La politica in ostaggio

Ieri in Consiglio regionale si è discussa la mozione di sfiducia al presidente della Giunta

Tanto rumore per nulla. Come volevasi dimostrare, i cosiddetti “dissidenti” interni alla maggioranza, le due ex leghiste Aida Romagnuolo e Filomena Calenda, hanno raccolto volentieri i tozzi di pane che Toma ha lanciato loro e si sono definitivamente zittite, votando contro la mozione di sfiducia presentata congiuntamente, ma senza troppa convinzione, da PD e M5S.

È bastata la promessa dell’ingresso in Giunta della Romagnuolo da settembre per far rientrare i malumori delle due consigliere elette grazie a quel “fascismo del senso comune” (come lo definì Alessandro Portelli su Il Manifesto) mai sopito che Matteo Salvini è stato capace di mobilitare facendo leva sui disastri prodotti da trent’anni di politiche ultraliberiste.

Su questo si potrebbe aprire una parentesi – che rischieremmo però di non chiudere mai – sottolineando l’assenza di contenuti propriamente politici all’interno della maggioranza che formalmente governa questa regione. Ormai non si discute più di strategie e di modelli di sviluppo, ma nel migliore dei casi questo o quel provvedimento vengono utilizzati come pretesti per rivendicare una posizione migliore per sé.

Lo stesso discorso vale naturalmente per gli altri due consiglieri della maggioranza con mal di pancia: Andrea Di Lucente e Salvatore Micone. Questi ultimi, un po’ più smaliziati rispetto al tandem Romagnuolo-Calenda, tramano da tempo nell’ombra e pare che nelle settimane scorse abbiano avviato i contatti col vero presidente della Regione Aldo Patriciello, per configurare una nuova maggioranza in Consiglio che comprenda addirittura esponenti della minoranza (si parla di un ex fedelissimo di Frattura).

Comunque la sintesi politica più efficace dopo il voto di ieri è arrivata dal più accreditato tra gli oppositori di Toma e Patriciello, Michele Iorio, che nel suo intervento ha detto che l’attuale presidente della Giunta è passato da governatore a governato, sottolineando così il fatto che Toma è ormai oggetto di continui ricatti – in particolare dal momento in cui ha destituito i quattro “consiglieri surrogati” – da parte degli stessi consiglieri che sostengono l’esecutivo.

A pagare le spese – in tutti i sensi – dell’inefficienza dell’attuale governo regionale sono i cittadini molisani, ostaggio, a loro volta di un presidente alla Cimabue, per usare la felice espressione di Micaela Fanelli, che una ne fa e ne sbaglia due.

Paolo Di Lella88 Posts

Nato a Campobasso nel 1982. Ha studiato filosofia presso l'Università Cattolica di Milano. Appena tornato in Molise ha fondato, insieme ad altri collaboratori, il blog “Tratturi – Molise in movimento” con l'obiettivo di elaborare un’analisi complessiva dei vari problemi del Molise e di diffondere una maggiore consapevolezza delle loro connessioni. Dal 2015 è componente del Comitato scientifico di Glocale – Rivista molisana di storia e scienze sociali (rivista scientifica di 1a fascia), oltre che della segreteria di redazione. Dal 2013 è caporedattore de Il Bene Comune e coordinatore della redazione di IBC – Edizioni. È autore del volume “Sanità molisana. Caccia al tesoro pubblico”. È giornalista pubblicista dal 2014

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