SANREMO 2019/ Dall’Armonia al Paradosso, dal Vangelo di San Matteo al gelo di Matteo Salvini

nell'articoloIl Festival di Sanremo può annoiare o divertire, ma a prescindere dal suo valore artistico (e commerciale), è un rito seguito da milioni di connazionali e che dunque qualcosina ti fa capire su come è combinato questo nostro Paese.

Quest’anno il Festival dell’Armonia, è stato il Festival dei Paradossi. Ultimo non è arrivato primo, smentendo il Vangelo di San Matteo (“gli ultimi saranno i primi”). Invece Mahmoud, proveniente dalla categoria degli ultimi e di pelle scura, è arrivato primo. Risultato: Matteo, nel senso di Salvini, ci è rimasto malissimo. «Mahmoud? Mah…Io avrei scelto Ultimo, voi che dite???», ha twittato di notte.

Bisogna capirlo: non gli è andata proprio giù che, invece di primo, Ultimo è arrivato dopo questo Mahmoud che di nome e di faccia pare uno appena sbarcato da una Sea Watch. Invece la sua ex compagna Elisa Isoardi, quando si dice l’incompatibilità di carattere, si è detta subito contentissima con questo tweet: «È la dimostrazione che l’incontro di culture genera bellezza». Però vaglielo a spiegare a questi benedetti primatisti che non si può generare bellezza soltanto su un campo di calcio o di volley, ma può succedere anche sulla ribalta di un Festival.

Senza dire che se avessero capito i versi della canzone vincitrice, avrebbero dovuto perfino apprezzare Mahmoud (italiano dal nome islamico, nato a Milano da madre sarda) per aver incolpato suo padre egiziano di essere ingordo di soldi (titolo della canzone) e addirittura di avere bevuto champagne durante il Ramadan.

Postilla – Il dopo-Festival ha avuto una brutta coda nella conferenza stampa finale, consuetudine del tutto pleonastica, utile solo a fare del gossip. Ai miei tempi non esisteva. Ho fatto una sola volta l’esperienza di inviato a Sanremo e fui fortunato: vinse “Volare”, era il 1958, anni del boom economico e Modugno ne era il cantore. Che potevano chiedere i giornalisti al Mimmo nazionale: sei felice di essere arrivato primo? Ma com’è questo blù dipinto di blù?

L’altra notte invece Ultimo, il raffinato cantante preferito da Salvini, ha così risposto alla battuta di un giornalista: «Voi avete questa settimana per sentirvi importanti e avete rotto il c…».

Giuseppe Tabasso181 Posts

(Campobasso 1926) ha un nipotino, due figli e una moglie bojanese, sempre la stessa dal 1955. Da pianista dilettante formò una band con Fred Bongusto. A suo padre Lino, musicista, è dedicata una strada di Campobasso. Laureato in lingua e letteratura inglese, è giornalista professionista dal 1954. Nel 2018 è passato dall’Ordine dei Giornalisti del Lazio a quello del Molise per terminare la carriera dove l’ha iniziata. Ha lavorato in vari quotidiani e periodici (Paese sera, Corriere lombardo, Ore 12, L’Europeo, Annabella, Gente, Radiocorriere). Inviato di politica estera per il GR3 della RAI, ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, nelle sezioni italiane della BBC a Londra e della Deutschland Funk a Colonia. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); Post Scriptum, Prediche di un molisano inutile (Bene Comune Edizioni 2006), Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Moliseskine (Bene Comune Edizioni, 2016). Per le stesse Edizioni è in corso di pubblicazione Fare un giornale, diventare giornalisti, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori.

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