come l’autunno (…)

«Suite arancio» è uno straordinario punto di osservazione delle cose del mondo. È un luogo di versi che invitano all’introspezione e alla sincerità con se stessi. Si respira pulizia, anche nella penombra più nascosta; lucidità, anche nel disordine; nitidezza, anche se l’oggetto osservato si nasconde dietro una siepe. Chi scrive sa cosa sta dicendo, anche se preferisce non dirlo completamente. Per non ferire. Indica però al lettore in quale direzione andare se vuole farsi male e guarire.

«Suite arancio». Per dirla con precisione millimetrica, la vita osservata da questi versi è una vita respirata nelle stagioni, più che vissuta nei giorni. Ma non per questo c’è lontananza dalle cose, dai sentimenti, dai movimenti delle persone amate.

Ecco perché, dunque, l’immaterialità − definita dal verso, cristallizzata dal lessico puntuale, paradossalmente filtrata dai sensi − descrive meglio delle immagini la condizione dell’uomo e della donna contemporanei.

La poesia di Paola Di Toro è una poesia di ricerca raffinata, di osservazione delle cose che fanno la vita e dei loro riflessi all’interno della propria interiorità. Persino il dolore…

(…) Smagliato dal nulla sfilato
alla cruna del nome.
Come non ci fosse un corpo
a precedere l’ombra
una parola principale
ad incalzare il silenzio.

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