Industrie e centri commerciali, separati in casa

Nelle Zone Industriali in base alla legge sul commercio è consentita l’installazione di centri commerciali. È difficile trovare punti, cioè attrezzature, comuni tra i due tipi di attività. È un problema attuale a Venafro.

La zona industriale di Venafro è stata concepita nel progetto di piano regolatore dell’arch. Coppola nel 1970, piano approvato definitivamente nel 1977. Le date sono quelle di un periodo in cui gli strumenti urbanistici vengono pensati per una crescita, residenziale e produttiva, che poi effettivamente non si è verificata. Le aree per la localizzazione delle industrie è di certo sovradimensionata, sia per quell’epoca, frutto di speranze più che di analisi approfondite, sia per la fase attuale che è di crisi della produzione manifatturiera e artigianale nel Mezzogiorno d’Italia.
Le date, inoltre, specie la prima rivelano che il PRG non è coordinato con le politiche di sviluppo sostenute dalla Cassa per il Mezzogiorno che negli anni appena successivi portarono alla nascita del Consorzio di Sviluppo Industriale Pozzilli-Venafro con la relativa area attrezzata.

Le imprese hanno avuto maggiore convenienza ad installarsi nell’Agglomerato gestito dal Consorzio piuttosto che nella Zona D di Venafro per la ricchezza di infrastrutture e di servizi di cui è dotato e non da ultimo, per i vantaggi legati agli scambi e alle interdipendenze che si instaurano con le altre attività imprenditoriali presenti. Non si è trattato di semplice concorrenza tra i due siti collocati nelle opposte periferie di Venafro le quali diventano tre se si considera pure la zona produttiva di Sesto Campano, ma di un salto di scala nella programmazione industriale; essa non può avvenire su base comunale, come il PRG di Venafro ha tentato di fare, bensì ad un livello territoriale più ampio ed è quanto voluto dalla legislazione speciale per il Sud fin dagli anni ’50 con i piani ASI (Aree di Sviluppo Industriale).

C’è una differenza sostanziale che va rimarcata, alla quale già si è fatto cenno, tra la zona industriale di Venafro e l’agglomerato produttivo di Pozzilli ed è quella dell’assenza di infrastrutturazione nella prima cui occorre aggiungere, nella medesima zona, la mancanza di un disegno della distribuzione dei lotti. La suddivisione degli spazi viene affidata ad un asse viario di penetrazione nell’area, indipendente dalla strada di comunicazione ad essa tangente, la Statale Venafrana. Tra l’altro, esso è presente sulla carta e non ancora nella realtà, essendo affidata, in qualche modo, la sua realizzazione ai proprietari dei terreni «frontisti». L’impegno pianificatorio delle autorità pubbliche, magari con il varo di un Piano per gli Insediamenti Produttivi, è stato nullo e il compito di definire l’impianto urbanistico in modo inevitabile ricade sui privati. Essi non hanno neanche l’obbligo di perseguire una organizzazione complessiva dell’area, potendosi ammettere proposte di lottizzazione parziale, purché, ovviamente, non si compromettano le possibilità edificatorie della sua parte restante non compresa cioè nelle stesse.

Le lottizzazioni rischiano di ridursi, così come è legittimo per le norme del PRG, ad un semplice frazionamento fondiario in quanto ha poco senso il rilascio di superfici per gli standard urbanistici quando esse sono minimali. Lo strumento urbanistico vigente avrebbe almeno potuto stabilire dove collocare (se non quali!) le attrezzature generali. L’unico indirizzo che sembra voglia imporre il piano per la presenza in pianta di quel percorso viario di sui si è detto è quello di uno schema a pettine dei lotti industriali mediante delle strade di servizio che si dipartono dall’asta viaria principale per raggiungere gli stabilimenti, una sorta di modello a «cul de sac». Per quanto riguarda il suolo da cedere da parte delle singole aziende per gli standard il piano appare invogliare a scegliere la sottile striscia di terreno, non utilizzabile per l’edificazione, posta tra l’asse interno, più volte richiamato, e la ferrovia il quale dal punto di vista figurativo può servire a ricucire l’agglomerato, da destinare auspicabilmente a barriera a verde.

In definitiva, si ritiene che questa Zona del PRG di Venafro, ma ciò vale per tante altre situazioni simili presenti nella nostra regione, sia opportuno venga ripianificata oltre che, per quanto visto all’inizio, ridimensionata. È evidente la necessità di un nuovo disegno che tenga conto della commistione che qui si è venuta a determinare tra capannoni industriali (quello delle costruzioni meccaniche non più funzionante), depositi, laboratori artigiani e attività commerciali (la Madonnella). Per quanto riguarda queste ultime la loro ubicazione nelle aree destinate all’industria è consentita dalla normativa di settore sul commercio e, del resto, nel piano di Venafro, così come in tutti i Comuni molisani, non è stata inserita una apposita destinazione urbanistica per i servizi commerciali. In aggiunta all’esistenza della Zona D vi è una ulteriore ragione che spiega la ragione dell’installazione di grandi strutture per la vendita nell’area industriale, che è quella che la fascia di terreno da essa occupata è contigua ad un’arteria importante, addirittura di collegamento interregionale, quello con la Campania.

La scelta del sito per la costruzione di centri commerciali segue, usualmente, due criteri dei quali l’uno è che esso sia servito da direttrici viarie oggetto di transito significativo e l’altro che sia posto in un ambito periferico, nello stesso tempo distaccato, ma non lontano dall’abitato. Rispetto all’impianto della zona produttiva impostato su quel tracciato stradale tracciato, appunto, nella planimetria del PRG, con le iniziative commerciali si ha una sorta di ribaltamento dei fronti, con la clientela che affluisce direttamente dalla Statale. C’è, seppure forse meno evidente, una diversa motivazione che può spiegare la dislocazione al di fuori del nucleo abitativo di un centro commerciale riconducibile alla sua inespressa vocazione anti-urbana. Il modello da cui traggono ispirazione sono i mall della tradizione americana e gli Stati Uniti sono il Paese dove essi diventano quasi dei poli di vita nei vasti territori rurali.

È difficile far dialogare il centro commerciale con il centro circostante perché esso è, sotto l’aspetto compositivo chiuso in sé stesso, rispondente a dettami architettonici precisi. Pertanto diventa assai arduo ottemperare alla prescrizione del piano regolatore che stabilisce l’obbligo di lottizzazione per gli interventi da effettuarsi in zona D; tutt’al più è da verificarsi se il lotto prescelto per il centro commerciale possa compromettere lo sfruttamento dei suoli adiacenti e se si possano creare intralci tra il traffico dei suo utenti con quello di tipo pesante per il trasporto delle merci e delle materie prime delle unità produttive.

Francesco Manfredi Selvaggi184 Posts

Nato a Boiano (CB) nel 1956. Ha conseguito la Maturità Classica a Campobasso e poi la laurea in Architettura a Napoli nel 1980. Presso la medesima Università ha conseguito il Diploma di Perfezionamento in Storia dell’Arte Medievale e Moderna e il Diploma di Perfezionamento in Restauro dei Monumenti. È abilitato all’esercizio della professione di Architetto e all’insegnamento di Storia dell’Arte nei licei e Educazione Tecnica nelle scuole medie. Dal 1997 è Dirigente, con l’attribuzione di responsabilità nei servizi Beni Ambientali (19 anni), Protezione Civile, Urbanistica, Sismica, Ambiente. Ha avuto un ruolo attivo in associazioni ambientaliste quali Legambiente Molise, Italia Nostra sezione di Campobasso e Club Alpino Italiano Delegazione del Molise. Ha insegnato all’Università della Terza Età del Molise ed è stato membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione dell’Ordine degli Architetti di Campobasso, occupandosi all’interno dello stesso del progetto di Archivio dell’Architettura Contemporanea. È Giornalista Pubblicista e autore di articoli, saggi e del volume La Formazione Urbanistica di Campobasso. Le ultime pubblicazioni sono: «Le Politiche Ambientali nel Molise» (2011) e «Problemi di tutela ambientale in Molise» del 2014.

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