Per un’altra idea di mobilità

Abbiamo incontrato l’Assessore all’Ambiente del Comune di Campobasso Simone Cretella. Ha delineato quello che sta facendo e che vorrà fare il Capoluogo regionale per liberare il centro cittadino dalla morsa del traffico. Ha parlato poi di progetti allo studio per decongestionare le scuole che negli orari d’ingresso e d’uscita degli studenti sono attualmente del tutto fuori controllo

Buongiorno Assessore, dopo la riapertura delle scuole e con un ricorso sempre minore alla didattica a distanza, la quasi totalità degli studenti va portata a scuola.
Le chiedo come siamo organizzati nella città di Campobasso.

Innanzitutto buongiorno.
Siamo abbastanza fiduciosi perché siamo reduci dall’esperienza dell’anno scorso quando c’erano limiti più stringenti rispetto alle capienze degli autobus; quest’anno la capienza è all’80% e questo vuol dire che i mezzi viaggeranno quasi a pieno carico e dunque ipotizziamo di non avere grosse criticità. E’ chiaro che non bisogna accettare l’evenienza che su un autobus urbano possano salire 70-80 persone equivalenti all’80% della portata dell’autobus; questa è sicuramente un’anomalia che però il legislatore ha valutato, facendo in modo di non far bloccare l’intero sistema nazionale di trasporto pubblico.
Nel nostro caso, che portiamo gli studenti con gli autobus anziché per esempio in metropolitana, significa poter favorire il ricambio dell’aria con i finestrini aperti, unitamente ai tempi di percorrenza generalmente brevi, al di sotto del quarto d’ora.
Bisogna comunque indossare la mascherina e osservare le distanze prescritte; sono questi piccoli accorgimenti che possono assicurare una tranquilla permanenza sull’autobus ai nostri ragazzi.
Provo ad immaginare che saranno diffuse foto di persone molto ravvicinate sull’autobus come sono circolate l’anno scorso, ma d’altronde prevedere che una navetta da 110 posti possa essere riempita per l’80% vuol dire consentire che ci salgano per l’appunto 70-80 persone.

L’anno scorso emanaste una circolare che sconsigliava ai cittadini di utilizzare i mezzi pubblici; suona come l’ammissione che gli autobus campobassani servono solo ai pensionati invece che a studenti e lavoratori. Questo è successo solo a Campobasso, unitamente a una dichiarazione del sindaco Gravina; non è successo in nessuna altra parte d’Italia. Avete mai pensato di chiudere in traffico in via Scardocchia, in via Romano per esempio, dalle 8 alle 10 del mattino, in modo che gli studenti siano quasi costretti a muoversi con i mezzi pubblici che noi paghiamo per intero e che però sono utilizzati al 50%?

Ci sono molte cose da dire.
Innanzitutto sui provvedimenti dell’anno scorso, quando si prese atto, ed era una constatazione, che i pullman viaggiavano vuoti. Anche le decisioni a cui lei faceva riferimento furono assunte nella fase acuta della pandemia; è chiaro che adesso l’auspicio è quello di riprendere le attività regolarmente e in sicurezza. Il trasporto pubblico è un servizio essenziale che va garantito e il cui utilizzo va stimolato e anche qui ci sarebbe da dire tantissimo. Bisogna comunque dividere l’utenza in settori specifici, atteso che il lavoratore campobassano utilizza l’autobus pochissimo, con l’eccezione forse degli infermieri e degli operatori della sanità. Campobasso ha tragitti che durano mediamente meno di un quarto d’ora e quindi questo scoraggia l’utente, che fa prima ad andare a piedi.
Che il servizio pubblico non funzioni bene non è certo una cosa che io voglio nascondere, il problema è antico, viene da lontano ma ci stiamo lavorando.
Ci sono due cose in via di realizzazione in questi mesi: il Comune di Campobasso si sta dotando del piano urbano per la mobilità sostenibile che ruota intorno al trasporto pubblico urbano e stiamo aspettando che la società alla quale è stato commissionato il piano ce lo consegni; il piano naturalmente non risolverà tutti i problemi; per le città al di sotto dei 100.000 abitanti il piano non è indispensabile ma noi siamo riusciti ad averlo partecipando ad un bando pubblico; l’altra notizia è che entro l’anno – anche qui il covid ci ha fatto perdere tempo prezioso con procedure burocratiche lunghissime alle quali però un Ente pubblico non può derogare – contiamo di emanare il nuovo bando per l’affidamento del trasporto pubblico urbano e quello che metteremo a bando sarà un nuovo sistema di mobilità anche per gli autobus di città; queste sono state le indicazioni che abbiamo fornito ai redattori del bando.

Il problema è rivoluzionare il sistema.
Noi abbiamo autobus vuoti che percorrono la città da una parte all’altra; la nostra idea è quella di mettere a disposizione navette su percorsi circolari con piccole stazioni di interscambio con altri mezzi di mobilità o anche con altre navette per scendere da una e salire su un’altra.
Questa è l’idea che poi verrà dettagliata nella fase pratico-operativa.
Un autobus che parte dalla zona industriale ed arriva in via Carducci è una cosa che dovremo rivedere, così come il trasporto per le contrade e lì converrebbe piuttosto chiamare un taxi per la singola persona, piuttosto che far circolare un autobus semivuoto per la città.
L’amministrazione, che eredita un sistema di trasporto vecchio di 50 anni, e il gestore del servizio il cui affidamento è in scadenza, certo non ha interesse a rinnovare il parco autobus.
L’obiettivo del bando che stiamo per emanare è quello di rinnovare radicalmente il sistema di mobilità cittadina. Va fatto un grosso lavoro culturale sulla città; al cittadino bisogna spiegare che c’è il servizio di trasporto pubblico perché molti nemmeno lo sanno.
C’è ed è anche funzionale.

La convinzione diffusa è che l’autobus non si sa se passa e se passa fa ritardo.
Sì esatto, faccio prima con la macchina e con la macchina in 10 minuti si arriva dappertutto, per questo si preferisce il trasporto privato a quello pubblico.
Io credo che per per far lasciare l’auto a casa bisogna disincentivare l’automobilista impedendogli anche di circolare in alcune zone con riguardo particolare alle scuole; è una cosa che sto studiando da tempo quella di stabilire delle isole scolastiche per cui all’entrata e all’uscita degli alunni le macchine non dovrebbero potersi avvicinare.
Confesso in tutta onestà che questo è più facile soprattutto per quanto riguarda le scuole primarie e le medie inferiori frequentate dai più piccoli; per le superiori, i ragazzi che arrivano dai paesi vanno a scuola a piedi o in autobus, anche se con la pandemia abbiamo rilevato un aumento di accompagnamenti con mezzi privati anche per le superiori.
Per alcune scuole superiori, via Facchinetti, dov’è situato lo Scientifico, diventa difficile se non impossibile chiudere, perché si creerebbero delle barriere che cingerebbero pezzi di città, intralciando chi vi risiede o chi deve andare a lavorare.

Però in via Scardocchia dove ci sono tre licei, qualcosa bisognerebbe fare.
Poi c’è la piaga delle macchinine che si guidano senza patente, quelle sono impattanti e c’è stato un proliferare di queste macchinine perché i genitori non riescono ad accompagnare i figli per gli orari di lavoro e dalle 8 alle 9 l’ingresso a scuola diventa davvero terra di nessuno. L’architetto Stefano Boeri, in uno studio recente, parla delle città da 50.000 abitanti, distinguendo fra quelle servite dall’alta velocità e quelle che ne sono sguarnite; a Campobasso attualmente non c’è addirittura il treno, altro che alta velocità… Comunque lui ha disegnato una prospettiva per queste città secondo la quale l’auto propria deve servire solo ad uscire dalla città. Campobasso avrebbe bisogno di zone a traffico limitato; questa è una piaga antica che nemmeno voi siete riusciti a risolvere; le ztl aumenterebbero la velocità del mezzo pubblico visto che il pendolare per preferirlo lo deve trovare conveniente. Sotto le scuole, negli orari di ingresso e di uscita degli studenti, si potrebbero fare delle ztl; noi non riusciamo a fare neanche quelle in centro per la resistenza dei commercianti, ma una città come Campobasso meriterebbe qualche chilometro di ztl.
Adesso si comincia a parlare di ztl anche in periferia per renderla più vivibile, a misura di bambino e di pedone. Questo comporterebbe scelte coraggiose ed entrare in rotta di collisione con categorie che sono importanti e molto rappresentate; quindi è comprensibile la cautela per chi opera nella sua posizione, ma sono decisioni che ormai non possono essere rimandate ulteriormente, perché cambierebbero radicalmente il volto della città.  Pensi alle forniture, ai corrieri espresso a servizio delle attività commerciali; bisognerebbe agire con maggiore decisione scardinando le consuetudini radicate. Campobasso si sviluppa in larghezza e potrebbe facilmente risolvere i suoi problemi di congestionamento. Unitamente alle ztl bisognerebbe aumentare le tariffe dei parcheggi al centro e chiudere altre zone al traffico cittadino; tutto questo aiuterebbe a diminuire i tempi di percorrenza dei mezzi pubblici rendendoli convenienti.  Le chiedo se non adottate queste decisioni per mancanza di coraggio o per le resistenze che incontrerebbero; intanto in questa città non cambia mai nulla, a parte, finalmente, la decisione attesa da tempo di rifare il bando d’assegnazione del sistema di trasporto urbano.

Partiamo da via Scardocchia che è un vialone assai largo servito da marciapiedi e quindi tutto sommato lì il traffico scorre; io credo che il problema lo abbiamo in via Alfieri, alla Petrone, in via S. Antonio dei Lazzari dov’è la Colozza; ci sono dei budelli, degli imbuti dove il problema è grave addirittura dal punto di vista dell’incolumità fisica dei ragazzi che rischiano di essere investiti, ma il problema esiste anche sotto l’aspetto della salute, perché in quei budelli si respira veleno e questa cosa mi preoccupa molto.
Noi tutti siamo sempre giustamente attenti alla vulnerabilità degli edifici scolastici e poi non pensiamo al danno che provochiamo ai nostri figli per almeno 8 anni (elementari e medie) accompagnandoli con la macchina sotto alla scuola; questi ragazzi ogni giorno, per almeno mezz’ora, sono esposti ad danno del particolato da gas di scarico delle automobili.
Di questi problemi ho parlato spesso anche con il compianto dottor Sergio Zarrilli dell’ISDE (medici per l’ambiente), però poi bisogna fare i conti con la nostra realtà. Faccio un esempio: via Alfieri che è un mio cruccio, è un bel problema perché se io la chiudessi, costringerei 400, 500 automobili a fermarsi prima, ma non sappiamo dove, perché non abbiamo uno straccio di parcheggio nel raggio di 500 metri e io non posso dire ai genitori di farsi col figlio un paio di chilometri ogni mattina per portare i figli a scuola. Ci sono delle situazioni a imbuto come S.Antonio dei Lazzari, dov’è il complesso della Colozza. Anche qui chiudere significherebbe creare soluzioni di parcheggi nelle vicinanze. Non è il coraggio che manca, si tratta semplicemente di prendere atto di alcune criticità che nella città sono oggettive. Io sarei d’accordo a chiudere tutto il centro di Campobasso al traffico, però al cittadino che viene da via XXIV maggio e vuole andare per il Corso devo dare la possibilità di lasciare la macchina da qualche parte. Abbiamo in programma di costruire un parcheggio multipiano alla stazione e un altro sempre a più piani in Piazza della Repubblica, questi sono i progetti della nostra Amministrazione.

Potreste subito però partire dalle scuole come si fa in altre città dove negli orari d’ingresso e di uscita si vieta il traffico…

Noi abbiamo analizzato tutte le scuole di Campobasso; prendiamo la Jovine in via Friuli Venezia Giulia, lì se chiudessimo creeremmo problemi invece di risolverli, perché le macchine si fermano il tempo necessario per far scendere il bambino e poi ripartono. Il tema è questo: attualmente la macchina si avvicina, lascia il bambino e poi riparte, se noi costringiamo l’automobile a fermarsi dobbiamo creare un parcheggio adeguato. Allora il problema sta nella progettazione delle scuole; bisogna fare un lavoro urbanistico e creare parcheggi a raggiera, diversi parcheggi non uno solo.
Con piccoli parcheggi da 30 posti disposti intorno al centro cittadino noi diluiremmo la concentrazione di automobili e avremmo l’effetto che per arrivare nel centro cittadino non si dovrebbe confluire tutti in un unico punto come accade oggi. Per le scuole i genitori che accompagnano i figli li vogliono vedere entrare nell’istituto, perché c’è da dire che anche la sicurezza non è più quella di 40 anni fa e non è facile trovare bambini che a 6 -7 anni escono da soli da casa per andare a scuola.  Se poi si considera il fatto che non c’è più la scuola di quartiere, neanche per le elementari e per le medie e quindi da Mascione si va alla zona industriale, da San Giovanni si va al CEP perché lì c’è la maestra che si apprezza, con l’aggiunta della questione della sicurezza degli edifici per cui molte scelte vengono operate dalle famiglie verso l’edificio più moderno e sicuro, che si raggiunge anche se non è vicino alla zona di residenza della famiglia.
Prima si andava a piedi alla scuola di prossimità e quindi non c’erano le tremila macchine che si spostano ogni mattina, ma oggi ce le abbiamo e tutto questo crea ulteriore congestionamento, difficile da gestire.
Uno studio lo abbiamo fatto sulla scuola Colozza e attualmente è in fase di valutazione.
La Colozza è una specie di emergenza perché lì abbiamo la scuola media, più la scuola elementare in un budello strettissimo con la strada che attraversa via S.Antonio dei Lazzari con via Insorti d’Ungheria e soprattutto in una zona di passaggio per la Questura, la Guardia di Finanza, Equitalia, l’Agenzia delle entrate; insomma, una zona congestionata dove si creano ingorghi che rendono difficile e pericoloso il passaggio a piedi anche perché mancano i marciapiedi. Ho ipotizzato l’istituzione di una “strada scolastica” chiusa al traffico, ma mi sono stati presentati una serie di problemi che potrebbero determinarsi, perché rimarrebbe aperta un’unica strada e i problemi potrebbero essere gravissimi per il traffico della zona.
La situazione la stiamo valutando però, perché quella zona presenta diversi parcheggi nel raggio di 200 metri anche di tipo residenziale: Parco dei Pini, il bocciodromo, il supermercato; insomma ci sono delle zone sparpagliate intorno alla scuola che consentirebbero di chiuderla al traffico. E’ una cosa che stiamo valutando molto attentamente, perché non vorremmo creare problemi più grandi di quelli che ci prefiggiamo di risolvere.

Insomma, avete da fare.
La ringraziamo per averci concesso questa intervista ma possiamo prendere l’impegno già da subito per farne un’altra di aggiornamento quando prima.

Io sono sempre a completa disposizione; abbiamo cominciato con la riapertura delle scuole per le quali abbiamo predisposto la regolarità del servizio; abbiamo il problema del Liceo Scientifico Romita, che da quando è stato spostato in periferia ha la necessità di trasporto e abbiamo disposto 3 navette che partono contemporaneamente dal Terminal degli autobus per il Liceo Scientifico e facciamo partire le navette insieme per evitare l’assembramento sull’ultima, che sarebbe preferita dagli studenti nel tentativo di arrivare all’ultimo minuto a scuola; abbiamo emesso l’ordinanza come l’anno scorso che consente alle corse extraurbane, quelle aggiuntive predisposte per il trasporto scolastico, di poter entrare in città su un percorso che va da via Scardocchia, a via Manzoni a via Monsignor Bologna, a via Novelli, per tornare al Terminal. In questo modo diamo ai ragazzi la possibilità di scendere in prossimità delle scuole e di arrivarci a piedi; cerchiamo così di decongestionare anche il Terminal.  Naturalmente la soluzione è sperimentale e siamo disponibili ad adottare qualsiasi accorgimento migliorativo che ci venisse suggerito.

Grazie ancora per la disponibilità e arrivederci a presto.

Carmine Mastropaolo6 Posts

Carmine Mastropaolo, nato a Campobasso nel 1960. Frequenta la facoltà di Agraria di Portici e poi, dopo il terremoto del 1980, quella di Pisa. Ferroviere dal 1985, torna in Molise nel 1997. Segretario generale della Uil Trasporti Molise dal 2006. Collabora al mensile Il Bene Comune dal 2010, occupandosi di trasporti e ambiente.

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