Larino. Presentato il libro “La vite e il vino. Una storia enologica del Molise” di Sebastiano Di Maria

Ieri sera, presso la Sala Freda di Palazzo Ducale, IBC Edizioni di Campobasso ha presentato il volume che inaugura la collana “Humus”. Al tavolo dei relatori, oltre all’autore Sebastiano Di Maria, Antonio Ruggieri, direttore editoriale di IBC Edizioni, Marco Petrella, docente di Geografia dei prodotti locali, e Rossano Pazzagli, docente di Storia moderna, Storia del territorio e direttore della collana “Humus” inaugurata dal volume di Di Maria. A conclusione, una degustazione di vini delle “Cantine Angelo d’Uva” di Larino

La serata si è aperta con i saluti del Sindaco di Larino Giuseppe Puchetti, che ha detto: “Il libro di Sebastiano è un patrimonio per il territorio e per tutti noi. Il Molise deve crescere puntando anche sulla sua enograstronomia, sulle eccellenze legate alle attività agricole, in connubio con il nostro patrimonio archeologico e con il turismo”. Agganciandosi a quest’ultimo aspetto, ha poi ricordato che a giugno dell’anno prossimo Larino ospiterà il raduno europeo dei camperisti, un evento importante per far conoscere il territorio frentano e l’intero Molise.
Antonio Ruggieri, parlando della eco mediatica dopo l’articolo del New York Times dedicato al Molise, ha chiosato: “Questa regione ha bisogno di una visione e deve mettere a frutto le sue vocazioni suggestive che altri hanno apprezzato, ma non si può pretendere che siano gli altri ad agire per noi. Il libro di Sebastiano è il primo della nuova collana che abbiamo chiamato “Humus” rievocando lo strato fertile del terreno, che vuole operare una ricognizione ragionata della nostra cultura materiale. La riscoperta della Tintilia, grazie alla perizia dei nostri vitivinicoltori, è stata un eccezionale volano di promozione del nostro territorio; non basta produrre il vino; è importante il racconto che anticipa e accompagna ogni nostra produzione e noi dobbiamo imparare a governare la narrazione senza affidarla agli altri”.

Prendendo la parola, Marco Petrella si è focalizzato sulle fonti che l’autore ha utilizzato per il suo libro, e ha dichiarato: “In questo libro sono presenti fonti note, nuove fonti e una grande ricognizione di fonti storiche. In effetti, mancava una storia della vite e del Molise raccontata da chi non si definisce storico, ma conoscitore del territorio ed enologo. Si tratta, dunque, di una narrazione onesta, che non si abbandona alle interpretazioni, proponendo interrogativi interessanti. Il libro riporta esattamente quello che dice, offrendo spunti che possono essere ripresi e sviscerati da altre persone. Il tema è quello della vigna e del vino, che Sebastiano affronta non solo soffermandosi sugli aspetti meramente culturali, ma anche climatici. La Tintilia, autoctona e profondamente radicata sul territorio molisano, è protagonista di un racconto documentato. Questo libro è un invito ad approfondire il tema, perché la questione è ancora aperta”.

Rossano Pazzagli ha poi aggiunto: “È un bel libro, ben fatto, di peso, bello da vedere e da maneggiare. Si tratta di un libro di storia che ci esorta a guardare al presente e al futuro del nostro territorio, perché non è il canonico racconto storico che ricostruisce fatti che non ci appartengono. La minuziosa verifica delle fonti rende il lavoro serio e questo dona valore al volume, che diventa punto di orgoglio per l’intera comunità larinese e molisana. Sebastiano ha il merito di ricercare sempre il rapporto con il territorio, l’università, le imprese locali. Io ho individuato cinque significati e chiavi di lettura per questo libro: getta luce sul settore dell’economia del presente e del futuro; regala al Molise una sua storia della vite e del vino; inaugura la nuova collana “Humus” e quindi fa parte di un progetto culturale che ha l’obiettivo di piantare e coltivare semi in un quadro di generale declino della società; l’autore è un tecnico e un docente e, anche attraverso questo libro, ha il compito di ridare alla scuola quel valore ormai perso, di preparare persone, cittadini, e non solo futuri lavoratori; il fatto che la presentazione si svolga a Larino, che io definisco “piccola capitale del gusto” per l’intero Molise, ridona alla cittadina la giusta centralità che aveva in passato rispetto alla produzione di cereali, vino e olio, che sono i capisaldi della civiltà mediterranea. Ribadisco che il Molise può giocare il suo ruolo nella scala globale solo attraverso le sue specificità e questo testo regala conoscenza, genera coscienza e fiducia”.
Infine, Sebastiano Di Maria, dopo aver ringraziato Paolo Colesanti per aver messo a disposizione dal suo archivio familiare l’immagine di copertina e alcune foto inedite, attraverso la proiezione di immagini e documenti, ha fatto un excursus sulla storia della vite e del vino, precisando che l’anello di congiunzione tra la pianta e il prodotto è rappresentato dall’uomo. Nella ricostruzione storica ha messo in risalto il fatto che alcuni paesi del Molise, per la loro importanza rispetto alla coltivazione della vite, rientrano nelle fonti che gli storici hanno come punto di riferimento per i loro studi. Bellissime le immagini dei reperti utilizzati nell’antichità per contenere il vino e che sono stati rinvenuti anche a Larino. Parlando in maniera specifica della Tintilia, ha detto: “Questo vitigno era scomparso perché si è sempre preferito puntare sulla quantità e non sulla qualità. Il suo nome deriva dal termine spagnolo “tinto”, cioè rosso, ma questa origine non deve spaventare, perché il contadino molisano l’ha scelta perché era la qualità più coltivata. Si tratta di un vitigno che accumula molto zucchero ed è quindi molto alcolico e questo vuol dire una conservazione più lunga”.
La serata è terminata con la degustazione di vini gentilmente offerta dalle “Cantine Angelo D’Uva”, a cui va il nostro personale ringraziamento, ricordando che la famiglia D’Uva è stata la prima a riscoprire questo vitigno autoctono, riportandolo in auge con una produzione di Tintilia di altissima qualità, che fa grande il nome del Molise anche all’estero.

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