La tomba il minimo comune multiplo di un cimitero non la fossa comune anche in quelli militari tipo Venafro

La linea Gustav è stata l’oggetto di gite escursionistiche negli scorsi mesi di ottobre e novembre della Sezione di Cassino, della Sottosezione di Montaquila e della Sezione di Campobasso del Club Alpino Italiano i cui soci si sono recati, in date differenti, a Esperia, Orsogna e Cassino. Oggetto della visita a quest’ultimo centro sono stati i cimiteri di guerra e nel presente intervento se ne propone un confronto con il cimitero francese di Venafro
di Francesco Manfredi-Selvaggi
Parlare del Cimitero Francese di Venafro per parlare anche dei cimiteri germanico e polacco di Cassino. Ciò ha un senso non fosse altro perché sono i cimiteri, ci sarebbe anche quello del Commonwealth di cui però qui non si tratta, ove sono sepolti i caduti della battaglia di Montecassino facendo la tara di quelli che sono stati trasferiti nei Paesi d’origine e aggiungendo i soldati morti in altre località in cui si è combattuto durante la Seconda Guerra Mondiale il cui numero esiguo non aveva portato a creare sepolcreti in quei siti di combattimento. Si affrontano contestualmente i tre cimiteri perché il confronto, come ben si sa, consente di far emergere le peculiarità di ciascuno di essi. Cominciamo dal “minimo comune denominatore” di qualsiasi struttura cimiteriale che è la tomba. La sepoltura è la ragion d’essere di un cimitero, ad essa spetta il primo posto nella trattazione, il cimitero non è che un assemblaggio di tombe. Iniziamo col dire che tra i tre solo in quello polacco è prevista una lastra tombale a coprire la bara, in quello germanico sopra le tumulazioni cresce l’erba, mentre nel francese vi è uno strato di pietrisco al posto della pietra sepolcrale, delimitato da un cordoletto lapideo. Dalla descrizione delle modalità di copertura si passa alle steli identificative di ciascuna tomba sempre a forma di croce ad eccezione di quelle presenti nei settori islamico, ebraico e animista del Cimitero Francese dove sono sostituite con simboli richiamanti le rispettive religioni. Le asticelle ovvero steli, quelle cruciformi, non hanno le medesime misure in tutti questi cimiteri presentando una sorta di entasi nel germanico in quanto qui nel medesimo sito tombale essendovi i corpi di tre soldati, dovendo contenere i nomi di tre persone occorreva una superficie ampia. Nel francese vi è un morto per tomba per cui il cartello è un cartellino con un unico nominativo.
Nel polacco invece non è sulla croce bensì sulla lastra tombale che sono incise le generalità di chi è ivi seppellito. In definitiva, in quest’ultimo la stele è esclusivamente un segno religioso al contrario che negli altri due dove ha la funzione aggiuntiva di elemento segnaletico. Una precisazione da fare è che unicamente su una faccia della croce vi è la scritta la quale è leggibile anche da una certa distanza, dunque anche quelle delle tombe disposte in seconda o terza fila del percorso di visita, essendo lapidi verticali, non lo sarebbe nel cimitero polacco dove invece sono lapidi orizzontali ma qui ogni tomba è raggiungibile dai cammini interni allo spazio cimiteriale. Le croci, forse è un’annotazione che sa di pedanteria, sono sul lato corto della tomba come è verificabile, a vista, nei cimiteri francese e polacco, si usa posizionarle in corrispondenza della testa del defunto, questa sua posizione ci permette di comprendere come è disposta la sepoltura, non c’è altro modo nel cimitero germanico in quanto la superficie del terreno è uniforme, un prato, non vi sono tumuli di terra a ricoprire le singole sepolture che le renderebbe identificabili, è uno spazio piano trattato a mo’ di prato all’inglese. Sulle tombe a cumulo, il metodo di seppellimento adottato qui da noi, non cresce l’erba per cui l’immagine del camposanto non è quella di distesa erbosa, si viene sepolti nella nuda terra in senso letterale.
A margine e però è comunque un’ulteriore notazione è nella natura dei sepolcreti di guerra la mancanza di epitaffi, frasi, attributi, ecc. che qualifichino la persona deceduta per le sue virtù, il suo valore, un ricordo di questo individuo che possa servire da ispirazione ai posteri, niente di tutto questo al di là delle qualifiche militari. C’è una assoluta uniformità delle tombe confacente a un campo di inumazione predisposto per i caduti in guerra. Le loro giaciture in filari regolari rimandano allo schieramento di un battaglione. Sono affilati fra loro pure i combattenti di fede islamica nel cimitero di Venafro differenziandosi, ad ogni modo, dalle altre la disposizione delle sepolture dovendo i corpi avere la testa rivolta verso la Mecca.
Passando al tema della morfologia dei luoghi si constata la singolarità del cimitero germanico che ispira meraviglia. Essa è traboccante di sepolture messe una sull’altra per mancanza di spazio con profonde buche in cui vengono calati i feretri, ma non è questa la particolarità la quale invece, è quella di aver operato un rimodellamento del suolo per far apparire liscio il soprassuolo, no, non si equivochi, non si è detto in piano, siamo in un declivio. Nel cimitero polacco pur esso in pendenza si è scelta la gradonatura del pendio, solo quello francese è pianeggiante, con un passo uniforme, terrazzamenti contenuti e regolari non lasciando “imperfezioni” nell’andamento del versante. Così come i soldati si mettono in riga pure le tombe sono in riga, lo si è già detto, molteplicità di righe in un esercito altrettante molteplicità di righe in un cimitero.
Nel cimitero polacco a sottolineare la rigatura vi sono i muretti di sostegno dei gradoni e i vialetti che qui sono pavimentati mentre in quello francese sono lasciati a verde. In quello germanico non vi sono vialetti, non vi è la demarcazione dei percorsi, alludendo il camposanto ad una prateria uniforme costellata di croci, e pur senza sentieri o stradelle non si corre il rischio procedendo con accortezza di calpestare altre tombe per raggiungere quella di interesse talmente chiara la griglia delle sepolture.
In ultimo la via di accesso: quello francese di Venafro non ha una traversa viaria ad uso esclusivo dell’area cimiteriale a differenza di quelli germanico e polacco i quali hanno incorporato in loro stessi, cioè rientranti in un recinto che antecede il luogo di sepoltura rispettivamente il primo un camminamento curvilineo e il secondo un largo viale rettilineo entrambi i quali conducono al sito in cui si trovano le tombe nella considerazione che l’avvicinamento costituisce una sorta di iniziazione alla visita al cuore del cimitero.
ph. L’ingresso di un cimitero d’epoca





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