La parola della settimana: “straniero”

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Le parole così come i sorrisi non si “pagano” e forse è per questo motivo che alcune volte o se ne fa un uso improprio o, addirittura nel caso dei sorrisi, non se ne dispensano mai o mai abbastanza. Mi sono accorta che spesso più qualcosa è senza prezzo e più l’uomo ne fa disprezzo. Quanto poco basterebbe per render onore alle parole e a rendere le bocche belle!

La parola del momento è stranièro [stra-niè-ro] agg. e s. m. (f. -a) [der. del lat. extraneus «estraneo, esterno»; cfr. il fr. ant. estrangier, der. di estrange «estraneo»]. – 1. a. Di altri paesi, di altre nazioni: emigrare, andare esule in terra s.; imparare una lingua s., le lingue s.; usi, costumi s.; un popolo s., i popoli stranieri. b. Con connotazione ostile, alludendo a popolazioni nemiche o comunque avverse e odiate: eserciti s.; l’invasione, l’occupazione s.; anche come sost.: essere soggetti agli s., oppressi dagli s.; spesso al sing. con valore collettivo: combattere lo s., cacciare lo s.; 2. agg., letter. Estraneo: sentirsi s. in patria, in casa propria; Giovani madri che a s. latte Non concedean gl’infanti (Foscolo);

In un periodo storico e sociale caratterizzato dalla fretta, c’è il “pericolo” che si possa fare incautamente un’analisi frettolosa e superficiale della parola che potrebbe portare a pensare che STRANIERO abbia a che fare con qualcosa o qualcuno di “strano” “stranamente diverso” ed è così  che nasce il rischio che il passo successivo a un’errata supposizione sia quello, purtroppo, della sempre più diffusa paura da parte di noi esseri umani dello STRANIERO. Troppe volte, la diversa etnia, la diversa religione, un diverso modo di pensare, un differente modo di amare, di vivere, hanno innescato in molti esseri umani un meccanismo di “difesa ingiustificata”. Quanto possono essere sciocchi gli esseri umani, se tenessimo un po’ più conto del fatto che la diversità e le differenze sono gli ingredienti base della particolarità e unicità del nostro esistere…

Il limite che più ci limita è il precludersi un rapporto umano solo perché un altro è diverso. Quanti di noi sono affascinati da ciò che potrebbe esserci al di là della terra, quanti credono che ci sia la possibilità che lì da qualche parte esistano altre forme di vita? Quanti “aspirano” all’idea che gli “alieni” esistano? Come se un cercatore d’oro avesse davanti a sè pepite d’oro rosa ma, impaurito, non le raccogliesse perchè diverse, ma nel frattempo spera che esista da qualche parte un tipo di oro diverso, magari bianco. Gli animali troppe volte ci hanno dimostrato che sono spesso più umani di noi grazie alla loro capacità di amare e accettare, di accogliere incondizionatamente senza dover parlare necessariamente la stessa lingua.

A proposito di lingue, mi è sovvenuta questa piccola riflessione: seppur diversissime tra di loro, sono accumunate dalle 21 lettere dell’alfabeto che, quasi magicamente, grazie a diversi codici e diverse regole si compongono a formare una lingua appunto. Se noi tenessimo conto di questo “banale” particolare, forse ci risulterebbe meno difficile relazionarci con qualcuno che poi non è così tanto lontano da noi, dalla nostra madre lingua, dalle nostre parole, suoni, consonanti e vocali, si è soltanto divertito a mescolarle un pò. A questo punto, però, non serve andare troppo lontani: un esempio su tutti è quello che riguarda i dialetti, anch’essi delle vere e proprie lingue spesso molto diverse le une dalle altre pur esistendo nella stessa regione. Una delle ricchezze del Molise sono proprio i suoi numerosi ed interessanti dialetti; io sono originaria di un piccolo paesino chiamato Toro, quindi mi sembra quasi doveroso iniziare con il torese:

STRANIERO a Toro si dice FRASTIR. Ricordo che quando ero bambina e io e le mie amiche andavamo, ad esempio, a fare i compiti a casa di qualche compagno di scuola e ci avventuravamo per le vie del centro storico del paese, non poche volte ci è capitato di dover fare simpaticamente i conti con qualche vecchina che mossa dalla curiosità di sapere chi fossimo, non abituata a vedere i nostri visi, ci ha domandato: “A chi appartin? Sì frastir?”
In realtà quelle famose vecchiette, non hanno fatto altro che utilizzare la parola straniero nel senso più nobile e pulito del termine, senza alcun pregiudizio di alcun tipo. Mosse da una semplice curiosità verso l’altro, quella che noi tutti dovremmo più generosamente dispensare.

Maria Elena Francalancia15 Posts

Nata a Cortona nel 1981, si diploma presso l'istituto tecnico commerciale L.Pilla di Campobasso. Successivamente si trasferisce a Roma per intraprendere la carriera universitaria dove studia tre anni presso l'Accademia di belle arti. Ad oggi sono tre le esposizioni che ha tenuto: Reasia, Reasia #2 e Gessetti. Nel dicembre 2013 consegue la laurea in Scienze della comunicazione presso l'università degli studi del Molise, discutendo la tesi in storia dell'arte contemporanea, intitolata: "La pittura dell'immaginario: visionari e Metafisici, da Bocklin al Surrealismo".

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