Io e i CCCP – Intervista a Umberto Negri

CCCP fedeli alla linea

Umberto Negri nel 1982 si unisce a Giovanni Lindo Ferretti e a Massimo Zamboni per dare vita a uno dei gruppi di culto del rock in Italia.

Siamo in Emilia, nella provincia emiliana e nascono i CCCP-Fedeli alla linea. Umberto ci resterà fino al 1985, forse poco, ma abbastanza per dare il via a un progetto unico in Italia, abbastanza per fare i primi album e delle canzoni che ancora oggi sono nella memoria collettiva, da Punk Islam a Spara Juri, da Live in Pankov a Emilia Paranoica, fino a Curami e Io sto bene. A 30 anni di distanza, grazie ad una scatola di fotografie, da lui stesso scattate, che documentano i momenti pubblici e privati di quei primi CCCP, Umberto ha ripercorso quella storia, fatta di viaggi nel cuore dell’Europa, e di lunghe giornate nel silenzio della provincia emiliana a comporre. Le fotografie che animano il libro sono una bussola indispensabile per entrare ad occhi aperti in un passato ancora “vivo” proprio perché grazie alle immagini fermate su pellicola, ha conservato gli umori e i colori di quel periodo. Questo libro sta avendo il giusto risalto, è un po’ tornare indietro per chi ha vissuto quegli anni, ma è anche scoprirli per chi non ne aveva idea. Zamboni, Ferretti e Negri hanno poi vissuto vite diverse, storie musicali nuove. Abbiamo apprezzato molto la disponibilità e la sincerità di Umberto Negri, in questa lunga chiacchierata con noi, e per questo lo ringraziamo oltre che per aver investito tempo, energie ed emozioni, per ricostruire per noi alcuni di quei momenti. L’invito sentito è di procurarsi, leggere e guardare IO E I CCCP e di partecipare alle presentazioni “live” che Umberto porta in giro per le città.

Io sono uno che non butta via niente”, con questa frase inizia il tuo libro, si riferisce principalmente alle tante e belle fotografie che hai “ritrovato” dopo anni e che raccontano la nascita dei CCCP, gli incontri decisivi di quegli anni, le prime canzoni. Ma “non butto via niente” , rileggendo la tua storia attraverso il libro può significare anche valorizzare ancora di più quella parte della tua vita?

In realtà le foto non le ho “ritrovate”, ho sempre saputo dov’erano!! Si è trattato di un espediente narrativo. In attesa di essere magari stampate, ed intanto passano gli anni: a volte mi sembra di non avere il senso del tempo. Le foto dei CCCP erano in un raccoglitore insieme agli altri negativi, che contengono anche foto a cui sono più legato di quelle dei CCCP! La passione per le foto viene da mio padre, che ha documentato tutta la sua vita costruendo bellissimi album e ha passato gli ultimi suoi anni a rielaborarli. Sono stati gli occhi di Gomma Guarnieri a valorizzare quelle immagini che per me erano assolutamente scontate, avendole osservate centinaia di volte. “Quella parte della mia vita” è stato un fondamentale momento di formazione, ma è durato tre anni e ne sono passati 30…

Resto ancora un attimo sulle foto, perché non sono solo un ottimo arredo visivo per questo viaggio, ma perché colgono il presente storico e gli umori di quegli anni secondo me, e non per il bianco e nero, ma per la diversità degli spazi, per la densità degli abitanti in questo ping pong tra il cuore pulsante dell’Europa e la provincia emiliana (e in qualche modo italiana) a resistere o a sperimentare…

Si, con gli occhi di adesso ti accorgi che, giorno dopo giorno, il mondo è cambiato tanto… dalle foto puoi capire che non ci sentivamo dentro la modernità.

Ci sintetizzi gli incontri che portano alla prima fase dei CCCP?

Io e Zamboni frequentavamo lo stesso gruppo di amici -allora avremmo detto “compagni”- condividevamo preferenze musicali e creavamo gruppi, ma senza crederci poi tanto. L’ultimo, i Frigo, aveva già molto dei CCCP. L’incontro a Berlino tra Ferretti e Zamboni è stranoto. Al ritorno “Zambo” mi scarica per fare un gruppo con Ferretti e Zeo Giudici. A questo punto però la mia compagnia di amici si “fonde” con quella di Ferretti e quindi anche io lo frequento. Dopo qualche mese Giovanni convince Zamboni a chiamarmi, visto che sembrava che io fossi l’unico del giro con qualche cognizione musicale/ elettronica. Zamboni è perplesso ma Ferretti insiste e la cosa si fa. Gli incontri con artisti scrittori, come ad esempio Tondelli, sono stati strumenti di promozione. I CCCP erano artisticamente autarchici.

All’inizio ci sono luoghi a cui vi legate particolarmente, Carpi per esempio, però molto è da fare, si parte con gli strumenti a bordo e si va su in Appennino a suonare ai festival di strada…

Ci leghiamo ai luoghi che amiamo e ci amano. Poi farsi largo era difficile anche allora. Adesso il problema è che ci sono troppe occasioni ed è difficile emergere. Allora c’erano poche occasioni… In realtà, con il senno di poi, riuscivamo poi a suonare abbastanza in Emilia, e dopo gli articoli sui giornali, Espresso ecc, mi arrivavano un sacco di telefonate… Questo non toglie che ci sentissimo sfigati e sottostimati perché in effetti eravamo convinti di rappresentare una realtà molto importante e significativa e venivamo derisi dai più. Ferretti dava molta urgenza al progetto CCCP, scadenzava, correva come se avesse poco tempo a disposizione. Era un atteggiamento molto fattivo. Io, come dicevo sopra, capisco poco il tempo, tendo a pensare che non esista, allora più di adesso, e così sarei rimasto probabilmente anni a perfezionare i pattern della drum machine senza mettere il naso fuori dalla sala prove.

All’inizio il rapporto tra te Ferretti e Zamboni pare funzionare benissimo, i CCCP hanno un impatto profondo in chi li incontra, non solo in Italia…

Si, eravamo un bel terzetto!! Facevamo anche un po’ paura, solo i più coraggiosi si avvicinavano!!!

Molte cose che poi in qualche modo hanno quasi fatto scuola, fai intendere che siano quasi nate per caso, come per esempio l’inserimento della batteria elettronica, non trovando un batterista adatto al vostro suono, è così?

Diciamo che abbiamo fatto di necessità virtù! Il batterista non si trovava, non nel senso che non si trovava quello giusto ma che nessuno voleva suonare con noi! Allora colletta e acquisto di una rudimentale drum machine. Fare le cose nonostante i limiti è stato uno dei punti di forza dei CCCP: la voglia di proporsi e la certezza del valore della proposta nonostante non avessimo le risorse materiali e tecniche ritenute all’epoca indispensabili e nonostante la nostra proposta fosse così fuori dagli schemi da non poter essere presa seriamente in considerazione. Nonostante questo ci sembrava che ogni idea potesse essere realizzata e proposta al pubblico. Probabilmente si era molto presuntuosi. Le cose che realizzavamo erano poi spesso di fatto diverse da come le avevamo pensate e volute fare, ma poi il tempo ci dice che andavano bene così!

Restiamo su questi aspetti, i simboli legati all’Unione sovietica, la vita quotidiana nella provincia della rossa Emilia, la trasgressione punk, come ne parlavate tra voi all’inizio del progetto? C’era un po’ un gioco intorno a tutto questo?

Si crea un gruppo musicale per esprimersi, ma anche per divertirsi, altrimenti tanto vale andare a fare l’operaio o l’impiegato. Non ci siamo mai esplicitati più di tanto le idee che nascevano: ci si guardava negli occhi e la comprensione era immediata, o almeno sembrava. Le manifestazioni artistiche hanno valore se colpiscono e raccontano qualcosa direttamente, senza necessità di spiegazioni.

Giovanni Lindo Ferretti

Perché i testi di Ferretti ebbero immediatamente presa in chi ascoltava?

Perché erano belli!! Ho sempre apprezzato la capacità di Ferretti di giocare con le parole. Non tutti i testi però sono di Ferretti… qualcosa l’ha scritto Zamboni e una canzone ci è stata regalata…

Per quanto riguarda le sonorità invece, cosa ricercavate? Ti soffermi sull’intesa musicale con Zamboni da cui sono nati molti degli arrangiamenti del primo periodo CCCP…

Suonavo con Zamboni già da prima, siamo cresciuti musicalmente ascoltando e apprezzando le stesse cose. Nei primi anni ’80 cercavamo musica scarna, essenziale, dissonante, ripetitiva, fastidiosa. Idealmente i pezzi non dovevano avere finali , dovevano lasciare di stucco e a disagio gli ascoltatori. Poi in questa cornice di freddezza volevamo inserire momenti epici, retoricamente altisonanti, e qui il filosovietismo.

Quali sono i motivi più importanti per cui proprio mentre il progetto CCCP prende quota le vostre strade si dividono?

Cito ferretti dal bel libro di Alberto Campo “Dai CCCP ai CSI: « Pure lui [Umberto] frantumato dalla macina dei CCCP: in realtà, come ciascuno di noi, a sua volta aveva provato a trasformare gli altri in ciò che lui voleva, però ha perso e non ce l’ha fatta a sopravvivere al suo turno di massacro »

Quali sono le canzoni che anche a distanza di tempo per te contano in modo particolare?

In realtà mi piacciono tutte perché ognuna ha una storia vissuta con intensità…

In questi anni che rapporto hai avuto con quel periodo, fino al “ritrovamento” della scatola di foto?

E’ stato un momento di formazione, dai 24 ai 27 anni…. Ogni tanto ci ho pensato!. Concepire il libro ed andare in giro a riproporre i pezzi invece mi ha evidentemente obbligato a rivivere più intensamente quegli anni. Non sono però un appassionato di musica, meno che mai di musica italiana e soprattutto progressiva, e non mi ero reso conto di come, in un mondo un po’ underground, i CCCP fossero diventati una così fulgida icona…

Quel modo di intendere la musica e di viverla è stato senz’altro pionieristico, almeno per l’Italia di quegli anni. Avete tracciato un solco per migliaia di band, in quello che a torto o a ragione anche adesso è chiamato circuito “indipendente”, guardando indietro c’è la consapevolezza di questo?

Forse migliaia è un po’ tanto… alla fine i CCCP rimangono una realtà di nicchia, sono seguiti da un pubblico particolarmente colto e più esperto di parole che di note. Non pensavamo ai CCCP come a un modello da “esportazione”, anche perché sembrava troppo legato all’urlo declamante di Ferretti. Trascorsi 30 anni mi rendo invece conto che quelle canzoni sono dei veri e propri “classici” che vivono una vita propria.

Quali sono i gruppi che apprezzi e ascolti ora?

Come accennavo non posso definirmi un appassionato di musica. Quel poco che ascolto è generalmente Main Stream. A partire dalla fine degli anni ‘80 ho apprezzato particolarmente Nirvana e Rem. Ultimamente ascolto roba acustica, tipo Decembrists… In generale mi piacciono le singole belle canzoni piuttosto che gli interpreti. Appassionarsi di un gruppo mi sembra un po’ come tifare per una squadra o identificarsi in un attore o in una marca di prodotti elettronici: un po’ adolescenziale. Per l’Italia gli unici CD che ho sono di Elio e le Storie Tese…

Ritorno alle immagini, la documentazione fotografica fa di questo libro davvero una pietra preziosa. Che riscontri stai avendo dopo la pubblicazione?

Riscontri positivi ne ho avuti oltre ogni aspettativa! Ad essere sincero mi aspettavo critiche, anche vere e proprie aggressioni. Se non fosse stato per l’insistenza di Gomma non l’avrei pubblicato. Ho deciso di fidarmi di lui anche perché ero molto tentato dall’ambizione che le foto fossero pubblicate. Ho fatto bene: non immaginavo che avrei trovato un tale calore, che dopo tanti anni delle persone ancora apprezzassero, probabilmente sopravvalutandoli in una sorta di processo di mitizzazione/santificazione, quell’esperienza e, perché no, giri di basso tutto sommato un po’ goffi ma incisivi in quel contesto….

Cosa pensi del percorso musicale successivo alla tua partecipazione dei CCCP che poi è diventato CSI, e infine, almeno per quanto riguarda Ferretti PGR?

Ho seguito il percorso, apprezzandolo, un po’ come si segue il lavoro di persone della famiglia. Ho visto diversi concerti, partecipando come un tifoso che vorrebbe la propria squadra sempre vincente. Ma, se non avessi conosciuto prima Ferretti e Zamboni , probabilmente non mi sarei accorto della loro esistenza. Non sono sicuro che mi sarebbero piaciuti: come dicevo sopra non ho mai seguito la musica italiana.

Sia Ferretti che Zamboni hanno scritto dei libri che in qualche modo hanno cercato di ripercorrere alcuni momenti della loro storia individuale, hai avuto modo di leggerli, e di riconoscerti in qualche rilettura?

Ho letto il libro di Alberto Campo, dai CCCP ai CSI, al quale ho anche un po’ collaborato. Mi sembra racconti bene la storia dei due gruppi come è stata vissuta dai protagonisti, anche se non mi trovo molto d’accordo con quanto sostengono Giovanni e Massimo nelle prime pagine, ovvero che la storia la fanno i vincitori: anche se in ogni gruppo musicale ci sono delle conflittualità, non si tratte né di una guerra né di una gara…

Apprendo dal libro che ora insegni e qualche tuo studente ascolta Spara Juri nell’Ipod senza sapere di aver davanti il bassista di quel pezzo, quando poi invece il mistero si svela, che tipo di commenti o reazioni hai avuto?

Probabilmente lo sapevano già… suppongo che ci sia poi un po’ di soggezione per il docente per cui non è che gli allievi vengano a importunarmi sui miei trascorsi musicali. Poi si è trattato in realtà di casi isolati: ho sempre insegnato in scuole in cui hanno certamente più eco le musiche di Gigi D’Alessio piuttosto che quelle di Negri e Zamboni. In questo anno ho incontrato molti appassionati giovanissimi, e direi che al 99 % hanno fatto il liceo classico, non gli Istituti Professionali….

Questo libro ti ha anche fatto ritornare la voglia di suonare quei pezzi?

Si, appunto, sto portando in giro i pezzi dei CCCP in uno spettacolo in cui, insieme a Francesco Casabianca dei BunkerClub, ripropongo le canzoni dei CCCP , letture di materiali , foto e filmati d’epoca.

Ernesto Razzano7 Posts

Nato a Benevento nel 1971, ha vissuto per molti anni a Firenze, dove si è laureato in Scienze Politiche/Storia. Dopo qualche anno a Bologna ritorna a vivere a Benevento, dove insieme ai suoi soci crea il Morgana Music Club. Giornalista pubblicista scrive di musica, cinema e libri per le pagine culturali di alcuni periodici. Ha scritto e pubblicato alcuni racconti. E’ stato ideatore e curatore di programmi radio. Da qualche anno collabora stabilmente con la rivista molisana Il Bene Comune.

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