Il dimorfismo dello Scarabeo/Il ritorno all’ovile della pecora transumante

scarabeo

testata sblog tabassoTra le tante babele trasformiste del momento, c’è un personaggio di particolare interesse “zoologico” in quanto – absit iniuria verbis – associabile alla pecora, animale stanziale e transumante.
Parliamo di Massimiliano Scarabeo, da anni transumante in politica ma stanziale in Consiglio regionale, dove risulta unico rappresentante e Capogruppo di se stesso nel “Gruppo Misto”. Svolgere da singolo il doppio impegno di essere unico e allo stesso tempo “misto” pare un mistero. Ma a spiegarcelo è sempre la zoologia che alla voce “Scarabeo”, nel senso di coleottero, descrive un “insetto caratterizzato da notevole dimorfismo”, cioè da forme diverse. Una genetica che in questo caso diventa politica.

Tuttavia, pecore e coleotteri a parte, Massimiliano Scarabeo non va scambiato con uno dei tanti peccatori di trasformismo compulsivo. Lui è solo dominato da una passione autentica che persegue da una vita: quella del turismo politico. Propensione non priva di angoscia di futuro se si considera che, una volta visitati tutti i siti turistico-politici, o ci si rassegna alla stanziale solitudine dei Misti oppure bisogna ricominciare da capo la transumanza.

Ed è esattamente quello che ha fatto Scarabeo. Dopo il suo giovanile addio ad Alleanza Nazionale, si trasferì all’UDC, poi passò addirittura al PD, poi staccò il biglietto per Forza Italia, per insediarsi infine nel fantasmatico Gruppo Misto. Così, finita la scorta di partiti, la pecora transumante è tornata all’0vile di AN, alias Fratelli d’Italia, dove si rumina erba fascio-sovranista. Filoteo Di Sandro, coordinatore regionale dell’ovile, ha annunciato il ritorno del figliol prodigo alludendo alla “continua crescita del partito”. Che se fosse vero, getterebbe su Scarabeo un’ombra di sospetto sul suo non disinteressato ritorno di fiamma AN.

Quando lasciò il PD per Forza Italia, lo paragonammo al Duca di Mantova che in “Rigoletto” canta Questa e quella per me pari sono. Ma ci sono anche i dispari, se è vero che Scarabeo esibisce sulla sua scrivania una statuetta di Mussolini. Eia eia alalà.

Giuseppe Tabasso122 Posts

Nato a Campobasso nel 1926, laurea in lingua e letteratura inglese, ha iniziato la carriera giornalistica in vari periodici (Gente, L’Europeo, Radiocorriere). Inviato speciale di politica estera al GR3 della Rai, ha seguito dal 1976 i massimi eventi internazionali e 13 viaggi di Giovanni Paolo II all’estero. Ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, a Londra e a Colonia per le sezioni italiane della BBC e della Detuschland Funk. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); per le Edizioni Il Bene Comune: Post Scriptum. Prediche di un molisano inutile (2006); Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Molise, anno zero (2009) e Moliseskine (2016); per l’Editrice Filopoli, Mol(is)eskine (2013); Gli Esuli. Tra il mito di Abramo e di Ulisse (in Campobasso capoluogo del Molise, Vol. III, Palladino Editore). Ha diretto con Tarquinio Maiorino il mensile Molise (1992/3).

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